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Displayed below are some selected recent viaLibri matches for books published in 1590

        Magnum Pietatis Opus

      1590 - Bulino, 1590 ca., privo di firma e dati editoriali. Sulla nuvola, corre l’iscrizione "Magnum Pietatis Opus"; in basso a destra, la notizia del privilegio. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva co filigrana "scudo con santo inginocchiato", rifilata al rame, in perfetto stato di conservazione. Della rappresentazione del Corpus Christi sorretto, Cherubino si occupò in quattro incisioni: la Pietà con un Angelo in piedi (TIB, 34, 139.21); la Pietà di Michelangelo del duomo di Firenze (TIB,34,141.23); Dio Padre con il Corpo di Cristo, da Taddeo Zuccaro (TIB, 34,140,22) e la presente "Magnum Pietatis Opus". Tutt’e quattro le incisioni hanno singoli elementi connessi con un disegno del Cherubino, conservato a Roma presso l’Istituto centrale per la Grafica, inv: F.N. 2884, che è un modello per una Pietà degli Angeli, in cui un Angelo sorregge il corpo di Cristo, mentre gli altri due mostrano gli strumenti della Passione, ovvero la colonna, la croce, la corona di spine e la spugna. Del disegno romano, questa incisione riprende il motivo delle grandi ali spiegate e la parte superiore del corpo di Gesù. Engraving, 1590 circa, lettered on cloud 'Magnum Pietatis Opus' and below right 'Cum Privilegio Summi Pontificis' A great impression, printed on contemporary laid paper, trimmed to the platemark, very good condition. Cherubino treated the representation of Corpus Christi supported in four engraving: the An angel standing on a cloud supporting the dead Christ (TIB, 34, 139.21); The Pieta after the statue by Michelangelo in Florence (TIB, 34,141.23); God the Father with the Body of Christ after Taddeo Zuccaro (TIB, 34, 140, 22) and this "Pietatis Magnum Opus". All four engravings have individual elements associated with a Cherubino’s drawing, kept in Rome at the All four recordings have the individual elements associated with a cherub design, kept in Rome at the National Cabinet of Prints at the Foreign Ministry, inv: F.N. 2884, which is a model for a Pieta of the Angels, in which an angel supports the body of Christ, while the other two show the instruments of the Passion, which is the column, the cross, the crown of thorns and the sponge., inv: F.N. 2884, which is a model for a Pieta of the Angels, in which an angel supports the body of Christ, while the other two show the instruments of the Passion, which is the column, the cross, the crown of thorns and the sponge. This engraving resumes the elements of the large wings spread and the upper part of the body of Jesus, occurring in the Roman drawing. Bartsch XVII.53.10; TIB, 34, p. 139, n. 21; Hermann-Fiore, Disegni degli Alberti, p. 108 n.51 Dimensioni 243 356mm

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Universalis Orbis Descriptio .

      Ingolstadt 1590 - Carta del mondo tratta dal rarissimo Opusculum Geographicum Rarum, edito ad Ingolstadt nel 1590. La carta deriva dal modello del Gastaldi ed il Myritius può essere descritto come l'ultimo cartografo che rappresenta le coste settentrionali di Asia ed America unite. La mappa è circondata da 16 putti che soffiano in rappresentazione dei venti, ed è circondata da una cornice decorativa. Xilografia, esemplare leggermente rifilato ai lati, per il resto in eccellente stato di conservazione. Rara. A very rare map of the world taken from "Opusculum Geographicum Rarum". Myritius has been described as perhaps the last of the geographers to accept without question the connection of North America with Asia" -- Portraits of The World. The connection of Asia and America is most prevalent on earlier Italian Gastaldi-type world maps, and Shirley notes that the choice of place names on the Myritius also points to reliance on an Italian rather than a Dutch source. Also of significance, "in the extreme south on the map, we now see something new -- an imaginary continent stretching across the pole. Mercator believed a continent would be found there and his theory was blindingly accepted and duplicated on maps for over 100 years" - Portraits of The World. Published in Ingolstadt, Germany in 1590, this handsome oval map is surrounded by sixteen cherubic windheads inside of a heavy decorative border. Only one edition of the map is known, although a proof copy, with lower left and right panels blank, is mentioned by Shirley. Shirley, The Mapping of The World, #175; Portraits of The World, #7, pp. 10-11. Dimensioni 400 270mm [Attributes: Soft Cover]

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Arx Segeberga, quondam Aelberga... Kupferstich von Braun u. Hogenberg, um 1590. 33,5 x 46,5 cm.

       1590 Klose-Martius 3.- Mit 2 großen Wappenkartuschen. Versand D: 5,00 EUR

      [Bookseller: Antiquariat Schramm]
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        San Giorgio e il drago

      1590 - Xilografia, fine XVI secolo, priva di data e firma. Bellissima prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, completa della linea marginale, in ottimo stato di conservazione. Il disegno di quest’opera è stato attribuito a Tiziano da Papillon e altri, mentre secondo Muraro e Rosand può essere considerato una variante dell’affresco Marco Curzio si getta nella voragine, sulla facciata del Palazzo d’Anna a Venezia, attribuito al Pordenone. Questa ipotesi ha trovato un certo seguito tra i critici. La scena raffigura San Giorgio cavaliere, ben corazzato e armato di lancia e spada in sella al suo cavallo dopo averucciso il drago, che giace a terra con un moncone della lancia conficcato nel corpo. L’immagine ha una straordinaria varietà di strutture grafiche e di contrasti tonali. La leggenda nacque durante la prima crociata, durante la quale in Palestina, a Lidda, Giorgio vene decapitato, e fu poi diffusa notevolmente dalla Chiesa per la forte simbologia del racconto che affonda le radici nella mitologia greca, con l’episodio di Teseo ed il Minotauro ad esempio. Il drago rappresenta il demone maligno che vive fuori e dentro l’uomo. L’immagine del guerriero traduce quindi la lotta dell’uomo per combattere questo demone. Perché possa affrontarlo, però, è necessario che l’uomo sia ben corazzato, e l’armatura diventa simbolo della fede cristiana, che agisce da guida. L’uomo da solo non sarebbe in grado di affrontare questa lotta, pena lo smarrimento. Si aggiunga che nella tradizione narrativa, il cavaliere è sempre la figura che deve affrontare insidie e mostri per accedere o conquistare un tesoro. Il tesoro cristiano è il Bene che risiede nella profondità della coscienza dell’uomo. Si ignorano quasi completamente i dati biografici di Giuseppe Scolari. Nell’iscrizione che si legge nella xilografia Vir doloris, si definisce "Vecentino", per cui sarebbe originario di Vicenza. Il suo nome è registrato negli annali della corporazione dei pittori veneziani, tra gli anni 1592 – 1607. A Venezia dunque sviluppa il suo talento, lavorando soprattutto a grisaille. Della sua produzione pittorica non si è conservato nulla. La sua arte è nota unicamente per le sue xilografie che sono anche gli ultimi esempi veneziani di questa tecnica, a cui sarà preferita l’incisione su rame. Benchè si tratti solo di 9 opere – di cui 8 di tema religioso, lo Scolari merita comunque di essere considerato un grande artista. Non è un caso se Papillon abbia attribuito a Tiziano i disegni delle opere dello Scolari, proprio per la straordinaria qualità e abilità. Lo stile di Scolari è elegante ed accurato, molto rifinito e nello stesso tempo originale. Elementi fondamentali della sua arte sono i segni lunghi e continui che si osservano in tutte le sue opere. Le sue silografie si distinguono dalle altre veneziane del tempo per un particolare valore dei neri, forse legato ad un particolare tipo di inchiostro, o all’utilizzo di un legno particolarmente poroso. Woodcut, end of XVI century, without signature. A fine impression, printed on contemporary laid paper, complete of the borderline, very good conditions. The design of this work has been attributed to Titian by Papillon and others, while the second Muraro and Rosand can be considered a variant of the fresco Marcus Curtius throws himself into the abyss, on the facade of the Palazzo d'Anna in Venice, attributed to Pordenone. This hypothesis has found a cult following among critics . The scene depicts Saint George knight, well armored and armed with spear and sword riding his horse after killing the dragon, lying on the ground with a stump of the spear stuck in the body. The image has an amazing variety of graphical structures and tonal contrasts. The legend was born during the First Crusade, at Lydda in Palestine, during which, Giorgio was beheaded. The dragon represents the evil demon that lives in and out of the man. The image of the warrior translates man's struggle to fight this demon. Why ca

