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Displayed below are some selected recent viaLibri matches for books published in 1590

        Horologia ferrea. Rota aequa ferrea aetherisq. voluitur, recludit aeque et haec et illa tempora.

      1590 c.. Incisione in rame a bulino, mm 200x268. Firmata in lastra "Ioan Stradanus invent." E "Phls Galle excud.". Ottima impressione su carta vergata. Tavola 5 da "Nova Reperta", celebre serie di venti incisioni da soggetti di Jan Van der Straet detto Stradano, incise da Galle, che fu allievo di H. Cock. Le incisioni raffigurano le più importanti scoperte ed invenzioni del Rinascimento e risultano le più ambite fra le moltissime create da Stradano, per la ricchezza ed esaustività delle scene e l'importanza iconografica dei soggetti. Raffigura una scena di produzione di orologi meccanici, grande scoperta tecnica del Rinascimento. In perfetto stato di conservazione con ampi margini. Le Blanc, Vol. II, p. 265

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Perini s.a.s.]
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        Impressio Librorum. Potest ut una vox capi aure plurima: Linunt ita una scripta mille paginas.

      1590 c.. Incisione in rame a bulino, mm 205x270. Ottima impressione su carta vergata. Firmata in lastra "Ioan Stradanus invent." e "Phls Galle excud.". Tavola 4, numerata in basso a sin., dell'opera "Nova Reperta", celebre serie di venti incisioni da soggetti di Jan Van der Straet detto Stradano, incise da Galle, che fu allievo di H. Cock. Le incisioni raffigurano le più importanti scoperte ed invenzioni del Rinascimento e risultano le più ambite fra le moltissime create da Stradano, per la ricchezza ed esaustività delle scene e l'importanza iconografica dei soggetti. Questa tavola rappresenta l'officina tipografica, ricca di particolari in primo piano si evidenzia la fase della composizione e torchiatura, senza dubbio di grandissima suggestione. In perfetto stato di conservazione con ampi margini. Le Blanc, Vol. II, p. 265

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Perini s.a.s.]
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        Carte dei quattro continenti

      1590. Suite raffigurante i 4 continenti, finemente incisi ad acquaforte e bulino, databili al 1590/95 ca. La carta dell'Asia è firmata in lastra, in basso a sinistra. Magnifiche prove, ricche di toni, impresse su carta vergata coeva con filigrana "ancora in un cerchio sormontato da fiore" con relativa contromarca (Briquet 571, Woodward 178), ampi margini, in perfetto stato di conservazione Le mappe, secondo Philip Burden e Richard Betz, sono databili al 1605 e derivano chiaramente da quelle pubblicate nella Universale Fabrica del Mondo di Giovanni Lorenzo Anania, Venezia 1582. Si differenziano principalmente per dimensione e per scala di gradazione. Tuttavia ci permettiamo di discordare dalla datazione attribuita da Burden e Betz, ritenendo queste opere del Rosaccio databili al periodo 1590/95. Le mappe erano infatti accompagnate dalla carta del mondo che Rodney Shirley include tra quelle aggiunte nella nuova ristampa di The Mapping of the World, elencandone un solo esemplare conosciuto, che si trova nella Biblioteca Municipale di Grenoble. Shirley data la mappa all'ultimo decennio del XVI secolo. A conclusione dello studio su questo inusuale gruppo cartografico, possiamo evidenziare che questo set rappresenta una prima stesura del Rosaccio per la realizzazione delle carte successivamente inserite nella sua Geografia ed anche nelle Relationi Universali del Botero. Le opere, probabilmente realizzate in pochissimi esemplari, non furono mai inserite in nessuna pubblicazione, e si presentano su fogli intonsi, a pieni margini, stampate su carta con filigrana che il Briquet indica fabbricata a Verona intorno al 1583, ed il Woodward riscontra in altre mappe del periodo 1580 e 1594. Diverse sono anche le dimensioni delle lastre, ma questo probabilmente perché gli studiosi si sono trovati ad esaminare esemplari rifilati all'interno del rame. Giuseppe Rosaccio, medico e geografo, è noto per alcune opere geografiche e cosmografiche, che, sebbene di non gran mole, gli procurarono qualche fama e furono più volte ristampate. Tra esse il Teatro del Cielo e della Terra (Venezia 1595), il Mondo e le sue parti, cioè Europa, Affrica, Asia et America (Verona 1596), il Microcosmo (Firenze 1600), il Mondo elementare e celeste (Treviso 1604), il Discorso sulla nobiltà ed eccellenza della Terra (Firenze, s. a.). Egli curò anche un'edizione della Geografia di Tolomeo, stampata a Venezia nel 1599, corredandola con alcuni Discorsi e 42 tavole nuove. Set omogeneo, di straordinaria rarità. " - EARLY ISSUE, UNRECORDED - Suite depicting the 4 continents, finely etched with etching and engraving, dating to 1590/95 approx. The map of Asia is signed in the plate, lower left. Magnificent proofs, rich tones, printed on contemporary laid paper with watermark ""still in a circle surmounted by flower"" with the countermark (Briquet 571, 178 Woodward), wide margins, in perfect condition The maps, according to Philip Burden and Richard Betz, can be dated back to 1605 and are clearly derived from that published in the Universale Fabrica del Mondo by Giovanni Lorenzo Anania, Venice 1582. They differ mainly in size and scale of gradation. However, we would disagree on the dating attributed by Burden and Betz, considering these works of Rosaccio dating from the period 1590/95. The maps were in fact accompanied by a map of the world that includes Rodney Shirley among those added to the new reissue of The Mapping of the World, listing only known specimen, which is located in the Municipal Library of Grenoble. Shirley dated the map at the last decade of the sixteenth century. At the conclusion of the study of this unusual maps, we can that describe this set is a first issue of Rosaccio's maps later incorporated in his Geography and also in the Relationi Universali by Botero. The works, probably made in a few examples, were never included in any publication, and are on uncut sheets, with full margins, printed on paper with a watermark that indicates Briquet manufactured in Verona around 1583, and Woodward found in other maps of the period 1580 to 1594. There are also different sizes of plates, but this is probably because scholars have found to examine specimens trimmed in copper. Homogeneous set of extraordinary rarity." Venezia Venice Burden, The Mapping of North America, 149; Shirley, The Mapping of the World, 174A, Betz, The Mapping of Africa, 51; Briquet, Les Filigranes, 571. Dimensioni circa 210x260.

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Gli esploratori ebrei ritornano dalla terra di Canaan.

      - Incisione in rame all'acquaforte e a bulino, b/n, XVI sec. (1590 ca.), cm 40 x 51,5 (alla lastra), didascalie al margine inferiore. Da una invenzione di Martin de Vos, la tavola appartiene a una Bibbia ed è stata pubblicata da J. Visscher, come si legge dal monogramma; anonimo l'incisore (nordico) del XVI secolo che l'ha realizzata. La si trova catalogata anche con il titolo "Il grappolo d’uva miracolosa". Stretti margini laterali ma bell’esemplare in bell'inchiostratura.

      [Bookseller: BOTTEGHINA D'ARTE GALLERIA KÚPROS]
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        Magnum Pietatis Opus

      1590. Bulino, 1590 ca., privo di firma e dati editoriali. Sulla nuvola, corre l'iscrizione "Magnum Pietatis Opus"; in basso a destra, la notizia del privilegio. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva co filigrana "scudo con santo inginocchiato", rifilata al rame, in perfetto stato di conservazione. Della rappresentazione del Corpus Christi sorretto, Cherubino si occupò in quattro incisioni: la Pietà con un Angelo in piedi (TIB, 34, 139.21); la Pietà di Michelangelo del duomo di Firenze (TIB,34,141.23); Dio Padre con il Corpo di Cristo, da Taddeo Zuccaro (TIB, 34,140,22) e la presente "Magnum Pietatis Opus". Tutt'e quattro le incisioni hanno singoli elementi connessi con un disegno del Cherubino, conservato a Roma presso l'Istituto centrale per la Grafica, inv: F.N. 2884, che è un modello per una Pietà degli Angeli, in cui un Angelo sorregge il corpo di Cristo, mentre gli altri due mostrano gli strumenti della Passione, ovvero la colonna, la croce, la corona di spine e la spugna. Del disegno romano, questa incisione riprende il motivo delle grandi ali spiegate e la parte superiore del corpo di Gesù. "Engraving, 1590 circa, lettered on cloud 'Magnum Pietatis Opus' and below right 'Cum Privilegio Summi Pontificis' A great impression, printed on contemporary laid paper, trimmed to the platemark, very good condition. Cherubino treated the representation of Corpus Christi supported in four engraving: the An angel standing on a cloud supporting the dead Christ (TIB, 34, 139.21); The Pieta after the statue by Michelangelo in Florence (TIB, 34,141.23); God the Father with the Body of Christ after Taddeo Zuccaro (TIB, 34, 140, 22) and this ""Pietatis Magnum Opus"". All four engravings have individual elements associated with a Cherubino's drawing, kept in Rome at the All four recordings have the individual elements associated with a cherub design, kept in Rome at the National Cabinet of Prints at the Foreign Ministry, inv: F.N. 2884, which is a model for a Pieta of the Angels, in which an angel supports the body of Christ, while the other two show the instruments of the Passion, which is the column, the cross, the crown of thorns and the sponge., inv: F.N. 2884, which is a model for a Pieta of the Angels, in which an angel supports the body of Christ, while the other two show the instruments of the Passion, which is the column, the cross, the crown of thorns and the sponge. This engraving resumes the elements of the large wings spread and the upper part of the body of Jesus, occurring in the Roman drawing." Bartsch XVII.53.10; TIB, 34, p. 139, n. 21; Hermann - Fiore, Disegni degli Alberti, p. 108 n.51 243 356

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Serravallum Celeberrimum Marchiae Tarvisinae in acro foro Juliensi opp.

      1590. Bella ed importante veduta di Serravalle, in coloritura coeva con carta leggermente brunita. Al retro testo in francese.Rif.: "Ceneda e Serravalle nelle antiche stampe" di Alessandro D'Assié, pagg 28 - 32 mm 330x480

      [Bookseller: Libreria Trippini Sergio]
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        Universalis Orbis Descriptio....