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Carte dei quattro continenti

      Venezia 1590 - Suite raffigurante i 4 continenti, finemente incisi ad acquaforte e bulino, databili al 1590/95 ca. La carta dell’Asia è firmata in lastra, in basso a sinistra. Magnifiche prove, ricche di toni, impresse su carta vergata coeva con filigrana "ancora in un cerchio sormontato da fiore" con relativa contromarca (Briquet 571, Woodward 178), ampi margini, in perfetto stato di conservazione Le mappe, secondo Philip Burden e Richard Betz, sono databili al 1605 e derivano chiaramente da quelle pubblicate nella Universale Fabrica del Mondo di Giovanni Lorenzo Anania, Venezia 1582. Si differenziano principalmente per dimensione e per scala di gradazione. Tuttavia ci permettiamo di discordare dalla datazione attribuita da Burden e Betz, ritenendo queste opere del Rosaccio databili al periodo 1590/95. Le mappe erano infatti accompagnate dalla carta del mondo che Rodney Shirley include tra quelle aggiunte nella nuova ristampa di The Mapping of the World, elencandone un solo esemplare conosciuto, che si trova nella Biblioteca Municipale di Grenoble. Shirley data la mappa all’ultimo decennio del XVI secolo. A conclusione dello studio su questo inusuale gruppo cartografico, possiamo evidenziare che questo set rappresenta una prima stesura del Rosaccio per la realizzazione delle carte successivamente inserite nella sua Geografia ed anche nelle Relationi Universali del Botero. Le opere, probabilmente realizzate in pochissimi esemplari, non furono mai inserite in nessuna pubblicazione, e si presentano su fogli intonsi, a pieni margini, stampate su carta con filigrana che il Briquet indica fabbricata a Verona intorno al 1583, ed il Woodward riscontra in altre mappe del periodo 1580 e 1594. Diverse sono anche le dimensioni delle lastre, ma questo probabilmente perché gli studiosi si sono trovati ad esaminare esemplari rifilati all’interno del rame. Giuseppe Rosaccio, medico e geografo, è noto per alcune opere geografiche e cosmografiche, che, sebbene di non gran mole, gli procurarono qualche fama e furono più volte ristampate. Tra esse il Teatro del Cielo e della Terra (Venezia 1595), il Mondo e le sue parti, cioè Europa, Affrica, Asia et America (Verona 1596), il Microcosmo (Firenze 1600), il Mondo elementare e celeste (Treviso 1604), il Discorso sulla nobiltà ed eccellenza della Terra (Firenze, s. a.). Egli curò anche un'edizione della Geografia di Tolomeo, stampata a Venezia nel 1599, corredandola con alcuni Discorsi e 42 tavole nuove. Set omogeneo, di straordinaria rarità. - EARLY ISSUE, UNRECORDED - Suite depicting the 4 continents, finely etched with etching and engraving, dating to 1590/95 approx. The map of Asia is signed in the plate, lower left. Magnificent proofs, rich tones, printed on contemporary laid paper with watermark "still in a circle surmounted by flower" with the countermark (Briquet 571, 178 Woodward), wide margins, in perfect condition The maps, according to Philip Burden and Richard Betz, can be dated back to 1605 and are clearly derived from that published in the Universale Fabrica del Mondo by Giovanni Lorenzo Anania, Venice 1582. They differ mainly in size and scale of gradation. However, we would disagree on the dating attributed by Burden and Betz, considering these works of Rosaccio dating from the period 1590/95. The maps were in fact accompanied by a map of the world that includes Rodney Shirley among those added to the new reissue of The Mapping of the World, listing only known specimen, which is located in the Municipal Library of Grenoble. Shirley dated the map at the last decade of the sixteenth century. At the conclusion of the study of this unusual maps, we can that describe this set is a first issue of Rosaccio’s maps later incorporated in his Geography and also in the Relationi Universali by Botero. The works, probably made in a few examples, were never included in any publication, and are on uncut sheets, with full margins, printed on paper with a watermark that indicates Briquet manufactured in Verona arou [Attributes: Signed Copy]

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        La Carità indica a San Girolamo la Santissima Trinità

      1590 - "Bulino, 1590, datato in lastra in basso a destra. Da Federico Zuccari e attribuita ad Aliprando Caprioli. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, piccolo restauro perfettamente eseguito in basso a destra, in ottimo stato di conservazione. All’interno dell’immagine, in basso a sinistra "Federicus zuccarus in. et pinxit pro Rege Catholico a lescuriale". In alto, sulla centinatura, due versi in italiano e, nel margine inferiore, due versi in latino. L’incisione riproduce uno dei dipinti di Federico Zuccari destinato alle facce interne degli sportelli dell’armadio reliquario dedicato a san Girolamo in San Lorenzo all’Escorial. L’immagine, infatti, riflette con esattezza quanto lo Zuccari scrive in una lettera del maggio 1586, inviata dall’Escorial ad un amico non identificato a proposito di tale decorazione. Il progetto iconografico, che comprendeva anche la decorazione delle facce esterne, fu commissionato da Filippo II, re di Spagna, nel 1585. I dipinti, sia delle facce esterne che interne, furono completamente ridipinti per volontà del re, poco dopo il rientro di Zuccari in Italia – avvenuto nel 1589 – perché non soddisfatto dell’iconografia innovatrice dell’artista. Dalla letteratura sulle decorazioni dell’Escorial, risulta che il pittore Juan Gomez venne incaricato di riportare le raffigurazioni in una forma più tradizionale. La ricca composizione, minuziosamente descritta nella lettera autografa dello Zuccari, raffigura a destra S. Girolamo, accompagnato da tra angeli, nello studio il quale " scrivendo sopra la passione del Salvatore sta meditando la causa particolare che mosse Iddio Padre a mandar l’unigenito suo Figliuolo in terra a redimere l’umana natura con tanto patire. In questa meditazione figuro che se li rappresenti avanti la Carità in atto e gesto che ella li dice: io sono quella che ha mosso Iddio e fatto scendere Cristo di cielo in terra, così questa figura in abito di Matrona honesta e santa, con una mano sul petto e con l’altra gli addita il Cristo morto portato in aria da alcuni angioli ". Ai piedi della Carità, sono tre amorini che giocano con il leone di S. Girolamo che " deposta la ferocità e terribililità sua si lascia toccare dimostrazione che il nostro Iddio non è più Iddio d’ira e di vendetta, ma di amore di pace e carità e grazia." L’incisione è datata in Roma 1590, presso "Sta. formis" ossia da forme di Johann Staetius, stampatore di Amsterdam, attivo a Roma all’incirca dal 1576. Essa costituisce la prova che il pittore subito dopo il suo rientro in Italia, nel 1589, volle affidare a un incisore di fiducia il disegno nel quale aveva composto in una sola immagine la scena di San Girolamo nello studio che nel dipinto all’Escorial aveva dovuto scindere in due parti. Rimane dubbio se Zuccari a quel momento fosse già a conoscenza del nuovo progetto di Filippo II, oppure no. Nel primo caso, il ricorso all’incisione potrebbe interpretarsi come un atto autodifensivo, per garantire memoria visiva alla propria invenzione. Oppure, se non aveva sentore del mutato parere del re, affidare il disegno alle stampe poteva semplicemente rispondere alla volontà dell’artista di divulgare la sua opera. Da chiedersi se l’incisore – secondo la Borea della cerchia di Philippe Tomassin e di Alibrandi Caprioli – abbia optato per non firmarsi perché temesse possibili reazioni del Sant’Uffizio, data la discutibile ortodossia della rappresentazione. Magnifico esemplare di questa rara opera-" Engraving, 1590, after Federico Zuccari. Ascribed at Aliprando Caprioli. Lettered at top with verses in Italian, and below with verses in Latin; and with "Federicus zuccarus in. et pinxit pro Rege Catholico a lescuriale" and "Sta. For. Ro. 1590". A great impression, on contemporary laid paper, trimmed to the platemark, small repaired tear at the lower right, otherwise very good condition. The engraving reproduces one of Federico Zuccari paintings for the internal faces of the reliquary dedicated to

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        Il Diluvio Universale

      1590 - Xilografia in due blocchi, fine XVI secolo, siglata con il monogramma dell’Andreani in basso a sinistra. Bellissima prova, impressa su due fogli congiunti di carta vergata coeva, completa della linea marginale, minime ossidazioni nella parte superiore, per il resto in eccezionale stato di conservazione. L’opera riproduce, in controparte, un intaglio a due legni, anch’esso non datato – ma realizzato nel decennio 1520/30 - e all’incirca delle medesime dimensioni, generalmente attribuito a Nicolò Boldrini. La scena raffigura il Diluvio universale, narrato nella Genesi: coppie di uomini e donne nudi emergono dall’acqua e si riparano su piccole lingue di terra, sullo sfondo di un paesaggio inondato, con abitazioni quasi del tutto sommerse dall’acqua, e altre figure che tentano di raggiungere la punta di una piramide, dietro la quale si scorgono antiche rovine con templi e obelischi. Sulla destra, è ben visibile l’arca costruita da Noè, verso cui si rivolgono con lo sguardo o con gesti delle braccia le persone in acqua nel tentativo disperato di salvezza, mentre altri annegano. Tra le vittime, anche un cane e un cavallo. Il disegno preparatorio, oggi perduto, è stato attribuito in origine a Tiziano, ma già Mariette dubitava di questa attribuzione, suggerendo il nome del Pontormo, mentre W. Suida quello di Palma il Vecchio. Baseggio inserì un esemplare dell’intaglio originario della Collezione Remondini di Bassano, nel gruppo Tiziano-Boldrini. In effetti, l’insieme degli elementi stilistici ed iconografici presenti nell’opera, sembrano escludere una derivazione da Tiziano e rivelano piuttosto influssi nordici combinati insieme: elementi stilistici della scuola danubiana; motivi paesaggistici della tradizione fiamminga e il classicismo (i templi e gli obelischi) tipico dello stile del Duperac e Thiry. Probabilmente proprio gli esemplari dell’opera con il monogramma dell’Andreani indussero a pensare ad un’invenzione italiana della composizione, tanto da essere inclusa, sia nella versione originaria che nella versione in controparte dell’Andreani, nel catalogo Tiziano e la silografia veneziana del Cinquecento, del 1976/77, a cura di D. Rosand e M. Muraro. I curatori attribuiscono la silografia originaria a Nicolò Boldrini, pur sottolineando lo stile nordico dell’opera che evoca "un mondo diverso, quello che fa a capo all’arte di Durer". Inoltre, notano che l’opera è stata intagliata con una precisione che "sembrerebbe precludere l’attribuzione a Boldrini" senza tuttavia formulare ipotesi alternative. In una pubblicazione del 1983, David Landau ha suggerito il nome del pittore olandese Jan van Scorel, seguito anche da Molly Faries, che sottolinea le numerose corrispondenze, sia nel paesaggio che nella pose di alcune figure, ma anche nell’uso delle linee parallele per ombreggiare la composizione, tra il Diluvio universale e due dipinti dell’artista, in particolare il Battesimo di Cristo e Tobia e l’Angelo. Questa derivazione di Andreani è indice del successo che l’opera incontrò. Andreani utilizzò l'incisione di riproduzione a chiaroscuro, molto di moda al tempo, ottenendo ottimi risultati: amava stampare con più legni sovrapposti in maniera complementare, in un modo che partecipa più del camaieu nordico "a contorni chiusi" che non del chiaroscuro di Ugo da Carpi "a contorni aperti". La sua opera grafica comprende circa quaranta lavori. La tecnica del chiaroscuro è particolarmente difficile nell' esecuzione, ed è per questo che ha trovato nella storia dell'arte grafica pochi seguaci. L'artista mantovano ne è certamente fra i maggiori esponenti. Opera di estrema rarità, conosciuta in pochissimi esemplari e in unico stato. Bibliografia: Le Blanc, 2; Mariette, V, 302; Muraro e Rosand, Tiziano e la silografia veneziana del cinquecento, n. 86 e n. 87; Passavant, VI, pag. 222, n. 2; Heinecken, 1; M.Faries, "A woodcut of the Flood re-attributed to Jan van Scorel", Oud Holland, 97 1983, pp.5-12. Woodcut, signed with Andreani’s monogram in the low [Attributes: Signed Copy]