      1590. Carta del mondo tratta dal rarissimo Opusculum Geographicum Rarum, edito ad Ingolstadt nel 1590. La carta deriva dal modello del Gastaldi ed il Myritius può essere descritto come l'ultimo cartografo che rappresenta le coste settentrionali di Asia ed America unite. La mappa è circondata da 16 putti che soffiano in rappresentazione dei venti, ed è circondata da una cornice decorativa. Xilografia, esemplare leggermente rifilato ai lati, per il resto in eccellente stato di conservazione. Rara. "A very rare map of the world taken from ""Opusculum Geographicum Rarum"". Myritius has been described as perhaps the last of the geographers to accept without question the connection of North America with Asia" - - Portraits of The World. The connection of Asia and America is most prevalent on earlier Italian Gastaldi - type world maps, and Shirley notes that the choice of place names on the Myritius also points to reliance on an Italian rather than a Dutch source. Also of significance, "in the extreme south on the map, we now see something new - - an imaginary continent stretching across the pole. Mercator believed a continent would be found there and his theory was blindingly accepted and duplicated on maps for over 100 years" - Portraits of The World. Published in Ingolstadt, Germany in 1590, this handsome oval map is surrounded by sixteen cherubic windheads inside of a heavy decorative border. Only one edition of the map is known, although a proof copy, with lower left and right panels blank, is mentioned by Shirley." Ingolstadt Ingolstadt Shirley, The Mapping of The World, #175; Portraits of The World, #7, pp. 10 - 11. 400 270

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Ritratto di papa Clemente VIII

      1590. Acquaforte, circa 1580/90, priva di firma. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "scudo con stella", con sottili margini, in perfetto stato di conservazione. L'incisione mostra Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini (1536 - 1605) ritratto di tre quarti, seduto con la mano destra appoggiata al bracciolo della sedia e l'anello del pescatore ben visibile, mentre con la sinistra tiene un libro, l'indice tra le pagine per non perdere il segno. In alto a destra campeggia il suo stemma: una banda doppiomerlata accostata da sei stelle a otto punte. Nel margine corre l'iscrizione Clemente VIII Papa Florentinus. Sebbene fosse nato a Fano, la famiglia Aldobrandini era originaria di Firenze e suo padre, un noto avvocato, costretto a lasciare la città per dissapori coi Medici. Ippolito Albobrandini fu eletto al soglio pontificio, dopo 20 giorni di conclave, il 30 gennaio 1592. Il suo pontificato durò 13 anni, fino alla sua morte nel 1605. Sotto il suo pontificato fu condannato al rogo Giordano Bruno. L'incisione è stilisticamente affine al ritratto precedente, che ritrae Pio IV, su cui è riportato il nome di Nicolas van Aelst come editore, a cui, pertanto, attribuiamo anche quest'acquaforte. Opera non descritta dai repertori consultati. Rarissima. Etching and engraving, circa 1580/90, without signature. A fine impression, printed on contemporary laid paper with "shield with star" watermark, with small margins, perfect conditions. The engraving shows Clement VIII, born Ippolito Aldobrandini (1536 - 1605), portrait of three quarters, sitting with his right hand resting on the arm of the chair and the fisherman's ring clearly visible, while his left hand holding a book , the ' index the pages to not miss the sign. In the upper right stands his coat of arms: a band double crenellated approached by six eight - pointed stars. In the margin runs the inscription Florentinus Pope Clement VIII . Although he was born in Fano, the Aldobrandini family was originally from Florence and her father, a prominent lawyer , who was forced to leave the city to disagreements with the Medici. Ippolito Albobrandini was elected to the papacy , after 20 days of conclave , January 30, 1592. His pontificate lasted 13 years, until his death in 1605. Under his pontificate, was condemned to the stake Giordano Bruno. The work is stylistically similar to the previous portrait , which depicts Pius IV , on which is written the name of Nicolas van Aelst as a publisher, to whom, therefore, we also attribute this one. An extremely rare work, not described by the repertoires consulted. 355 475

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        La Carità indica a San Girolamo la Santissima Trinità

      1590. "Bulino, 1590, datato in lastra in basso a destra. Da Federico Zuccari e attribuita ad Aliprando Caprioli. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, piccolo restauro perfettamente eseguito in basso a destra, in ottimo stato di conservazione. All'interno dell'immagine, in basso a sinistra ""Federicus zuccarus in. et pinxit pro Rege Catholico a lescuriale"". In alto, sulla centinatura, due versi in italiano e, nel margine inferiore, due versi in latino. L'incisione riproduce uno dei dipinti di Federico Zuccari destinato alle facce interne degli sportelli dell'armadio reliquario dedicato a san Girolamo in San Lorenzo all'Escorial. L'immagine, infatti, riflette con esattezza quanto lo Zuccari scrive in una lettera del maggio 1586, inviata dall'Escorial ad un amico non identificato a proposito di tale decorazione. Il progetto iconografico, che comprendeva anche la decorazione delle facce esterne, fu commissionato da Filippo II, re di Spagna, nel 1585. I dipinti, sia delle facce esterne che interne, furono completamente ridipinti per volontà del re, poco dopo il rientro di Zuccari in Italia - avvenuto nel 1589 - perché non soddisfatto dell'iconografia innovatrice dell'artista. Dalla letteratura sulle decorazioni dell'Escorial, risulta che il pittore Juan Gomez venne incaricato di riportare le raffigurazioni in una forma più tradizionale. La ricca composizione, minuziosamente descritta nella lettera autografa dello Zuccari, raffigura a destra S. Girolamo, accompagnato da tra angeli, nello studio il quale "...scrivendo sopra la passione del Salvatore sta meditando la causa particolare che mosse Iddio Padre a mandar l'unigenito suo Figliuolo in terra a redimere l'umana natura con tanto patire. In questa meditazione figuro che se li rappresenti avanti la Carità in atto e gesto che ella li dice: io sono quella che ha mosso Iddio e fatto scendere Cristo di cielo in terra, così questa figura in abito di Matrona honesta e santa, con una mano sul petto e con l'altra gli addita il Cristo morto portato in aria da alcuni angioli...". Ai piedi della Carità, sono tre amorini che giocano con il leone di S. Girolamo che "...deposta la ferocità e terribililità sua si lascia toccare...dimostrazione che il nostro Iddio non è più Iddio d'ira e di vendetta, ma di amore di pace e carità e grazia." L'incisione è datata in Roma 1590, presso "Sta. formis" ossia da forme di Johann Staetius, stampatore di Amsterdam, attivo a Roma all'incirca dal 1576. Essa costituisce la prova che il pittore subito dopo il suo rientro in Italia, nel 1589, volle affidare a un incisore di fiducia il disegno nel quale aveva composto in una sola immagine la scena di San Girolamo nello studio che nel dipinto all'Escorial aveva dovuto scindere in due parti. Rimane dubbio se Zuccari a quel momento fosse già a conoscenza del nuovo progetto di Filippo II, oppure no. Nel primo caso, il ricorso all'incisione potrebbe interpretarsi come un atto autodifensivo, per garantire memoria visiva alla propria invenzione. Oppure, se non aveva sentore del mutato parere del re, affidare il disegno alle stampe poteva semplicemente rispondere alla volontà dell'artista di divulgare la sua opera. Da chiedersi se l'incisore - secondo la Borea della cerchia di Philippe Tomassin e di Alibrandi Caprioli - abbia optato per non firmarsi perché temesse possibili reazioni del Sant'Uffizio, data la discutibile ortodossia della rappresentazione. Magnifico esemplare di questa rara opera - " "Engraving, 1590, after Federico Zuccari. Ascribed at Aliprando Caprioli. Lettered at top with verses in Italian, and below with verses in Latin; and with ""Federicus zuccarus in. et pinxit pro Rege Catholico a lescuriale"" and ""Sta. For. Ro. 1590"". A great impression, on contemporary laid paper, trimmed to the platemark, small repaired tear at the lower right, otherwise very good condition. The engraving reproduces one of Federico Zuccari paintings for the internal faces of the reliquary dedicated to St. Jerome, at the Escorial. The image, in fact, reflects exactly what Zuccari writes in a letter, dated May 1586, sent from l'Escorial to an unidentified friend about this decoration. The iconographic project, was commissioned by Philip II, king of Spain, in 1585. The commissions that awaited him were the most prestigious that Philip II could bestow: the high altar and flanking reliquary altars in the Basilica as well as the frescoes in the Great Cloister of San Lorenzo el Real. Unfortunately, this outpouring of Italian invenzione was not what Philip II had in mind for so solemn a dynastic setting, where iconographic correctness and exemplary devotion took precedence over more strictly artistic concerns. The less than mediocre Spanish painter Juan Gomez, ""whose contribution to the Escorial consisted largely in 'correcting' paintings which displeased the king,"" was soon set to work in covering over Zuccaro's aestheticizing self - indulgences. A scene depicts S. Jerome in a cleric's study, who writes in a book supported by angels, while looking at a figure of Faith with a lion and cherubs, who points up towards a vision of the dead Christ supported by angels beneath the Cross, a composition with an arched top. The engraving is dated Rome 1590, at ""Sta. formis "" i.e., published by Johann Statius, a printmaker from Amsterdam, active in Rome from about 1576. That is the evidence that the painter shortly after his return to Italy, in 1589, wanted to entrust to an engraver the drawing in which he had composed in one picture the scene of San Girolamo in the study, image that in the painting at the Escorial he had had divided into two parts. It is doubtful whether Zuccari at that time was already aware of the new project of Philip II, or not. In the first case, the publication of the engraving could be interpreted as an act self - defensive, to ensure visual memory to his invention; or the publication simply responded to the artist's desire to divulge his work The engraver is anonymous. According Borea, maybe the engraver - a scholar of Philippe Tomassin or Aliprando Caprioli - chose to not sign because he feared the possible reactions of the Holy Office, due to the questionable orthodoxy of the representation." E. Borea, Disegno, giudizio e bella maniera, p. 118, n. 65 260 440

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Cristo porta la Croce

      1590. Bulino, 1590 circa, firmato in lastra in basso. Da un soggetto di Albrecht Dürer. Esemplare nel primo stato di due, avanti l'indirizzo di Hubertus Caijmox e la data 1590. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva con filigrana "stemma con grappolo d'uva", rifilata al rame o con sottili margini, in ottimo stato di conservazione. Aegidius Sadeler, noto anche con il nome di italianizzato di Egidio o come Gilles, era pittore, incisore e un importante manierista, sicuramente l'esponente più importante della dinastia dei Sadeler. Dopo essersi trasferito a Colonia durante l'infanzia (circa 1579), e poi a Monaco di Baviera (circa 1588), si reca in Italia, lavorando a Roma (1593), Verona e probabilmente Venezia (1595 - 1597). Dopo un viaggio a Napoli, si trasferisce a Praga nel 1597, dove trascorse il resto della sua vita, per lo più impiegato alla corte dell'imperatore Rodolfo II, con Bartholomäus Spranger, di cui divenne il migliore traduttore. Opera giovanile di Aegidius Sadeler, relativo al periodo trascorso tra Monaco e Norimberga. Bellissimo foglio, raro negli esemplari di primo stato. "Engraving, circa 1590, signed on plate. After Albrecht Dürer. Example in the first state of two, with the address of Hubertus Caijmox and the date 1590. A magnificent impression, rich in tone, printed on contemporary laid paper with watermark ""coat of arms with bunch of grapes"", trimmed to the platemark or with thin margins, in excellent condition. Aegidius Sadeler, also known as Gilles, was a painter, printmaker and an important Mannerist, surely the most important exponent of the dynasty of Sadeler. After moving to Cologne in childhood (about 1579), and then in Monaco of Bavaria (about 1588), he went to Italy, working in Rome (1593), and probably Verona Venice (1595 - 1597). After a trip to Naples, he moved to Prague in 1597, where he spent the rest of his life, mostly at the court of Emperor Rudolf II. In Prague became the best translator Bartholomäus Spranger. Early work of Aegidius Sadeler on the period between Monaco and Nuremberg. Beautiful and rare example of the first state." Hollstein 50 I/II; Wurzbach 30. 353 453

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        RHOTOMAGUS Galliae Lugdunensis ad Sequanam Flu. Opp. vulgo Rouen.