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        Cristo porta la Croce

      1590 - Bulino, 1590 circa, firmato in lastra in basso. Da un soggetto di Albrecht Dürer. Esemplare nel primo stato di due, avanti l’indirizzo di Hubertus Caijmox e la data 1590. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva con filigrana "stemma con grappolo d’uva", rifilata al rame o con sottili margini, in ottimo stato di conservazione. Aegidius Sadeler, noto anche con il nome di italianizzato di Egidio o come Gilles, era pittore, incisore e un importante manierista, sicuramente l’esponente più importante della dinastia dei Sadeler. Dopo essersi trasferito a Colonia durante l'infanzia (circa 1579), e poi a Monaco di Baviera (circa 1588), si reca in Italia, lavorando a Roma (1593), Verona e probabilmente Venezia (1595-1597). Dopo un viaggio a Napoli, si trasferisce a Praga nel 1597, dove trascorse il resto della sua vita, per lo più impiegato alla corte dell'imperatore Rodolfo II, con Bartholomäus Spranger, di cui divenne il migliore traduttore. Opera giovanile di Aegidius Sadeler, relativo al periodo trascorso tra Monaco e Norimberga. Bellissimo foglio, raro negli esemplari di primo stato. Engraving, circa 1590, signed on plate. After Albrecht Dürer. Example in the first state of two, with the address of Hubertus Caijmox and the date 1590. A magnificent impression, rich in tone, printed on contemporary laid paper with watermark "coat of arms with bunch of grapes", trimmed to the platemark or with thin margins, in excellent condition. Aegidius Sadeler, also known as Gilles, was a painter, printmaker and an important Mannerist, surely the most important exponent of the dynasty of Sadeler. After moving to Cologne in childhood (about 1579), and then in Monaco of Bavaria (about 1588), he went to Italy, working in Rome (1593), and probably Verona Venice (1595-1597). After a trip to Naples, he moved to Prague in 1597, where he spent the rest of his life, mostly at the court of Emperor Rudolf II. In Prague became the best translator Bartholomäus Spranger. Early work of Aegidius Sadeler on the period between Monaco and Nuremberg. Beautiful and rare example of the first state. Hollstein 50 I/II; Wurzbach 30. Dimensioni 353 453mm [Attributes: Signed Copy]

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        Paesaggio con Madonna e Bambino

      1590 - Acquaforte, 1590 circa, monogrammata in lastra "P. F." in basso a sinistra. Magnifica e rara prova, particolarmente nitida e contrastata, con la presenza di graffi sulla lastra tipici delle prime impressioni, con sottili margini oltre l’impronta del rame, applicata su antico supporto di collezione, lievissima ossidazione al centro, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Diversamente da suo padre, Orazio prestava molta attenzione ai dettagli del paesaggio nelle sue opere e questa Madonna con Bambino ne è un eccellente esempio. Sebbene infatti le figure siano in primo piano, l’ombreggiatura dietro l’albero le integra, allo stesso tempo, in un paesaggio di più ampio respiro. Nonostante il guscio di lumaca e le iniziali, che indicano Paolo Farinati come autore del soggetto, la composizione suggerisce una contaminazione da parte di diverse fonti. La figura della Vergine, ad esempio, seduta al suolo sotto un albero mentre mostra il suo profilo di ispirazione classica, deriva da un dipinto di Tiziano andato perduto. Farinati conosceva il soggetto del dipinto grazie alle riproduzioni a stampa realizzate da altri artisti: Niccolò Boldrini eseguì infatti una xilografia nel 1540 con lo stesso tema, ma è probabilmente l’acquaforte di Giovanni Francesco Camocio, datata alla fine del XVI secolo, l’opera che più fedelmente riproduce il dipinto di Tiziano. Gioconda Albricci fa notare come il motivo della Madonna assisa ricorra spesso nell’album di Paolo Farinati, conservato nel Castello a Milano. L’artista combina questa figura di stampo tizianesco insieme con i putti caratteristici della sua opera, come suggeriscono i numerosi amorini presenti nelle sue incisioni (Bartsch 9, 10). Lionello Puppi ha proposto che l'incisione di Orazio possa ispirarsi al disegno preparatorio per un affresco del padre, dipinto nel 1589 sulla facciata della casa di M. Marin, un mugnaio di Vittorio Veneto. Anche il paesaggio alpino sullo sfondo deriva dall'opera di Tiziano. Questo imponente panorama, unico nel corpus delle opere di Farinati per l'ampiezza e la ricchezza di dettagli, potrebbe derivare dalla xilografia Sacra Famiglia con Giovanni Battista ed Elisabetta, spesso attribuiti a Boldrini. La sacra conversatione è ambientata in un esteso paesaggio che combina archi e rovine ricoperti di vegetazione e un lago alpino in lontananza. Gli edifici in rovina e il punto di vista rialzato ricordano anche i paesaggi alpini delle incisioni di Hyeronymos Cock. Albricci considera questa prospettiva una reminescenza degli scenari del Lago di Garda, suggerendo che l'artista possa averlo osservato dal vivo. Quali che siano state le sue fonti, è possibile che Orazio Farinati abbia aggiunto questo sfondo alla composizione figurativa del padre per ottenere un effetto più moderno. La luminosità dell’opera è notevole: i confini più lontani sono resi con linee morbide, e leggere che conferiscono tridimensionalità all’opera. I toni scuri danno vitalità al primo piano e riproducono l'effetto del bagliore tremolante della luce mattutina: il sole sorge da dietro le rovine nella zona mediana, i raggi si diffondono attraverso le crepe dei conci rastremati degli archi. Ci sono alcuni elementi che indicano che Orazio incise le sue opere su lastre di metallo morbide, ad esempio il peltro. I bordi irregolari nella parte superiore della lastra non rispecchiano quelli di un metallo duro, resistente cioè alle battute e alla compressione della stampa, ma piuttosto quelli di un materiale più malleabile, che si graffia facilmente con l’usura della lastra. A volte, queste venivano addirittura rifilate o levigate tra la stampa di uno stato e l’altro. Questa impressione presenta pochissimi graffi, caratteristica dei primi stati. Altro elemento che conferma questo dato è l'area chiara all'altezza della cintola della Vergine: per qualche motivo, la morsura in questa area non è riuscita, probabilmente perché ricoperta da una goccia di vernice o di coprente per l’acido. Negli stati successivi [Attributes: Signed Copy; Soft Cover]

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        Explicatio aliquot locorum quae Puteolis spectantur