      Cologne, circa 1590. - Gravure à belles marges (40 x 54 cm), rehaussée en couleurs avec texte en latin au dos. Plan de Rouen au XVIeme, tiré de la "Civitates orbis terrarum" de Georges Braun et gravé par Hogenberg, paru vers 1590. Les personnages au premier plan portent les costumes du temps.

      [Bookseller: Librairie BERTRAN]
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        Sepolcro di Gregorio XIII in San Pietro

      1590. Bulino, circa 1590. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame ed applicata su antico supporto di collezione, leggere tracce di piega centrale, per il resto in ottimo stato di conservazione. Attribuita per motivi stilistici al Greuter, in quanto l'opera, rarissima e non citata dalle bibliografie, non è firmata. Dimensioni 330x430. Engraving, 1590 circa. Magnificent work, rich in shades, printed on contemporary laid paper and laid on collector's paper, light signs of centrefold, otherwise in good condition. Ascribed for stylistic reason to Greuter for the work, very rare and never mentioned in any bibliographies, is not signed.Dimensioni 330x430.

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Sculptura in aes. Sculptor nova arte, bracteata in lamina/Scalpit figuras, atque praelis imprimit.

      1590 c.. Incisione in rame a bulino, mm 205x270. Ottima impressione su carta vergata. Firmata in lastra "Ioan Stradanus invent." e "Phls Galle excud.". Tavola 19 della serie "Nova Reperta", celebre suite di venti incisioni da soggetti di Jan Van der Straet detto Stradano, incise da Galle, che fu allievo di H. Cock. Le incisioni raffigurano le più importanti scoperte ed invenzioni del Rinascimento e risultano le più ambite fra le moltissime create da Stradano, per la ricchezza ed esaustività delle scene e l'importanza iconografica dei soggetti. Dedicata all'arte incisoria, ricca di particolari raffigura una bottega in piena attività: in primo piano si evidenzia la fase dell'incisione sulle lamine di metallo e subito dopo la messa in stampa, senza dubbio di grandissima suggestione, mentre sul fondo vengono appesi i fogli ad asciugare. In perfetto stato di conservazione con ampi margini. Le Blanc, Vol. II, p. 265

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Perini s.a.s.]
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        Pulvius pyrius. Manu quati tonitrua fulmina/Datum videtur inferis ab invidis.

      1590 c.. Incisione in rame a bulino, mm 200x268. Firmata in lastra "Ioan Stradanus invent." e "Ioan. Collaert Sculp.". Ottima impressione su carta vergata. Tavola 18 da "Nova Reperta", celebre serie di venti incisioni da soggetti di Jan Van der Straet detto Stradano, incise da Galle, che fu allievo di H. Cock. Le incisioni raffigurano le più importanti scoperte ed invenzioni del Rinascimento e risultano le più ambite fra le moltissime create da Stradano, per la ricchezza ed esaustività delle scene e l'importanza iconografica dei soggetti. Raffigura Amerigo Vespucci che, sceso a terra, misura l'altezza della croce del sud. Nella parte sinistra un riquadro riporta due terzine di Dante, tradotte anche in latino, su cui campeggia il ritratto del sommo poeta entro ovale. In perfetto stato di conservazione con ampi margini. Le Blanc, Vol. II, p. 265

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Perini s.a.s.]
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        Habiti Antichi, et Moderni di diverse parti del Mondo. Libri Due, fatti da Cesare Vecellio, e con Discorsi da Lui dichiarati. In Venetia, presso Damian Zenaro, 1590

      Zenaro Damiano, 1590. in - 8 (194x128 mm), ff. (24), 499 num. (senza ultimo bianco), testo in caratt. tondo e corsivo. Dedica dell'autore al Conte Pietro Montalbano. Bella legatura d'amatore d'inizio XX secolo in pieno marocchino rosso, dorso a nervi con tit. oro, tagli dor., dentelle int. (di Trautz - Bauzonnet). Numerose iniziali. silogr., titolo racchiuso in bordura silogr. figurata, 5 tipiche vedute di Venezia, 413 splendide silografie a p. pag. raffiguranti costumi di tutto il mondo, compresi molti inerenti all'Africa ed al Nuovo Mondo, tutti racchiusi entro eleganti variate bordure ornamentali, disegnati da Cesare Vecellio ed incisi in legno da Christoforo Chriegher. Prima rara edizione, in seguito più volte ristampata. E' divisa in due parti, la prima titola ''Habiti, costumi et usanze di tutta l'Europa, e particolarmente dell'Italia cominciando da Romani così antichi che moderni'' con 349 illustraz.; la seconda titola ''Abiti, costumi et usanze dell'Asia, et dell'Africa da' confini della Grecia fino al Regno della Cina'' con 64 figure. Opera di straordinario interesse grafico, artistico e storico, essendo una specie di ''summa'' delle conoscenze sul costume dell'epoca rinascimentale. Cesare Vecellio (ca. 1521 - 1601, nipote e discepolo prediletto di Tiziano) è noto per avere dipinto le rilegature dei volumi della celebre biblioteca formata a Casteldardo presso Belluno da Odorico Pillone (1506 - 1594) e da suo figlio Giorgio. Bellissimo esemplare a grandi margini, in artistica legatura firmata.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Pregliasco]
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        Ischia, quae olim Aenaria. Ab Aeneae classe hic appulsa sic nominata

      1590. "Meravigliosa mappa dell'isola di Ischia tratta dal ""Theatrum Orbis Terrarum"" di Ortelius, dove viene inserita per la prima volta nel 1590. La carta è la prima derivazione della mappa di Mario Cartaro e Giulio Iasolino del 1588, il primo rilievo dell'isola, edita a Napoli da Giuseppe Cacchi nel 1588. Giulio Iasolino è medico e scienziato calabrese, originario di Monteleone Calabro, autore di diversi trattati di anatomia. Il De rimedi costituisce il suo lavoro più importante, alla quale deve la sua fama. Esemplare in bellissima coloritura coeva ed in perfetto stato di conservazione." Ischia from the 'Theatrum orbis terrarum.' The map is based a map engraved by Mario Cartario, in a book about Ischia written by Guilio Iasolino in 1568. A fine contemporary colour example, perfect conditions. Anversa Antwerpen Van der Krogt 3, 7550:31; M. Van den Broecke "Ortelius Atlas Maps" (2011), n. 142 485 365

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Concetti scritturali intorno al Miserere... Spiegati in xxxiii. lettioni. Le quali furono lette dall'istesso nel Tempio della Nontiata di Napoli, l'Anno 1583. Con l'applicazione di molte Feste correnti, con le sue figure, massimamente di tutto l'Avvento... Aggiuntovi di nuovo il Trionfo della Croce dello stesso Auttore.

      G.B. Bonfadino, 1590. Cm. 15,5, pp. (16) 550 (20). Marchio tipografico al frontespizio, ripetuto al colophon. Capolettera, testate e finalini, due incisioni a piena pagina e 18 figure nel testo (ad un terzo di pagina). Il tutto in xilografia. Solida legatura del tempo in piena pergamena rigida con titoli ms. al dorso. Esemplare genuino e ben conservato. Ex libris Marini. L'autore, nativo di Vicenza, fu canonico lateranense.

      [Bookseller: Studio Bibliografico Benacense]
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        San Giorgio e il drago

      1590. Xilografia, fine XVI secolo, priva di data e firma. Bellissima prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, completa della linea marginale, in ottimo stato di conservazione. Il disegno di quest'opera è stato attribuito a Tiziano da Papillon e altri, mentre secondo Muraro e Rosand può essere considerato una variante dell'affresco Marco Curzio si getta nella voragine, sulla facciata del Palazzo d'Anna a Venezia, attribuito al Pordenone. Questa ipotesi ha trovato un certo seguito tra i critici. La scena raffigura San Giorgio cavaliere, ben corazzato e armato di lancia e spada in sella al suo cavallo dopo averucciso il drago, che giace a terra con un moncone della lancia conficcato nel corpo. L'immagine ha una straordinaria varietà di strutture grafiche e di contrasti tonali. La leggenda nacque durante la prima crociata, durante la quale in Palestina, a Lidda, Giorgio vene decapitato, e fu poi diffusa notevolmente dalla Chiesa per la forte simbologia del racconto che affonda le radici nella mitologia greca, con l'episodio di Teseo ed il Minotauro ad esempio. Il drago rappresenta il demone maligno che vive fuori e dentro l'uomo. L'immagine del guerriero traduce quindi la lotta dell'uomo per combattere questo demone. Perché possa affrontarlo, però, è necessario che l'uomo sia ben corazzato, e l'armatura diventa simbolo della fede cristiana, che agisce da guida. L'uomo da solo non sarebbe in grado di affrontare questa lotta, pena lo smarrimento. Si aggiunga che nella tradizione narrativa, il cavaliere è sempre la figura che deve affrontare insidie e mostri per accedere o conquistare un tesoro. Il tesoro cristiano è il Bene che risiede nella profondità della coscienza dell'uomo. Si ignorano quasi completamente i dati biografici di Giuseppe Scolari. Nell'iscrizione che si legge nella xilografia Vir doloris, si definisce "Vecentino", per cui sarebbe originario di Vicenza. Il suo nome è registrato negli annali della corporazione dei pittori veneziani, tra gli anni 1592 - 1607. A Venezia dunque sviluppa il suo talento, lavorando soprattutto a grisaille. Della sua produzione pittorica non si è conservato nulla. La sua arte è nota unicamente per le sue xilografie che sono anche gli ultimi esempi veneziani di questa tecnica, a cui sarà preferita l'incisione su rame. Benchè si tratti solo di 9 opere - di cui 8 di tema religioso, lo Scolari merita comunque di essere considerato un grande artista. Non è un caso se Papillon abbia attribuito a Tiziano i disegni delle opere dello Scolari, proprio per la straordinaria qualità e abilità. Lo stile di Scolari è elegante ed accurato, molto rifinito e nello stesso tempo originale. Elementi fondamentali della sua arte sono i segni lunghi e continui che si osservano in tutte le sue opere. Le sue silografie si distinguono dalle altre veneziane del tempo per un particolare valore dei neri, forse legato ad un particolare tipo di inchiostro, o all'utilizzo di un legno particolarmente poroso. "Woodcut, end of XVI century, without signature. A fine impression, printed on contemporary laid paper, complete of the borderline, very good conditions. The design of this work has been attributed to Titian by Papillon and others, while the second Muraro and Rosand can be considered a variant of the fresco Marcus Curtius throws himself into the abyss, on the facade of the Palazzo d'Anna in Venice, attributed to Pordenone. This hypothesis has found a cult following among critics . The scene depicts Saint George knight, well armored and armed with spear and sword riding his horse after killing the dragon, lying on the ground with a stump of the spear stuck in the body. The image has an amazing variety of graphical structures and tonal contrasts. The legend was born during the First Crusade, at Lydda in Palestine, during which, Giorgio was beheaded. The dragon represents the evil demon that lives in and out of the man. The image of the warrior translates man's struggle to fight this demon. Why can deal with it, however, it is necessary that man should be well armored , armor and becomes a symbol of the Christian faith, which acts as a guide. The man alone would not be able to deal with this fight. It is almost completely ignore the biographical data of Giuseppe Scolari. The inscription that we can reads in the woodcut Vir Doloris, ""Vecentino""; so it would be a native of Vicenza. His name is recorded in the annals of the Venetian painters, between the years 1592 - 1607. In Venice, then develops his talent, particularly working in grisaille. Of his pictorial production has not kept anything. His art is known only for his woodcuts which are also the last Venetian examples of this technique , which will be preferred engraving on copper. Though it is only 9 works - including 8 of the religious theme , the Scolari still deserves to be considered a great artist. It is no coincidence if Papillon has attributed to Titian drawings of the works of Scolari, because of the extraordinary quality and skill. Scolari 's style is elegant and accurate, very refined and at the same time original. Fundamental elements of his art are the signs long and continuous that are observed in all his works. Its xylographs are distinguished from other of time for a particular value of the blacks, perhaps linked to a particular type of ink , or use of a particularly porous wood. Very nice work." Muraro & Rosand, p. 153 n. 104; Passavant, VI p. 234; Nagler, K - L, XI, p. 160 n. 6. Dimensioni 365x530. 365 530

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Trattato Degli Huomini Illustri, diviso in tre parti, Nella prima parte si contengono i Prelati, Nella secondai Titolari, & Nella terza i Dottori, i Cavalieri...

      1590. In 4°, pp. 135, (1), bel frontespizio con Dedalo in volo, racchiuso in cornice, con scritta: Nil difficile volenti, capilettera, fregi e stemmi xilografici (alcuni in rosso e nero).Grazioso ex - libris Gino Sabatini con Balanzone che cavalca un asino, sullo sfondo le due torri e vari salumi qua e là.

      [Bookseller: Libreria Trippini Sergio]
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        Explicatio aliquot locorum quae Puteolis spectantur

      1590. Rarissima carta dei Campi Flegrei. Nel cartiglio, in alto a sinistra, Explicatio aliquot locorum quae Puteolis spectantur. Segue una legenda di 20 luoghi notabili rappresentati nella mappa, e alla fine la firma ·N·V·A. formis Romae. Carta orientata da una rosa dei venti nel mare, priva di margine graduato e scala miliare. Replica romana della carta del Cartaro, realizzata dalla tipografia dell'editore di origini fiamminghe, Nicolas van Aelst. La carta è priva di data, ma è comunque riconducibile all'ultimo decennio del XVI secolo. Opera molto rara, che non ebbe ristampe, nota in quattro soli esemplari conservati alla British Library, alla Newberry Library, alla National Library of Malta e nella collezione Moreschi. Acquaforte e bulino, mm 377x497, impressa su carta vergata coeva con filigrana "giglio con monti nel doppio cerchio", con margini, tracce di piega di carta perfettamente restaurate, margine inferiore sinistro aggiunto, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Bibliografia: S. Bifolco - F. Ronca, tav. 132; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 179, 202. Newberry Library Cartographic Catalog, 4F 345; R. Shirley, Maps in Atlases of the British Library. A descriptive Catalogue, pp. 381 - 384, 53; R.V. Tooley, Maps in Italian Atlases of the Sixteenth Century, 1939, pp. 12 - 47, n. 459. "A very rare map of Campi Flegrei. At the top right, in a cartouche, Explicatio aliquot locorum quae Puteolis spectantur, a key of 20 places, and the signature N·V·A. formis Romae. Orientation through a compass rose in the sea. The map is a Roman replica of the Cartaro map, edited by the Flemish publisher Nicolas van Aelst. The map is undated, but it is to date back to the last decade of the sixteenth century. The work is very rare, just only editions is known and just four examples are preserved: in the British Library, the Newberry Library, the National Library of Malta and in the Moreschi collection. Etching and engraving, 377x497 mm, printed on contemporary laid paper with watermark ""lily with mountains in a double circle"", with margins, perfectly restored folds of paper, lower left margin added, overall in excellent condition. References: S. Bifolco - F. Ronca, tav. 132; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 179, 202. Newberry Library Cartographic Catalog, 4F 345; R. Shirley, Maps in Atlases of the British Library. A descriptive Catalogue, pp. 381 - 384, 53; R.V. Tooley, Maps in Italian Atlases of the Sixteenth Century, 1939, pp. 12 - 47, n. 459." Roma Rome 497 377

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Der statt Rom in aller weldt bekant contrafhetung nach jetziger gelegenheyt

      1590 c.. Silografia, colorata, mm 235x355. Tratta da "Cosmographey" versione tedesca di "Cosmographia universalis", una delle prime descrizioni del mondo intero e la più importante opera geografica tedesca dopo la Cronaca di Norimberga del 1493. Bell'esemplare con minimi difetti marginali ed un insignificante forellino alla piega centrale.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Perini s.a.s.]
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        Opuscola omnia... in tres distincta tomos...

      typis Comini Venturae, 1590. Pp. (16) 398 + (1 cb). Unito a: Tommaso d'Aquino. Aug. Hunnai de sacramentis ecclesiae Christi axiomata... S.n.t. Cc. 44 + 2 ccb. Unito a: Sex copiosissimi indices qui ab omnibus desiderantur Summae Theologicae D. Thomae Aquinatis... S.n.t. Cc. (196). Bei frontespizi interamente decorati. Tre opere raccolte in un volume di cm. 19,5. Solida legatura settecentesca in piena pergamena con titoli in oro al dorso. Un antico timbretto religioso tedesco (con relativo annullo). Rinforzo ad una pagina della terza opera (M1), peraltro esemplare ben conservato.

      [Bookseller: Studio Bibliografico Benacense]
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        Riposo durante la Fuga in Egitto

      1590. Acquaforte, 1587 - 1590, firmata dall'artista in alto a destra e dallo stampatore Gaspare Dall'Olio, attivo a Bologna già dalla fine del XVI secolo, in basso a destra. Esemplare di secondo stato; il primo è conosciuto in un solo esempio. Ottima prova, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, rifilata al rame, piccolo restauro perfettamente eseguito in basso al centro e all'angolo inferiore sinistro, per il resto in ottimo stato di conservazione. Quest'opera, la più piccola delle due incisioni realizzate da Procaccini all'indomani del suo arrivo a Milano, presenta, nel suo naturalismo, alcuni degli aspetti della riforma stilistica operata dai Carracci e che era già ad uno stadio avanzato alla fine degli anni Ottanta del XVI secolo a Bologna. La Sacra Famiglia si riposa tra una vegetazione abbondante: il Bambino è stato nutrito e si è addormentato tra le braccia della Madre, la testa sostenuta dal suo amorevole braccio. L'asino osserva la scena, S. Giuseppe si appoggia alla sella di legno mentre indica la Madonna e il Bambino invitando l'osservatore. Le figure di Procaccini, solide e tozze, avvolte da pesanti indumenti di lana e piegate dalla fatica, conferiscono monumentalità e importanza a questa scena intima. Il gesto di San Giuseppe serve a ricordarci il significato dell'immagine della Madonna che sorregge il Bambino, anticipazione dell'immagine della Pietà in cui la Vergine sostiene il corpo morto del Cristo. Come nel caso della Trasfigurazione, anche la superficie di questa lastra era piuttosto graffiata, sebbene l'incisione sia riuscita meglio rispetto all'altra, e la morsura venne realizzata senza incidenti. In questa sorprendentemente affascinante impressione, le variazioni dell'ampiezza delle linee, realizzate grazie all'impiego di punte diverse, è particolarmente evidente. Anche la tecnica di inchiostratura della lastra serve a rinforzare le sfumature di colore dell'immagine. Mentre la coppia centrale della Madonna e il Bambino è stata pulita in maniera piuttosto netta, i contorni dell'immagine presentano un tono sontuoso e quasi pittorico che aiuta a camuffare i graffi e, cosa più importante, crea una sorta di barriera protettiva intorno al gruppo della Famiglia, suggerendo l'idea della luce fioca del tardo pomeriggio, nonché una pesante atmosfera, quasi palpabile. La sensibilità con cui Procaccini tratta questo soggetto e la sua attenzione all'inchiostratura e alla stampa si uniscono per fare di questa acquaforte una delle opere più esteticamente apprezzabili dell'artista. Etching, 1587 - 1590, signed by the artist on upper right and by the publisher, Gaspare Dall'Olio, on lower right. Dall'Olio was active in Bologna since the end of the XVI century. Excellent work, printed on contemporary laid paper without watermark, trimmed to platemark, a minor repair perfectly executed on lower centre and lower left corner, otherwise in excellent condition. This work, the smaller of the two prints Procaccini realized after his arrival in Milan, presents with its naturalism some of the aspects of the stylistic reform deriving from the Carracci which had made a good progress in Bologna by the late 1580s. The Holy Family rests among the abundant vegetation: the Child has been fed and He's sleeping in His Mother's lap, the head laying on Her arm. The donkey observes the scene, while Joseph leans on the wooden saddle while pointing to the Madonna and the Child and inviting the observer. The figures of Procaccini, sound and thick, wrapped in heavy woollen clothes and bent by the fatigue, confer monumentality and importance to the scene. Joseph's gesture reminds us the deep meaning of the Madonna holding the Child, which is a forecast of the image of the Pietà, where the Madonna holds the dead body of Christ. As in the Transfiguration, also the surface of this plate was quite scratched even if the quality of the etching is better than the other one and the biting has been obtained without any mistake. In this amazing and fascinating impression, the different widths of the lines, achieved through the use of different points, is particularly evident. Even the inking technique of the plate reinforces the sombre tones of the image. While the central pair of the Madonna and the Child has been cleanly wiped, the borders of the image present a sumptuous and almost pictorial tone which helps hiding the scratches and, even more important, it creates a protective barrier around the Holy Family, suggesting the idea of a pale, late - afternoon light and an almost palpable atmosphere. Procaccini's sensitiveness for this particular subject and his special attention to inking and printing combine to make this plate one of the most notable aesthetical works of the artist. Bartsch 3 II/II; Reed & Wallace, Italian etchers of the Renaissance & Barocque, p. 76, 35. 276 217