      Roma 1590 - Rarissima carta dei Campi Flegrei. Nel cartiglio, in alto a sinistra, Explicatio aliquot locorum quae Puteolis spectantur. Segue una legenda di 20 luoghi notabili rappresentati nella mappa, e alla fine la firma N V A. formis Romae. Carta orientata da una rosa dei venti nel mare, priva di margine graduato e scala miliare. Replica romana della carta del Cartaro, realizzata dalla tipografia dell’editore di origini fiamminghe, Nicolas van Aelst. La carta è priva di data, ma è comunque riconducibile all’ultimo decennio del XVI secolo. Opera molto rara, che non ebbe ristampe, nota in quattro soli esemplari conservati alla British Library, alla Newberry Library, alla National Library of Malta e nella collezione Moreschi. Acquaforte e bulino, mm 377x497, impressa su carta vergata coeva con filigrana "giglio con monti nel doppio cerchio", con margini, tracce di piega di carta perfettamente restaurate, margine inferiore sinistro aggiunto, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Bibliografia: S. Bifolco - F. Ronca, tav. 132; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 179, 202. Newberry Library Cartographic Catalog, 4F 345; R. Shirley, Maps in Atlases of the British Library. A descriptive Catalogue, pp. 381-384, 53; R.V. Tooley, Maps in Italian Atlases of the Sixteenth Century, 1939, pp. 12-47, n. 459. A very rare map of Campi Flegrei. At the top right, in a cartouche, Explicatio aliquot locorum quae Puteolis spectantur, a key of 20 places, and the signature N V A. formis Romae. Orientation through a compass rose in the sea. The map is a Roman replica of the Cartaro map, edited by the Flemish publisher Nicolas van Aelst. The map is undated, but it is to date back to the last decade of the sixteenth century. The work is very rare, just only editions is known and just four examples are preserved: in the British Library, the Newberry Library, the National Library of Malta and in the Moreschi collection. Etching and engraving, 377x497 mm, printed on contemporary laid paper with watermark "lily with mountains in a double circle", with margins, perfectly restored folds of paper, lower left margin added, overall in excellent condition. References: S. Bifolco - F. Ronca, tav. 132; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 179, 202. Newberry Library Cartographic Catalog, 4F 345; R. Shirley, Maps in Atlases of the British Library. A descriptive Catalogue, pp. 381-384, 53; R.V. Tooley, Maps in Italian Atlases of the Sixteenth Century, 1939, pp. 12-47, n. 459. Dimensioni 497 377mm

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        Italia Gallica, sive Gallia Cisalpina, Ex Conatibus Geographicis Abrah. Ortelij

      Anversa 1590 - "Affascinante carta storica della Gallia Cisalpina, l'antica regione della penisola italica a settentrione della linea Ariminum-Pisae (Rimini-Pisa), di cui il fiume Rubicone segnava il confine con il resto l'Italia, pubblicata nel Parergon di Ortelius. La costruzione della mappa è basata su fonti classiche quali Livio Ausonio,Tacito, Catone, Plinio, Polibio e Cassiodoro. Sotto al cartiglio con il titolo, la dedica al nobile veneziano Francesco Soranzo Francesco Soranzo (1557-1607) " Venerando Dño D. Francisco Superantio | Veneto, pietate ac sanguine nobili, auctor | lubens merito donabat, dedicabatque" Nei cartigli al centro in alto e in quello in basso a destra, rispettivamente sono elencati i siti e i popoli di incerta localizzazione. Nel cartiglio al centro del margine destro l'iscrizione in latino "Electrides insulas ante Padum, a | priscis descriptas. fabulosas facit Strabo" (Strabone considera immaginarie le isole Elettridi davanti a Padova, descritte dagli antichi) dimostra la profonda conoscenza e anche il rispetto di Ortelius per le fonti consultate. Riguardo, quindi, alla presunta esistenza e localizzazione delle isole Elettridi, Ortelius si limita a ricordare la posizione di Strabone che considerava queste isole - il cui nome significa "isole dell'ambra" e che erano una sorta di"Eldorado" occidentale, sul quale favoleggiavano i navigatori greci - immaginarie. Come sottolinea Koeman ". il Parergon deve essere considerato come lavoro personale di Ortelius. Per quest'opera, infatti, diversamente dal Theatrum, non copiò le mappe di altri cartografi, ma ne disegnò lui stesso di nuove ed originali prese luoghi, regioni e territori delle civiltà classiche illustrandone e spiegandone la storia, una materia molto vicina al suo cuore La mappe e le lastre del Parergon devono essere valutate come le più importanti incisioni che rappresentano il diffuso interesse per la geografia classica nel XVI secolo". Esemplare tratto dall'edizione latina del 1592. Incisione su rame, bella coloritura coeva, testo latino al verso. In ottimo stato di conservazione." Nice map of the ancient Gallia Cisalpina - the area of North Italy surrounded by the Alps in the north and west, the Adria in the east, and Luca in the south - made by Ortelius on the basis of ancient knowledge from Livius, Ausonius, Tacitus, Cato, Plinius, Polybius and Cassiodorus. Under the title cartouche, the dedication to the Venetian Lord Francesco Soranzo (1557-1607) One cartouche in middle top with 6 lines of placenames of uncertain location, one cartouche in bottom right corner with two columns of 12 and 11 peoples of uncertain location. Example from the 1592 Latin edition of Parergon. Copper engraving, text in Latin on verso, original colours, in very good condition. The Parergon is Ortelius' atlas of ancient geography. Koeman: "This atlas of ancient geography must be regarded as a personal work of Ortelius. For this work he did not, as in the Theatrum, copy other people's maps but drew the originals himself. He took many places and regions from the lands of classical civilization to illustrate and clarify their history, a subject very close to his heart. The maps and plates of the Parergon have to be evaluated as the most outstanding engravings depicting the wide-spread interest in classical geography in the 16th century." Van den Broecke, Ort 206 Koeman/Meurer: 21P, Karrow: 1/179, vdKrogtAN: 7010H:31 Dimensioni 407 347mm

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Cristoforo Colombo

      Francoforte 1590 - Ritratto del grande navigatore genovese finemente inciso al bulino. Il ritratto venne successivamente inserito nei Piccoli Viaggi dello stesso de Bry. Incisione in rame, con ricco decoro ornamentale, rifilata al rame, in eccellente stato di conservazione. Timbro di collezione al verso non identificato. Bibliografia: Nagler, Die Monogrammisten I 1880. Portrait of the Genoane explorer engraved with graver. The portrait has been included in Bry’s Piccoli Viaggi. Copperplate, rich in decoration, trimmed to platemark, in excellent condition. Collection stamp on verso, unidentified. Nagler, Die Monogrammisten I, 1880. Dimensioni 127 156mm

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        La Carità indica a San Girolamo la Santissima Trinità