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Il Diluvio Universale

      1590. "Xilografia in due blocchi, fine XVI secolo, siglata con il monogramma dell'Andreani in basso a sinistra. Bellissima prova, impressa su due fogli congiunti di carta vergata coeva, completa della linea marginale, minime ossidazioni nella parte superiore, per il resto in eccezionale stato di conservazione. L'opera riproduce, in controparte, un intaglio a due legni, anch'esso non datato - ma realizzato nel decennio 1520/30 - e all'incirca delle medesime dimensioni, generalmente attribuito a Nicolò Boldrini. La scena raffigura il Diluvio universale, narrato nella Genesi: coppie di uomini e donne nudi emergono dall'acqua e si riparano su piccole lingue di terra, sullo sfondo di un paesaggio inondato, con abitazioni quasi del tutto sommerse dall'acqua, e altre figure che tentano di raggiungere la punta di una piramide, dietro la quale si scorgono antiche rovine con templi e obelischi. Sulla destra, è ben visibile l'arca costruita da Noè, verso cui si rivolgono con lo sguardo o con gesti delle braccia le persone in acqua nel tentativo disperato di salvezza, mentre altri annegano. Tra le vittime, anche un cane e un cavallo. Il disegno preparatorio, oggi perduto, è stato attribuito in origine a Tiziano, ma già Mariette dubitava di questa attribuzione, suggerendo il nome del Pontormo, mentre W. Suida quello di Palma il Vecchio. Baseggio inserì un esemplare dell'intaglio originario della Collezione Remondini di Bassano, nel gruppo Tiziano - Boldrini. In effetti, l'insieme degli elementi stilistici ed iconografici presenti nell'opera, sembrano escludere una derivazione da Tiziano e rivelano piuttosto influssi nordici combinati insieme: elementi stilistici della scuola danubiana; motivi paesaggistici della tradizione fiamminga e il classicismo (i templi e gli obelischi) tipico dello stile del Duperac e Thiry. Probabilmente proprio gli esemplari dell'opera con il monogramma dell'Andreani indussero a pensare ad un'invenzione italiana della composizione, tanto da essere inclusa, sia nella versione originaria che nella versione in controparte dell'Andreani, nel catalogo Tiziano e la silografia veneziana del Cinquecento, del 1976/77, a cura di D. Rosand e M. Muraro. I curatori attribuiscono la silografia originaria a Nicolò Boldrini, pur sottolineando lo stile nordico dell'opera che evoca "un mondo diverso, quello che fa a capo all'arte di Durer". Inoltre, notano che l'opera è stata intagliata con una precisione che "sembrerebbe precludere l'attribuzione a Boldrini" senza tuttavia formulare ipotesi alternative. In una pubblicazione del 1983, David Landau ha suggerito il nome del pittore olandese Jan van Scorel, seguito anche da Molly Faries, che sottolinea le numerose corrispondenze, sia nel paesaggio che nella pose di alcune figure, ma anche nell'uso delle linee parallele per ombreggiare la composizione, tra il Diluvio universale e due dipinti dell'artista, in particolare il Battesimo di Cristo e Tobia e l'Angelo. Questa derivazione di Andreani è indice del successo che l'opera incontrò. Andreani utilizzò l'incisione di riproduzione a chiaroscuro, molto di moda al tempo, ottenendo ottimi risultati: amava stampare con più legni sovrapposti in maniera complementare, in un modo che partecipa più del camaieu nordico ""a contorni chiusi"" che non del chiaroscuro di Ugo da Carpi ""a contorni aperti"". La sua opera grafica comprende circa quaranta lavori. La tecnica del chiaroscuro è particolarmente difficile nell' esecuzione, ed è per questo che ha trovato nella storia dell'arte grafica pochi seguaci. L'artista mantovano ne è certamente fra i maggiori esponenti. Opera di estrema rarità, conosciuta in pochissimi esemplari e in unico stato. Bibliografia: Le Blanc, 2; Mariette, V, 302; Muraro e Rosand, Tiziano e la silografia veneziana del cinquecento, n. 86 e n. 87; Passavant, VI, pag. 222, n. 2; Heinecken, 1; M.Faries, "A woodcut of the Flood re - attributed to Jan van Scorel", Oud Holland, 97 1983, pp.5 - 12." Woodcut, signed with Andreani's monogram in the lower left. After Nicolò Boldrini. A fine impression, printed from two blocks on 2 sheets of contemporary laid paper, including the borderline or with thin margins, very good conditions. The composition reproduces, in reverse, a woodcut of almost same size, which was originally attributed to Titian, but Mariette already doubted this attribution. The scene depicted is the deluge described in Genesi. Couples and nude figures cling to a narrow tongue of land in the foreground while across the water tiny figures clamber up a distant shore to try to reach the top of a pyramid standing before other ancient ruins. Throughout the composition many of the distraught and frighlened turn to glance or gesture towards tha ark floating on the water which will eventually inundate the entire setting. The rising water has already claimed a number of victims, including a dog and an horse, and it stretches upward on a diagonal to wide expanse near the horizon. The variety of stylistic and iconographic elements of this composition seems to exclude Titian as possible author, Nothern influences are much more apparent: stylistic elements from the Danubian school, motifs from Flemish tradition of "world landscapes" and the antique in the style of Etienne Dupera and Leonard Thiry combined. The Andreani copies undoubtedly contributed to the basic categorization of the woodcut was Italian, yet the problematic nature of its style was conceded when it was included in the 1976/77 catalogue Titian and Venetian Woodcut by D. Rosand and M. Muraro. They allude to the print's northern aspects: it evokes "a different world, that of Durer" and it conveys the style of the drawn model and was cut with an exactitude which "would seem to preclude an attribution to Boldrini", but don't suggest any other names. David Landau in London 1983 convincingly suggested that the composition reflects Scorel's later style after his two years stay in Rome. The clear influence of Michelangelo's Battle of Cascina, which he probably saw during his travel from Rome to the Netherlands via Florence, also suggests a later date. Molly Faries also attributes the work to Van Scorel, emphasizing many correspondences between this woodcut and two his paintings: Baptism, and Tobias and the Angel, executed during or just after Scorel's stay in Venice. A great example of this very rare work. Literature: Le Blanc, 2; Mariette, V, 302; Muraro e Rosand, Tiziano e la silografia veneziana del cinquecento, n. 86 e n. 87; Passavant, VI, pag. 222, n. 2; Heinecken, 1; M.Faries, "A woodcut of the Flood re - attributed to Jan van Scorel", Oud Holland, 97 1983, pp.5 - 12. 695 455

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Arbori delle famiglie le quali hanno signoreggiato con diversi titoli in Mantova, fino a' tempi nostri, e principalmente della Gonzaga... Con gli arbori delle tre famiglie Aledrama, Paleologa, e Gonzaga lequali fin hora han ritenuta la signoria nel Monferrato...

      Osanna, 1590. In 16, pp. (8) + 78 + (4) + 45 + (1b) con 5 tavv. con alberi genealogici f.t. rip. Stemmi xilogr. al front. Fori di tarlo alle sguardie. Firma manoscritta al front. Legatura in p. pl. coeva (?) con qualche restauro con nervi al dorso. Edizione originale rarissima. Due parti in un volume con frontespizio autonomo di quest'opera con ricostruzioni araldiche - genealogiche delle principali famiglie mantovane (Malaspina, Gonzaga, Aledrama, Paleologa). L'A., nato intorno al 1540 all'Aquila, fu autore di varie opere di questo genere (anche slegate da finalita' encomiastiche) fra le quali gli Arbori delle famiglie reali di Spagna, gli Arbori de' signori e conti di Fiandra... Piantanida, p. 187. Faccioli, Mantova, II, p. 473. Tamalio, p. 55. Lozzi 2475. Platneriana 191. ITA

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Coenobium]
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        Trattato Degli Huomini Illustri di Bologna diviso in tre parti.

      Appresso Vittorio Baldini, 1590. Trattato Degli Huomini Illustri di Bologna diviso in tre parti. Nella prima parte si contengono i Prelati, Nella seconda i Titolari, Nella terza i Dottori, i Cavalieri, i Capitani, et il Senato. Raccolto per Bartolomeo, di Galeotti Bolognese. In Ferrara, Appresso Vittorio Baldini, 1590. In - 4°, pergamena coeva. 1 f. bianco, marca Tipografica al frontespizio, 135 pp. 1 f. bianco, capilettera e finalini xilografici, ritratto del Papa Boncompagni, 6 stemmi con cappelli cardinalizi stampati in rosso, numerosi altri stemmi nel testo incisi in legno. Rarissima prima ed unica edizione di questo importante testo di araldica bolognese. Lozzi, 386, "Raro". Frati, Bibl. bolognese, 8552.

      [Bookseller: Brighenti libri esauriti e rari]
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        La gloria delle donne di Giulio Cesare dalla Croce. Alla ill.ma et ecc.ma sig.ra marchesa di Massa. In Bologna, per Alessandro Benacci, 1590

      1590. in - 8, pp. (4), 32 (segn.: A6 B - D4), stupenda legatura coeva romana in marocchino rosso, i piatti interamente dorati: cornice esterna a puiccoli ferri con catene di pietre preziose, il campo diviso da nastri in compartimenti polilobati seminati di volute e squame; 4 ventagli angolari e al centro due rosoni formati dalla ripetizione di ferro a lancetta, dorso liscio con fregio ripetuto (stanco, mentre i piatti risultano freschissimi, ad eccezione di qualche macchia di grasso). Grandi armi della marchesa Marfisa d'Este Cybo sul frontespizio, carattere corivo, iniziali e fregi in xilografia. Nella dedica alla moglie di Alderano Cybo, marchese di Massa e Carrara, datata 15 di luglio MDXC, il Croce esprime le motivazioni che lo spinsero a comporre i versi: "Sendomi pervenute alle mani a i giorni passati, alcune rime in biasimo dell'honorato sesso donnesco, ed havendole scorse più volte, n'ho preso grandissimo sdegno da parte loro", e l'apprezzemento per le donne "le quali, se non tutte almeno la maggior parte, furono e sono state dotate di molte gratie e virtù singolari .. con il loro elevatissimo ingegno hanno fatto stupire il mondo". Tra le "Donne leggiadre, "ne' cui lumi ardenti mirar non sdegna anzi specchiarsi il sole", oltre a quelle dell'antichità, il Croce tratta di molte contemporanee, che nel Cinquecento si distinguevano nella poesia, la scultura, la pittura, la musica e il teatro: Vittoria Colonna, Veronica da Gambara, Maddalena Campiglia, Laura Terracina, Foscarina Veniera Laura Battiferri, Isabetta Massola, Tarquinia Molza, Laura Lucchesina, Giovanna de' Bianchetti, Bettina Calderini, Propertia de' Rossi, Giulia Ratta, Ippolita Mezzovillani, Laura Bovia, Lavinia Fontana, giungendo alla conclusione che "la donna è quella che mantien l'huomo in dilettoso stato". Questo poema fa parte delle opere effimere e popolari del Croce (1550 - 1609), autore del celebre ''Bertoldo e Bertoldino''; tutte risultano di eccezionale rarità, solo 6 esemplare de ''la gloria delle Donne'' in biblioteche italiane. Straordinario esemplare in carta grande (mm 233x170), con deliziosa rilegatura, con ogni probabilità destinato ad una committenza femminile. Nell'ultimo quarto del Cinquecento si diffonde in Francia lo stile ''à la fanfare'', caratterizzata da una sorta di ''horror vacui'': tutto lo spazio disponibile, suddiviso in scomparti quadrilobati delimitati da nastri, viene riempito da ventagli e miriadi di rosette e squame. ''Presso la corte pontificia le legature à la fanfare fanno la loro apparizione intorno al 1590'' (Piccarda Quilici in Legatura romana barocca, p.21; con riproduzione di vari ferri analoghi).