      1590. "Bulino, 1590, datato in lastra in basso a destra. Da Federico Zuccari e attribuita ad Aliprando Caprioli. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, piccolo restauro perfettamente eseguito in basso a destra, in ottimo stato di conservazione. All'interno dell'immagine, in basso a sinistra ""Federicus zuccarus in. et pinxit pro Rege Catholico a lescuriale"". In alto, sulla centinatura, due versi in italiano e, nel margine inferiore, due versi in latino. L'incisione riproduce uno dei dipinti di Federico Zuccari destinato alle facce interne degli sportelli dell'armadio reliquario dedicato a san Girolamo in San Lorenzo all'Escorial. L'immagine, infatti, riflette con esattezza quanto lo Zuccari scrive in una lettera del maggio 1586, inviata dall'Escorial ad un amico non identificato a proposito di tale decorazione. Il progetto iconografico, che comprendeva anche la decorazione delle facce esterne, fu commissionato da Filippo II, re di Spagna, nel 1585. I dipinti, sia delle facce esterne che interne, furono completamente ridipinti per volontà del re, poco dopo il rientro di Zuccari in Italia - avvenuto nel 1589 - perché non soddisfatto dell'iconografia innovatrice dell'artista. Dalla letteratura sulle decorazioni dell'Escorial, risulta che il pittore Juan Gomez venne incaricato di riportare le raffigurazioni in una forma più tradizionale. La ricca composizione, minuziosamente descritta nella lettera autografa dello Zuccari, raffigura a destra S. Girolamo, accompagnato da tra angeli, nello studio il quale "...scrivendo sopra la passione del Salvatore sta meditando la causa particolare che mosse Iddio Padre a mandar l'unigenito suo Figliuolo in terra a redimere l'umana natura con tanto patire. In questa meditazione figuro che se li rappresenti avanti la Carità in atto e gesto che ella li dice: io sono quella che ha mosso Iddio e fatto scendere Cristo di cielo in terra, così questa figura in abito di Matrona honesta e santa, con una mano sul petto e con l'altra gli addita il Cristo morto portato in aria da alcuni angioli...". Ai piedi della Carità, sono tre amorini che giocano con il leone di S. Girolamo che "...deposta la ferocità e terribililità sua si lascia toccare...dimostrazione che il nostro Iddio non è più Iddio d'ira e di vendetta, ma di amore di pace e carità e grazia." L'incisione è datata in Roma 1590, presso "Sta. formis" ossia da forme di Johann Staetius, stampatore di Amsterdam, attivo a Roma all'incirca dal 1576. Essa costituisce la prova che il pittore subito dopo il suo rientro in Italia, nel 1589, volle affidare a un incisore di fiducia il disegno nel quale aveva composto in una sola immagine la scena di San Girolamo nello studio che nel dipinto all'Escorial aveva dovuto scindere in due parti. Rimane dubbio se Zuccari a quel momento fosse già a conoscenza del nuovo progetto di Filippo II, oppure no. Nel primo caso, il ricorso all'incisione potrebbe interpretarsi come un atto autodifensivo, per garantire memoria visiva alla propria invenzione. Oppure, se non aveva sentore del mutato parere del re, affidare il disegno alle stampe poteva semplicemente rispondere alla volontà dell'artista di divulgare la sua opera. Da chiedersi se l'incisore - secondo la Borea della cerchia di Philippe Tomassin e di Alibrandi Caprioli - abbia optato per non firmarsi perché temesse possibili reazioni del Sant'Uffizio, data la discutibile ortodossia della rappresentazione. Magnifico esemplare di questa rara opera-" "Engraving, 1590, after Federico Zuccari. Ascribed at Aliprando Caprioli. Lettered at top with verses in Italian, and below with verses in Latin; and with ""Federicus zuccarus in. et pinxit pro Rege Catholico a lescuriale"" and ""Sta. For. Ro. 1590"". A great impression, on contemporary laid paper, trimmed to the platemark, small repaired tear at the lower right, otherwise very good condition. The engraving reproduces one of Federico Zuccari paintings for the internal faces of the reliquary dedicated to St. Jerome, at the Escorial. The image, in fact, reflects exactly what Zuccari writes in a letter, dated May 1586, sent from l'Escorial to an unidentified friend about this decoration. The iconographic project, was commissioned by Philip II, king of Spain, in 1585. The commissions that awaited him were the most prestigious that Philip II could bestow: the high altar and flanking reliquary altars in the Basilica as well as the frescoes in the Great Cloister of San Lorenzo el Real. Unfortunately, this outpouring of Italian invenzione was not what Philip II had in mind for so solemn a dynastic setting, where iconographic correctness and exemplary devotion took precedence over more strictly artistic concerns. The less than mediocre Spanish painter Juan Gomez, ""whose contribution to the Escorial consisted largely in 'correcting' paintings which displeased the king,"" was soon set to work in covering over Zuccaro's aestheticizing self-indulgences. A scene depicts S. Jerome in a cleric's study, who writes in a book supported by angels, while looking at a figure of Faith with a lion and cherubs, who points up towards a vision of the dead Christ supported by angels beneath the Cross, a composition with an arched top. The engraving is dated Rome 1590, at ""Sta. formis "" i.e., published by Johann Statius, a printmaker from Amsterdam, active in Rome from about 1576. That is the evidence that the painter shortly after his return to Italy, in 1589, wanted to entrust to an engraver the drawing in which he had composed in one picture the scene of San Girolamo in the study, image that in the painting at the Escorial he had had divided into two parts. It is doubtful whether Zuccari at that time was already aware of the new project of Philip II, or not. In the first case, the publication of the engraving could be interpreted as an act self-defensive, to ensure visual memory to his invention; or the publication simply responded to the artist's desire to divulge his work The engraver is anonymous. According Borea, maybe the engraver - a scholar of Philippe Tomassin or Aliprando Caprioli - chose to not sign because he feared the possible reactions of the Holy Office, due to the questionable orthodoxy of the representation." E. Borea, Disegno, giudizio e bella maniera, p. 118, n. 65 260 440

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Dell' historia della China, descritta nella lingua Spagnuola . .: . et tradotta nell'Italiana.

      Venice: Andrea Muschio 1590 - An early Italian edition of this popular work which was first published in Spanish in 1585, in Rome, and in Italian translation the following year. Numerous editions followed, in seven European languages. Mendoza, an Augustian friar, was commissioned by Pope Gregory XIII to write what became the 'most influential and detailed work on China prepared in the sixteenth century . . . and one of the best-sellers of its day' (Lach I/ii p. 743). Its popularity may be accounted for by the great demand throughout Europe for a comprehensive and authoritative survey of China in the vernacular languages. Mendoza never visited China but his book, based on a diversity of sources, was the first major attempt to collect in a single volume the scattered pieces of information made available by the Portuguese and Jesuits and other material reaching Europe via Spanish missionaries and administrators in the Philippines. Cordier BS 11; Löwendahl 30 Contemporary limp vellum; cockled, inner joints repaired. A few leaves browned, light damp-stain in first and last few leaves. Small octavo, pp. [xxx], [ii], [40, index], 462.

      [Bookseller: John Randall (Books of Asia), ABA, ILAB]
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        Gesamtansicht.

      - Kupferstich v. Braun und Hogenberg aus Civitates orbis Terrarum IV, 20, um 1590, 17 x 44 cm Schöne Ansicht der Stadt mit figürlicher Staffage im Vordergrund. Fauser 3180 ** Photos auf Wunsch im JPG-Format erhältlich.**

      [Bookseller: Kunsthandlung Goyert]
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        De Frisiorum antiquitate et origine libri tres. In quibus non modo eius gentis propriae, sed & communes Germaniae totius antiquitates multae, hactenus incognitae, produntur. With woodcut printer's mark.

      - Colonia Agrippina, in officina Birckmanniana, sumptibus A. Mylii, 1590. [xxxii],335 pp. Goldstamped limping vellum, covers with border with in the corners french lilies and a central floral ornament, flat spine devided in 4 compartments, in each a cipher, forming the year 1590. (Lacks ties) Dedication copy, with handwritten dedication on title-page: "Magnificentissimo, Nobilissimoque capitaneo Regiae M[ili]tis. Georgio Jaricho. D[omi]no ac patrono suo Author. D.D." The adressed person is the catholic Georg Jarich van Liauckama (ca. 1557-1642), a Frisian nobleman who was captian in the Spanish army. The printed dedication is to the States of Friesland. With laudatory poems of: Pedro Ximenez, Jean Matal, Karel Utenhove, Simon Toelmann, Jean Polit. Suffridus Petri (1527-1597) is concerned as one of the most important scolars of his time. He intended to write a general history of Frisia, but this never appeared. In 1596 he fell out with Ubbo Emmius, who said Suffridus work was nonsense. (VD16 P 1779; HaitsmaMulier- Van der Lem, 383,a.)

      [Bookseller: Antiquariaat Brinkman, since 1954 / ILAB]
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        CONSTITVÇOENS DA ORDEM DE SAM BENTO DESTES REYNOS DE PORTVGAL, RECOPILADAS

      - E TIRAdas de muitas definições, feitas, & aprouadas nos capitulos géraes, depois que se começou a reformação da ordem. Vao muitas cousas de nouo declaradas, & acrescentadas por mandado, & authoridade do Serenissimo Senhor Cardeal Alberto Archiduque de Austria, Legado de Latere nestes dittos Reynos. As quaes forão recebidas por toda a orde[n] no capitulo géral q[ue] se celeuron em S. Martinho de Tibães, em 13. de Mayo de 1590. [Vinheta tipográfica representando S. Bento] LISBOA. Por Antonio Aluarez. Anno 1590. In 8º (de17,5x12,5 cm) com [4], 195 fólios. Encadernação moderna inteira de pele com nervos e ferros a seco na lombada e nas pastas em esquadrias. Edição original, de grande raridade. Exemplar ligeiramente aparado á cabeça; com restauros maginais no frontispício que não afectam letras do texto e no fól. 4 preliminar; com perda de algumas letras nas três primeiras linhas do texto; com pequenas anotações coevas manuscritas no texto e na folha de rosto. Obra atribuída a Frei Baltazar de Braga, segundo Inocêncio (II, 108; VIII, 357; e IX, 93): ?CONSTITUIÇÕES DA ORDEM DE S. BENTO d'estes reinos de Portugal, recopiladas e tiradas de muitas definições feitas e approvadas nos capitulos geraes, depois que se começou a reformação da Ordem. Lisboa, por Antonio Alvares 1590. 4.º De IV 195 folhas, numeradas pela frente. Fr. Balthasar de Braga (V. Dicc., Tomo I, Pag. 321). O titulo mais exacto da obra que descrevi no n.º 2, sob a autoridade de Barbosa, mas da qual alcancei ver depois um exemplar (como digo no tomo II, n.º C, 433); posto que para logo não me ocorresse a sua identidade com esta de Fr. Balthasar de Braga, tomando a então por anónima) é como se segue: Constituições da Ordem de S. Bento destes reinos de Portugal, recopiladas e tiradas de muitas definições feitas e approvadas nos capitulos geraes, depois que se começou a reformação da Ordem. Lisboa, por Antonio Alvares 1590. 4.º de IV 195 folhas numeradas pela frente. Parece haver deste livro uma segunda edição com o titulo: Constituições da Congregação Benedictina de Portugal. Coimbra, na Offic. de Diogo Gomes Loureiro 1629, a ser certo o que se lê nos Apontamentos para a historia da Typographia em Coimbra pelo Sr. Joaquim Martins de Carvalho (V. no Conimbricense o folhetim do n.º 2091 de 13 de. Agosto de 1867, na coluna 3ª). Location/localizacao: pcs

      [Bookseller: Livraria Castro e Silva]
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        Neuverbesserte Notariat-Kunst Oder Hand- und Formularbuch, In vier Theil abgefasst, Darinnen tractiret und gehandelt wird, Im Ersten: De arte et officio notariatus, Vom Notariat-Ampt und dessen dreyen Haupt-Stücken. Im Andern: De processibus, Vom Peinlichen- und Inquisition-Proceß [...]. Im Dritten: De disputationibus testium et attestatorum, Von Disputation der Zeugen-Person ihren Aussagen und verführten Beweisungen. Im Vierten: De rebus rempublic. concernentibus, Von denen bey einer Republica und Stadt-Regiment fürlauffenden Sachen [...]. Editio novissima [...]. 4 Teile in einem Band.

      Fol. Mit einem illustr. Kupfertitel u. 5 mitpag. gefalt. Tabellen. Zus. ca. 1590 S., Pgmt. d. Zt. m. durchzogenen Bünden, handschriftl. Rückentitel u. dreiseitig gespränkeltem Farbschnitt. Vierte Ausgabe. - Der Verfasser (um 1614-1664) war Notar in Dresden, später Amtsschösser in Pirna, Rechtsrat der Lehensverwaltung Brandenburg, 1661 geheimer Rat und Direktor der Lehenskammer als Nachfolger Georg von Ritterhausens. Das vorliegende, erstmals 1629 erschienene und bis ins 18. Jahrhundert hinein immer wieder aktualisierte Notariats-Handbuch behandelt Kaufverträge, Mietsachen, Testamente, Bürgschaften, Schuldverschreibungen, Vollmachten usw., jeweils mit Musterbriefen bzw. Formularen. Vorliegend die letzte Ausgabe vor der Neubearbeitung von G. Beyer. - Einband etw. berieben, bestoßen u. fleckig. Vortitel m. alt gestrichenem Besitzvermerk. Titel m. kl. altem Besitzvermerk. Wenige kl., tlw. ausgebesserte Läsuren. Tlw. schwach gebräunt bzw. stockfleckig. - VD17, 3:310857W Lipenius II, 82.

      [Bookseller: Antiquariat Wolfgang Friebes]
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        Cento ragionamenti sopra la Passione di nostro Signore. Parte prima che contiene la cattura e quanto avvenne nell'orto (venticinque ragionamenti).

      Bartoli, 1590. In 8° , p. perg. molle , cc. nn. 32+ c. n. 232. Front. fig. testate. capilettera. Finaline. Carta e stampa fresche. Pregevole marca tipografica sull'ultima c. Lievi gore. D. rinforzato. Lievi mende alla cop. , principalmente macchie, e semi sciolta. Piccolo restauro al front. Disp. del solo vol. sopra descritto.