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Pregliasco]
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        Paesaggio con Madonna e Bambino

      1590. Acquaforte, 1590 circa, monogrammata in lastra "P. F." in basso a sinistra. Magnifica e rara prova, particolarmente nitida e contrastata, con la presenza di graffi sulla lastra tipici delle prime impressioni, con sottili margini oltre l'impronta del rame, applicata su antico supporto di collezione, lievissima ossidazione al centro, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Diversamente da suo padre, Orazio prestava molta attenzione ai dettagli del paesaggio nelle sue opere e questa Madonna con Bambino ne è un eccellente esempio. Sebbene infatti le figure siano in primo piano, l'ombreggiatura dietro l'albero le integra, allo stesso tempo, in un paesaggio di più ampio respiro. Nonostante il guscio di lumaca e le iniziali, che indicano Paolo Farinati come autore del soggetto, la composizione suggerisce una contaminazione da parte di diverse fonti. La figura della Vergine, ad esempio, seduta al suolo sotto un albero mentre mostra il suo profilo di ispirazione classica, deriva da un dipinto di Tiziano andato perduto. Farinati conosceva il soggetto del dipinto grazie alle riproduzioni a stampa realizzate da altri artisti: Niccolò Boldrini eseguì infatti una xilografia nel 1540 con lo stesso tema, ma è probabilmente l'acquaforte di Giovanni Francesco Camocio, datata alla fine del XVI secolo, l'opera che più fedelmente riproduce il dipinto di Tiziano. Gioconda Albricci fa notare come il motivo della Madonna assisa ricorra spesso nell'album di Paolo Farinati, conservato nel Castello a Milano. L'artista combina questa figura di stampo tizianesco insieme con i putti caratteristici della sua opera, come suggeriscono i numerosi amorini presenti nelle sue incisioni (Bartsch 9, 10). Lionello Puppi ha proposto che l'incisione di Orazio possa ispirarsi al disegno preparatorio per un affresco del padre, dipinto nel 1589 sulla facciata della casa di M. Marin, un mugnaio di Vittorio Veneto. Anche il paesaggio alpino sullo sfondo deriva dall'opera di Tiziano. Questo imponente panorama, unico nel corpus delle opere di Farinati per l'ampiezza e la ricchezza di dettagli, potrebbe derivare dalla xilografia Sacra Famiglia con Giovanni Battista ed Elisabetta, spesso attribuiti a Boldrini. La sacra conversatione è ambientata in un esteso paesaggio che combina archi e rovine ricoperti di vegetazione e un lago alpino in lontananza. Gli edifici in rovina e il punto di vista rialzato ricordano anche i paesaggi alpini delle incisioni di Hyeronymos Cock. Albricci considera questa prospettiva una reminescenza degli scenari del Lago di Garda, suggerendo che l'artista possa averlo osservato dal vivo. Quali che siano state le sue fonti, è possibile che Orazio Farinati abbia aggiunto questo sfondo alla composizione figurativa del padre per ottenere un effetto più moderno. La luminosità dell'opera è notevole: i confini più lontani sono resi con linee morbide, e leggere che conferiscono tridimensionalità all'opera. I toni scuri danno vitalità al primo piano e riproducono l'effetto del bagliore tremolante della luce mattutina: il sole sorge da dietro le rovine nella zona mediana, i raggi si diffondono attraverso le crepe dei conci rastremati degli archi. Ci sono alcuni elementi che indicano che Orazio incise le sue opere su lastre di metallo morbide, ad esempio il peltro. I bordi irregolari nella parte superiore della lastra non rispecchiano quelli di un metallo duro, resistente cioè alle battute e alla compressione della stampa, ma piuttosto quelli di un materiale più malleabile, che si graffia facilmente con l'usura della lastra. A volte, queste venivano addirittura rifilate o levigate tra la stampa di uno stato e l'altro. Questa impressione presenta pochissimi graffi, caratteristica dei primi stati. Altro elemento che conferma questo dato è l'area chiara all'altezza della cintola della Vergine: per qualche motivo, la morsura in questa area non è riuscita, probabilmente perché ricoperta da una goccia di vernice o di coprente per l'acido. Negli stati successivi, questo passaggio è stato rifinito a bulino. Le poche sfumature visibili suggeriscono che la lastra sia stata asciugata perfettamente; la stampa irregolare di questo esemplare deriva probabilmente da un'inchiostratura non uniforme e dal ristagno di umidità sul foglio bagnato lungo il bordo di uscita della lastra durante il passaggio in pressa. Questa opera si distingue in maniera particolare rispetto alle altre opere di Paolo Farinati in virtù delle molteplici copie che ha ispirato. Infatti, mentre le opere del padre venivano raramente copiate, se mai poi sia stato fatto, tutte le opere del figlio hanno ispirato dei duplicati. Inoltre, tutte le opere di Orazio sono state ristampate con l'aggiunta degli indirizzi dei vari editori, mentre quelle di Paolo sono state rieditate meno frequentemente. Questo ci indica che Orazio, che alla fine della sua carriera si era stabilito a Venezia, dove morì, avesse stabilito ottimi contatti con gli editori Veneti. Etching, circa 1590, signed "P.F." at the lower left. After his father Paolo Farinati. A very fine impression of this rare work, showing a good contrast and clarity of details, with thin margins, laid down at the reverse edge on antique collector's paper, a small stain in the center, otherwise in very good conditions. Unlike his father, Orazio Farinati gave more attention to details of setting and his Madonna and Child is a good example of his art. Although the figures are in the foreground, the shadow behind the tree integrates them into a wider landscape. Despite the snail shell and the monogram that indicates Paolo Farinati as the author of the subject, the composition suggests also other sources. The Virgin, for instance, sitting beneath the tree, showing her classical profile, derives from a lost painting by Titian. Maybe Farinati knew the subject through several contemporary prints, such as Niccolò Boldrini's woodcut, 1540, with the same theme, and Giovanni Francesco Camocio's etching, realized at the end of the XVI century, maybe the closest work to Titian's original subject. This engraving shows the Virgin and the Child in a landscape teeming with birds and animals, with Joseph in the background saddling the ass in the stable. The same subject might have been realized by Bartolomeo Passarotti as well. Gioconda Albricci underlines that the motif of the seated Madonna can be found also in Paolo Farinati's sketchbook, nowadays kept in the Castello in Milano. The artist combined this figure, deriving from Titian, with the putti that were characteristic of his own style. (Bartsch 9, 10). Lionello Puppi suggested that Orazio's engraving might have been inspired by the preparatory drawing for a fresco his father realized in 1589, on the facade of the house of M. Marin, a miller in Vittorio Veneto. Even the alpine view in the background derives from Titian. This impressive landscape, which is unique among the works of Farinati for its width and richness, may come from the woodcut The Holy Family with John the Baptist and Elizabeth, often ascribed to Boldrini. The sacre conversatione is set in a wide landscape combining, arches, ruins covered with vegetation and an alpine lake in the background. The crumbling buildings and the elevated point of view recall the alpine landscapes in the etchings of Hyeronymos Cock. Albricci considers this perspective as a memory of the Lake Garda scenarios, suggesting that the artist might have observed these landscapes directly. Whatever the sources might have been, it is likely that Orazio Farinati added this background to his father's figurative composition to get a more modern effect. The luminosity of the print is remarkable: the farthest borders were obtained with soft and lightly etched lines which gave the effect of the third dimension. The dark tones give the surface a nice energy and create the shimmering effect of the morning light: the sun rises from behind the ruins in the middle ground, its beams spreading through the cracks of the voussoirs of the arch. There are some elements that indicate how Orazio etched on soft metal plates, maybe pewter. The irregular edges on the upper part of the plate do not reflect those of a hard metal plate, meaning resistant to the batterings and the compression of printing, but they rather seem like those of a malleable material, easily scratched as the plate wore. Sometimes the plates were trimmed or smoothed down between each state. This impression bears few scratches, like first states usually did. Another element that can confirm this idea is the pale spot at the Virgin's waist, maybe caused by a drop of varnish or ground. In later states, this passage was remarked by a burin. The few tones left on the plate are the consequence of a perfectly wiped surface; the irregular printing of this example is a consequence of an uneven inking and from the stagnation of moisture on the dampened paper along the trailing edge of the plate while passing through the press. This etching stands out among Paolo Farinati's works due to the numerous copies it inspired. Actually, while his father's prints were rarely copied, if ever, all the son's works have been done. Moreover, every work Orazio realized has been reissued with the addresses of the different publishers, while Paolo's have been less frequently reprinted. This suggests that Orazio, who had moved to Venice at the end of his professional life, had good working relationships with the Venetian publishers. Reed & Wallace, Italian etchers of the Renaissance & Barocque, p. 210, 107. Dimensioni 155x130.

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        GIUSTINO HISTORICO ILLUSTRE NE LE HISTORIE ESTERNE DI TROGO POMPEO TRADOTTO DAL SIG. BARTOLOMEO ZUCCHI DA MONZA

      PRESSO IL MUSCHIO, 1590. In 8. Dim. 21,5x16,5 cm. Pp. (16)+404+(56). Bella edizione del 1590 di questa opera storica compendiata da Marco Giuniano Giustino (I - II secolo ca). L'opera originale "Historiae Philippicae" scritta da Pompeo Trogo (I sec. a.c. - I sec. d.c. circa) in 44 libri descrive la storia dall'antica Babilonia fino ai suoi tempi. Giustino selezionò alcune parti di quest'opera sulla storia d'Oriente da lui ritenuti principali. Traduzione a cura dell'umanista monzese Bartolomeo Zucchi (m. 1631) membro dell'Accademia degli Insensati di Perugia. Stemma del dedicatario al frontespizio il cardinale del Mondevi. Ampio indice alla fine del volume. In buone condizioni e completo. Copertina in piena pergamena molle seicentesca con titolo manoscritto al dorso in buone condizioni generali con lievi usure ai margini e dorso. Legatura in buone condizioni ma corpo del libro in parte staccato dalla copertina. All'interno le pagine si presentano in buone condizioni con fioriture e gore d'umidità. Parte mancante al frontespizio. Beautiful edition of 1590 of this historical work resumed by Marco Giuniano Giustino (I - II secolo ca). The original work "Historiae Philippicae" written by Pompeo Trogo (I sec. a.c. - I sec. d.c. circa) in 44 books describes the history from Ancient Babilonia until his times. Giustino makes a selection of the most important happenings fpr Far East history. Translation by the man of letters from Monza Bartolomeo Zucchi (m. 1631) member of the Accademia degli Insensati in Perugia. Mark of the dedicatary in the title page the Cardinal of Mondevi. Wide index at the end of the volume. In good conditions and complete. Full parchment cover of XVII century with handwritten title in the spine in good general conditions slightly worn in the edges and spine. Binding in good conditions but the body of the almost totally detavhed from the cover. Inside pages are in good conditions with foxings and water stains. Missing part in the title page.

      [Bookseller: Libreria Sephora]
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        Der curieuse Pfropff- und Oculir-Meister, so da anweiset, wie eine vollkommene Baum-Schule und Pflantz-Garten anzulegen, und zu unterhalten sey ... Deme noch beygefüget der wohl untersuchte Kraut- und Blumen-Gärtner, ...Hannover and Wolfenbüttel, Gottfried Freytag, 1695. 2 parts in 1 volume. 12mo. With engraved frontispiece. 18th-century mottled calf, gold-tooled spine.

      Arnold Arboretum, pp. 181-182; KVK (5 copies); VD 17, 3: 602300V. Rare second edition of the German translation of a detailed and well-known work on the cultivation of fruit trees by Antoine le Gendre (1590-1665), chaplain of King Louis XIII and supervisor of His Majesty's orchards, with emphasis on grafting, listing different types of fruit trees such as peaches, plumes, apples and pears, and also giving the French equivalent names. The second part contains advice on the planning of a herb and flower garden with an additional chapter on espaliers. It was originally published in French in 1652 as La manière de cultiver les arbres fruitiers . An English edition appeared in 1660 by Jean de la Quintinie, who suggested Le Gendre was a pseudonym of Robert Arnauld d'Andilly, a still widespread but erroneous assumption.With bookplate. Reinforced frontispiece and title-page. Slightly browned and hinges cracked (back nearly detached). Still a good copy.

      [Bookseller: ASHER Rare Books (Since 1830)]
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        not titel

      Artist: Apian Philipp; Issued in: unknown; date: c 1590 - Artist: Apian Philipp; Issued in: unknown; date: c. 1590; - Condition: Very good; Very detailed map shows the part of Bavaria noth of Regensburg with Dietfurth, Berching, Neumarkt, Schwandorf ect.

      [Bookseller: Antique Sommer KG]
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        Chilonium, vulgo Kyell. Kolorierter Kupferstich von Braun/Hogenberg, um 1590. 33 x 48 cm.

       1590 Klose-Martius I/226,2.- Blick auf die Kieler Stadtinsel mit Schloss, Xenodochium, Marktplatz etc. und der Marienkirche im Mittelpunkt, im Vordergrund mit bewegter Personenstaffage.- Im oberen Rand mit Titelkartusche, Legende und Stadtwappen. Versand D: 5,00 EUR

      [Bookseller: Antiquariat Schramm]
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        Josephus, Flavius: Flavii Josephi des Hochberühmten Jüdischen Geschichtschreibers Historien vnd Bücher, Von alten Jüdischen Geschichten zwentzig, sambt eynem von seinem Leben: Vom Jüdischen Krieg vnd der Statt Jerusalem vnd des gantzen Lands zerstörung siben. Von der juden altem Herkommen wider Apionem Grammaticum zwey: Von Meysterschafft der Vernunft und der Machabeer Marter eyns. Alles auß dem Griechischen Exemplar ... mit höchstem fleiß von newem verteutscht unnd zugerichtet ... Beigebunden: Egesippi des Hochberühmten Fürtrefflichen Christlichen Geschichtschreibers fünff Bücher: Vom Jüdischen Krieg, vnd endlicher zerstörung der Herrlichen ... Statt Jerusalem ... / Egesippus. - [Straßburg : Rihel], [ca. 1590]

      Straßburg ; Rihel 1590. VD16 ZV 17562 [6], 524, [20] Bl. :mit weit über 100 Holzschnitten. 36 cm, geßprägtes Schweinsleder auf Holzdeckel, an den unteren Kanten aufgeplatzt. Beide schließen fehlen halb, Die ersten ca. 10 Blätter an der unteren Ecke brüchig und beschädigt mit Fehlstellen vor allem am Titelblatt mit kleinem Bildverlust. handschr. Eintrag am Vorderdeckel von alter Hand. Die mit Holzschnitten des Schaffhauser Künstlers Tobias Stimmer (1539-1584) illustrierte erste Rihel-Ausgabe der Geschichte des Jüdischen Kriegs war 1574 erschienen. Bis 1630 erschienen dann fünfzehn weitere Ausgaben. **** Eine Restaurierung des Titelblattes und der ersten beschädigten Blätter kann gegen Aufpreis von 200,00 € vorgenommen werden. Versandkostenfreie Lieferung

      [Bookseller: REDIVIVUS Buchhandlung & Antiquariat]
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        Lutzenburgum. Ducatus eiusdem nominis, vetus et primaria urbs, in superiorem & inferiorem situ mirabili... Altkolor. Kupferstich von Braun und Hogenberg, um 1590. 35 x 42 cm.

       1590 In erdigem Kolorit gehaltener Kupferstich von Luxemburg und umliegender Landschaft, aus der Vogelschau. Mit zwei Wappen, rechts unten Titelkartusche, links unten Staffagefiguren.- Am unteren Steg etwas braunfleckig. Versand D: 5,00 EUR

      [Bookseller: Antiquariat Schramm]
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        Cambalv.

      [Likely Antwerp or Amsterdam, circa 1590]. - Woodcut ovoid roundel (60 x 75 mm), contemporarily trimmed to just outside neatline and contemporarily mounted to a larger sheet of paper (in excellent condition). One of the earliest printed views of what is today Beijing: an unrecorded bird's eye prospect over 'Cambalu', or Khanbaliq (on the site of modern Beijing), the capital of China during the Yuan Dynasty (1271-1368). The Yuan Dynasty was founded by the legendary Mongol warrior Kublai Khan, who after conquering China proclaimed his new capital at Khanbaliq, although the city would not be completed until 1293. During the succeeding Ming Dynasty (1368-1644), Khanbaliq was transformed into what is known as Beijing. Interestingly, as seen in the view, the walled rectangular form of the old city of Beijing is already evident in the design of Khanbaliq. Marco Polo visited Khanbaliq, but his description of its location was vague. For over two centuries thereafter Europeans were confused as to not only the location of "Cambaluc", but they even sometimes confused its identify with "Cathay" (China), thinking that it was the name for the entire country. This confusion was cleared up by the Jesuit Matteo Ricci during his first visit to Beijing in 1598, when he definitively identified Khanbaliq as the precursor to the modern Chinese capital. The present work is one of a series of 26 woodcut roundels of views and maps that were found together as collection. Charming, mysterious and apparently unique, in the absence of any accompanying documentation we are left to make educated guesses about their genesis. By all appearances they seem to be late 16th or early 17th century Flemish or Dutch woodcuts, probably proofs for vignettes to adorn the sides of an unrealized copper-engraved wall map (or maps). Indeed, this period saw the beginnings of the "carte à figures" wall maps that became all the rage during the 17th century, and which occupied an iconic place in the art world of the Low Countries. In the fluid and fast-paced environment of the large European print shops, it was common for artists to experiment with designs for copperplate maps by making woodcut proofs, as carving into wood was much quicker and cheaper. Only if the design was accepted for publication was it engraved into copper (an expensive and demanding process). The views within the roundels were generally predicated on the most authoritative recent sources. Many of the views are based on those published within the first four volumes of Braun & Hogenberg's "Civitates Orbis Terrarum" (6 vols., 1572-1618), the first great "town book", featuring bird's eye views of cities in Europe, Asia, Africa and America. Inspired by Ortelius's ground-breaking world atlas "Theatrum Orbis Terraum" (1570), which featured all of the world's known regions in detail, this monumental endeavour featured 546 views and maps of cities. The views from the "Civitates" are imbued with profound historical importance as, in many cases, they are the first accurate and detailed views of many great cities and towns, and were the most popular and influential images of these urban centres available to Europeans during the late 16th and much of the 17th centuries. Other fantastic sources include Jan van Linschoten's "Itinerario" (Amsterdam, 1596), one of the most consequential books ever written, responsible for breaking the Portuguese monopoly on European trade in South and East Asia. Likewise, other views were borrowed from important and pioneering 16th century prints and manuscripts. The unknown maker of the set of roundels to which the present view belongs likely intended for them to serve as proofs for the vignettes adorning the sides of an intended "carte à figures" wall map (or more likely maps). The creation of such woodcut proofs was commonplace, although very few examples survive to this day, as most were destroyed once their incidental use had transpired. In any event, these woodcut roundels are a fascinating insight into the operations of a large

      [Bookseller: Antiquariat INLIBRIS Gilhofer Nfg. GmbH]
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        Marchia Anconitana cum Spoletano Ducatu.

      - Amsterdam, 1590 circa. Dall' "Atlas" del Mercatore (che si compone di tre parti, tutte edite a Duisburg tra il 1585 ed il 1595 con il testo latino al verso) incisione in rame, vecchia ma non coeva coloritura, cm 36 x 48,5 (alla lastra). Testo francese al verso, indice della edizione di Amsterdam. Esemplare a pieni margini e in bella coloritura, buono lo stato di conservazione.

      [Bookseller: BOTTEGHINA D'ARTE GALLERIA KÚPROS]
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        Josephus, Flavius: Flavii Josephi des Hochberühmten Jüdischen Geschichtschreibers Historien vnd Bücher, Von alten Jüdischen Geschichten zwentzig, sambt eynem von seinem Leben: Vom Jüdischen Krieg vnd der Statt Jerusalem vnd des gantzen Lands zerstörung siben. Von d er juden altem Herkommen wider Apionem Grammaticum zwey: Von Meysterschafft der Vernunft und der Machabeer Marter eyns. Alles auß dem Griechischen Exemplar . mit höchstem fleiß von newem verteutscht unnd zugerichtet . Beigebunden: Egesippi des Hochberühmten Fürtrefflichen Christlichen Geschichtschreibers fünff Bücher: Vom Jüdischen Krieg, vnd endlicher zerstörung der Herrlichen . Statt Jerusalem . / Egesippus. - [Straßburg : Rihel], [ca. 1590]

      Straßburg ; Rihel 1590 - VD16 ZV 17562 [6], 524, [20] Bl. :mit weit über 100 Holzschnitten. 36 cm, geßprägtes Schweinsleder auf Holzdeckel, an den unteren Kanten aufgeplatzt. Beide schließen fehlen halb, Die ersten ca. 10 Blätter an der unteren Ecke brüchig und beschädigt mit Fehlstellen vor allem am Titelblatt mit kleinem Bildverlust. handschr. Eintrag am Vorderdeckel von alter Hand. Die mit Holzschnitten des Schaffhauser Künstlers Tobias Stimmer (1539-1584) illustrierte erste Rihel-Ausgabe der Geschichte des Jüdischen Kriegs war 1574 erschienen. Bis 1630 erschienen dann fünfzehn weitere Ausgaben. **** Eine Restaurierung des Titelblattes und der ersten beschädigten Blätter kann gegen Aufpreis von 200,00 € vorgenommen werden. Sprache: Deutsch Gewicht in Gramm: 499

      [Bookseller: REDIVIVUS Buchhandlung & Antiquariat]
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        Romanorum imperatorum effigies. Elogijs, ex diversis Scriptoribus, per Thomam Treterum, S. Mariae Transtyberim canonicum collectis, illustratae. Opera et studio Io. Bap.tae de Cavallerijs aeneis tabulis incisae

      apud Franciscum Coattinum (al colophon) Anno Domini 1590 8vo (cm. 18), Frontis. architettonico interamente inciso, 6 cc.nn., 157 cc. ciascuna con - al recto - un ritratto inciso su rame a piena pagina. Marca tipografica in fine. Legatura coeva in pergamena floscia con titolo ms. in grandi caratteri gotici al ds. Due ritratti parzialmente acquarellati da mano antica. Ex libris cartaceo al contropiatto anteriore ed un altro ms. (’Timothei Pieri’) al frontis. Qualche lieve brunitura ed alcune macchioline altrimenti esemplare in ottimo stato di conservazione. Adams, 1182; Rossetti, 1755.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Ex Libris s.r.l.]
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        Metamorphoses, argumentis brevioribus ex Luctantio Grammatico collectis expositae: una cum iconibus

      Antwerp Plantin 1590-1591 First illustrated edition of a very early juvenilia, volume II only of the two-volume Metamorphoses abbreviated. Oblong 16mo (4 1/8" x 5 1/8"); pagination: 209-361, plus 17 pages, including an Index and approbatio, with 72 plates on 71 leaves (lacking 4 plates and the text on the verso). This copy has two approbation leaves, both dated 1590. The final plate is the full-page Plantin device with the legend 'Labore et Constantinia.' Newly bound by Fitterer to style in full calf with a gilded spine. Ascribed to both the medieval grammarian Aelius Donatus and to Lactantius Placidus. The etchings are by Pieter van der Borcht, who signed the plate on p. 357. (Van der Borcht went to work for Christopher Plantin at an early age and designed many of his typographical ornaments.) Funck 374-375; Adams O-504; Hollstein III, 100, nos. 200-377; Adams O-504; Delen II, 92-93. Very Good

      [Bookseller: Fine Editions Ltd.]
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        Ischia, quae olim Aenaria.

      Ortelius dat., Antwerpen: 1590 - Kupferstichkarte, Antwerpen: Ortelius dat. 1590, 48 x 37 cm. * vdBroecke 142; Meurer: Fontes S.174. Sehr dekorative Karte der Insel Ischia in schönem Altkolorit, mit Segelschiffen und drei ausgemalten Renaissancekartuschen. Giulio Jasolino schrieb 1568 ein Buch über die Insel Ischia und die dortigen Thermalbäder, dem eine von Mario Cartario gravierte Karte beigegeben war. Diese bildet die Vorlage für die Ortelius-Karte.

      [Bookseller: Antiquariat Ruthild Jäger]
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        Opera Iosephi Iudaeorum doctissimi ac disertissimi, quae ad nostram aetatem pervenerunt, omnia, nimirum: De antiquitatibus iudaicis Libri XX...

      impensis Sigismundi Feyerabendij 1590 (al colophon 1588) 8vo (cm. 18,7), 4 cc.nn., 481 cc., 35 cc.nn. Frontis. in rosso e nero con vignetta xilografica. Grande marca tipografica al frontis. Legatura coeva in piena pergamena con titolo ms. al ds. in grandi caratteri gotici. Alcune carte lievemente brunite altrimenti ottimo esemplare. Rara edizione. Adams, J - 370.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Ex Libris s.r.l.]
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        Aprutii Ulterioris Descriptio.

      - Anversa, 1590 circa. Dal "Theatrum Orbis Terrarum", incisione in rame, colore d'epoca, cm 33 x 43 (alla lastra) più margini, testo francese al verso, in alto a sn. titolo entro cartiglio a volute geometriche. La carta deriva da quella pubblicata da Natale Bonifacio nel 1587 (in bs. sulla sn., in piccolo riquadro, "Natalis Bonifacius. describeb."). Il "Theatrum Orbis Terrarum" è stato il primo atlante moderno, comprendente carte di tutte le zone del mondo. Prima di allora la produzione cartografica era stata irregolare, locale a livello di produzione, e i pochi atlanti, i cosiddetti "Atlanti Lafreriani" erano costituiti su richiesta, raccogliendo carte di alcune zone e ignorando le altre. La geniale intuizione di Ortelio fu appunto quella di riunire, in un unico corpus, la produzione cartografica del periodo, costituendo la base per un'impresa editoriale di enorme successo che sarebbe stata pubblicata dal 1570 al 1612. Un paio di piccoli forellini in basso sulla sinistra, stretti margini, discreto esemplare in bella coloritura.

      [Bookseller: BOTTEGHINA D'ARTE GALLERIA KÚPROS]
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        Iusti Lipsi Epistolarum selectarum, Centuria prima. Francofurdi Apud Ioannem Wechelem. MDXC.

      Frankfurt: Johannes Wechel, 1590. Condition: 6 Band gevlekt en beschadigd, aangetast door boekenworm. Schutblad is los. Bibliotheekstempel op titelblad. Rug beschadigd en donker gekleurd.. Binding: Contemporary Full Vellum Duodecimo 12mo Height: 18,6 CM Width: 10,7 CM Thickness: 2,9 CM

      [Bookseller: Antiquariaat Meuzelaar]
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        Picardiae, Belgic ae Regionis Descriptio. (Map of Picardy, Belgium)

      ORTELIUS, Abraham. Picardiae, Belgicae Regionis Descriptio. Original copper plate engraved map by Abraham Ortelius dated 1579 and published in 1590. 440 x 550 mm. £395

      [Bookseller: Henry Sotheran Ltd.]
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        Due discorsi, l'uno intorno al contrasto tra il Signor Speron Speroni, et il Giudicio stampato contra la sua Tragedia di Canace e di Macareo, et l'altro della Nobiltà.

      Padova, Paolo Meietti, 1590, - in-4, pp. (8), 72, attraente leg. del primo XVIII sec. in p. marocch. granata, duplice cornice dorata ai piccoli ferri sui piatt, dorso a nervi con fregi oro, bordi e tagli dor. (18 ff. bianchi in fine, una cerniera debole). Impresa tipogr. fig. al tit., fregi ed iniz. silogr. Dedica dell'a. a Luigi Lollino e Benedetto Giorgio. Prima edizione di quest'opera, il cui primo discorso (pp. 1-40) fa parte dell'aspra e lunga polemica letteraria che aveva suscitato ''La Canace'' dello Speroni e la successiva ''Apologia'', appositamente da lui scritta in difesa della sua tragedia (cfr. quanto afferma a tal proposito Apostolo Zeno nelle sue ''Annotazioni'' alla ''Biblioteca dell'eloquenza italiana'' del Fontanini, I, pp. 469-470). Il secondo discorso è un dotto trattatello di carattere generale sulla nobiltà nei suoi vari aspetti. L'autore, di Padova (ivi morto nel 1611), fu pubblico lettore in quella Università, uno dei più illustri membri dell'Accademia degli Animosi e di quella dei Ricovrati, polemista ed autore di svariate opere assai stimate, quali i ''Discorsi poetici'' (1600) e i ''Due discorsi, l'uno contra le tragicomedie et moderne pastorali, l'altro particolarmente contro contra il Pastor fido di B. Guarini''. Ottimo esempl. (antica firma nel margine infer. del tit.). Manca al BMC e all'Adams. Cat. Olschki 141, n. 496. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Pregliasco]
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        Epigrammata et poematia vetera. Quorum pleraque nunc primum ex antiquis codicibus & lapidibus, alia sparsim antehac errantia, jam undecunque collecta emendatiora eduntur

      Nicolaum Gillium, (1589) 1590, Paris - ______ Format : In-12. Collation : (8), 191, (1), 491 pp. Vélin, titre doré au dos qui est orné de filets et fleurons, couronne de feuillages dorée au centre d'un encadrement. (Reliure de l'époque.). ___ First edition of this anthology of epigrams from Antiquity. Beautifull contemporary gilted vellum binding. ____ Première édition de cette anthologie d'épigrammes des auteurs de l'Antiquité. Contient "Liber medicinalis" de Serenus Sammonicus, sous le titre "De medicina praecepta saluberrima" (p. 126-164) et Remmius Flavianus "Carmen de ponderibus et mensuris" (p. 397-402) Pierre Pithou (1539-1596) jurisconsulte est un des auteurs de la Satyre Ménippée. A côté de ses ouvrages politiques, il a publié et commenté des auteurs de l'Antiquité. Après la page 256, la pagination revient à 241. Le colophon est daté de septembre 1589 et le volume a été imprimé par Denys Du Val. Très bel exemplaire en vélin doré. [Attributes: First Edition]

      [Bookseller: Hugues de Latude]
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        Romanorum imperatorum effigies Elogiis ex diversis scriptoribus per Thomam Treterum Rome apud Franciscum Coattinum

      

      [Bookseller: Maggs Bros. Ltd. ]
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        Dantzigk. Altkolor. Kupferstich von Braun u. Hogenberg, um 1590. 32,5 x 48 cm.

       1590 Gesamtansicht der Stadt Danzig, im Vordergrund Staffagefiguren. Oben Titelkartusche, daneben Wappendarstellungen. Versand D: 5,00 EUR

      [Bookseller: Antiquariat Schramm]
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        Lodi del porco, opera piacevole e ridicolosa. Nella quale à pieno si descrive la perfezzione, la bontà, l’eccelenza, l’industria, la magnanimità, la valorosità, e la fierezza del porco. Nuovamente composta per Ieronimo Berselli bolognese

      - In 8vo (cm 14); mezza pelle moderna, piatti in carta marmorizzata, titolo in oro sul dorso; cc. (4). Frontespizio entro bordura. Ottima copia.RARISSIMA SECONDA EDIZIONE di questo componimento giocoso in lode del maiale. La prima edizione (Bologna, Bonardi, 1590), menzionata solamente da M. Paleari Henssler (Bibliografia latino-italiana di gastronomia, Milano, 1984, p. 87), risulta dispersa. L'operetta fu ristampata a Perugia dagli eredi di Andrea Bresciano non prima del 1594.Apparentemente nessuna copia in Italia. Lord Westbury, Handlist of Italian Cookery Books, Firenze, 1963, p. 30. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: Libreria Alberto Govi di F. Govi Sas]
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        Della trasportatione dellâ??obelisco Vaticano et delle fabriche di Nostro Signore Papa Sisto V... Libro primo

      Domenico Basa 1590 Folio, 1 c.nn. (frontis. con titolo interamente inciso), 108 cc., 4 cc.nn. con 38 tavv. incise in rame di cui 35 a piena pagina, 2 a doppia pagina, 1 più volte rip. (segue) Libro secondo in cui si ragiona di alcune fabriche fatte in Roma et in Napoli..., [Napoli, Costantino Vitale 1604], 31 cc. con 16 tavv. incise in rame di cui 4 a doppia pagina Legatura antica in mz. pelle nocciola (usurata e con segni di tarlo). Ds. liscio con fili, fregi e titolo in oro. Ingialliture, alcuni aloni soprattutto alla ultime carte ma esemplare genuino e in buone condizioni di freschezza. Ex libris del Duca di Berwick e Alba e di Giancarlo Venerosi Pesciolini. Esemplare davvero particolare con il â??Libro primoâ?? nellâ??edizione originale stampata a Roma e il â??Libro secondoâ?? nella prima tiratura dellâ??edizione originale stampata a Napoli. Tale rarissima tiratura si differenzia dalla successiva per il numero delle tavole (16 invece di 18, due di esse essendo numerate 6 - 7 e 8 - 9 sui rami). Rossetti 5098, 5099 per la seconda tiratura del Libro secondo. Fowler, p. 33 come Rossetti descrive lâ??edizione originale del Libro primo e la seconda tiratura del Libro secondo. Sono queste le due celebri opere nelle quali lâ??architetto Domenico Fontana documenta, con lâ??ausilio delle raffinate tavole da lui disegnate ed incise da Natale Bonifazio da Sebenico, lâ??imponente impresa della elevazione dellâ??obelisco e le altre importanti realizzazioni architettoniche compiute sotto il pontificato di Sisto V.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Ex Libris s.r.l.]
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