      [Bookseller: Libreria Cicerone M.T.]
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        Delft plattegrond - Braun en Hogenberg.

      DELFUM(Later) met de hand gekleurde kopergravure uit de Civitates orbis terrarum ca. 1590 gemaakt door Georg Braun en Frans Hogenberg. Afmetingen prent ca. 34 x 49cm. De Civitates orbis terrarum wordt beschouwd als de vroegste systematische stedenatlas. Hoewel het geen echte voorlopers had, bleek het werk direct in een behoefte te voorzien, omdat het sociale, politieke en economische leven van die periode zich afspeelde in de steden. Het werd een van de bestsellers van de late zestiende eeuw. De zes delen waaruit het werk bestond, verschenen tussen 1572 en 1618; alleen het eerste deel vermeldt echter bovenstaande titel. Georg Braun (1541-1622), kanunnik van de kathedraal van Keulen, schreef het voorwoord bij de eerste vijf delen en ook de begeleidende tekst op de versozijde van de plattegronden en stadsaanzichten. Veel materiaal voor dit stedenboek is afkomstig van de Antwerpse cartograaf Abraham Ortelius. Diens in 1570 verschenen Theatrum orbis terrarum heeft in een aantal opzichten model gestaan voor de Civitates.Simon van den Neuvel (Novellanus), Frans Hogenberg en (zijn zoon?) Abraham Hogenberg graveerden de koperplaten naar 'op bestelling' gemaakte tekeningen van onder anderen de Antwerpse schilder Joris Hoefnagel, zijn zoon Jacob Hoefnagel en Heinrich Rantzau. Niet alle platen in de Civitates zijn echter speciaal voor dit werk gemaakt. Een aantal is nagetekend van reeds bestaande plattegronden en stadsaanzichten, onder meer uit Sebastian M?nsters Cosmographia en Lodovoco Guicciardini's Descrittione di tutti i Paesi Bassi. In veel gevallen, zoals ook bij de afbeelding Amsterdam zijn de tekeningen verlevendigd door er menselijke figuren aan toe te voegen. Dit diende volgens hem een tweeledig doel: niet alleen werd zo de mogelijkheid geboden de gewoontes en kleding van de inwoners te laten zien, het voorkwam ook dat de Turken tijdens hun veroveringstochten gebruik maakten van de stadsaanzichten, aangezien hun godsdienst het afbeelden van personen niet toestaat. Prijs: ?975,- (excl. lijst, BTW margeregeling).

      [Bookseller: Inter-Antiquariaat MEFFERDT & DE JONGE]
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        Persici sive Sophorum regni typus.

      Antwerpen ca. 1590 - Kupferstichkarte, 49 x 39 cm. Sehr gut erhalten. Very good condition. * vdBroecke 167. Sehr dekorative Karte des persischen Reiches mit großer Renaissancekartusche, vom Kaukasus bis zum Kaspischen Meer, im Süden bis an Euphrat und Indus reichend und damit den heutigen Iran, Afghanistan, Pakistan und Teile des Irak umfassend. Die Karte basiert auf Berichten italienischer Reisender (vgl. Meurer 151). Interessant ist die viel zu lange und zu enge Darstellung des Kaspischen Meeres; auch die Zahl der in den Persischen Golf mündenden Flüsse ist stark übertrieben. A finely engraved, very decorative map of the Persian Empire (with the modern Iran, Afghanistan, Pakistan and Eastern Iraq), rich in placenames, obviously based on Italian sources, as they were frequent travellers to this part of the world. An interesting error is the depiction of the Caspian Sea as longer and narrower than in reality, while the number of rivers flowing into the Persian Gulf is exagerated.

      [Bookseller: Antiquariat Ruthild Jäger]
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        Lettres douces pleines de désirs et imaginations d'amour à URANIE.

      S.D. (1590), Feron - In-16 ( 135 X 80 mm ) de 80f. [161p]. Plein Vélin crème, à rabats, dos lisse muet ( Reliure postérieure ). Lettrines. 113 lettres damour. Bel exemplaire de ce très rare ouvrage. Littérature Edition-originale

      [Bookseller: Tiré à Part]
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        Trattato Degli Huomini Illustri, diviso in tre parti, Nella prima parte si contengono i Prelati, Nella secondai Titolari, & Nella terza i Dottori, i Cavalieri.

      Ferrara 1590 - In 4°, pp. 135, (1), bel frontespizio con Dedalo in volo, racchiuso in cornice, con scritta: Nil difficile volenti, capilettera, fregi e stemmi xilografici (alcuni in rosso e nero).Grazioso ex-libris Gino Sabatini con Balanzone che cavalca un asino, sullo sfondo le due torri e vari salumi qua e là.

      [Bookseller: Sergio Trippini]
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        Gesamtansicht.

      - Kupferstich v. Braun und Hogenberg aus Civitates orbis terrarum IV, 23, 1590, 33,5 x 43,5 cm Fauser 9804 ** Photos auf Wunsch im JPG-Format erhältlich.**

      [Bookseller: Kunsthandlung Goyert]
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        Delft plattegrond - Braun en Hogenberg.

      DELFUM(Later) met de hand gekleurde kopergravure uit de Civitates orbis terrarum ca. 1590 gemaakt door Georg Braun en Frans Hogenberg. Afmetingen prent ca. 34 x 49cm. De Civitates orbis terrarum wordt beschouwd als de vroegste systematische stedenatlas. Hoewel het geen echte voorlopers had, bleek het werk direct in een behoefte te voorzien, omdat het sociale, politieke en economische leven van die periode zich afspeelde in de steden. Het werd een van de bestsellers van de late zestiende eeuw. De zes delen waaruit het werk bestond, verschenen tussen 1572 en 1618; alleen het eerste deel vermeldt echter bovenstaande titel. Georg Braun (1541-1622), kanunnik van de kathedraal van Keulen, schreef het voorwoord bij de eerste vijf delen en ook de begeleidende tekst op de versozijde van de plattegronden en stadsaanzichten. Veel materiaal voor dit stedenboek is afkomstig van de Antwerpse cartograaf Abraham Ortelius. Diens in 1570 verschenen Theatrum orbis terrarum heeft in een aantal opzichten model gestaan voor de Civitates.Simon van den Neuvel (Novellanus), Frans Hogenberg en (zijn zoon?) Abraham Hogenberg graveerden de koperplaten naar 'op bestelling' gemaakte tekeningen van onder anderen de Antwerpse schilder Joris Hoefnagel, zijn zoon Jacob Hoefnagel en Heinrich Rantzau. Niet alle platen in de Civitates zijn echter speciaal voor dit werk gemaakt. Een aantal is nagetekend van reeds bestaande plattegronden en stadsaanzichten, onder meer uit Sebastian M?nsters Cosmographia en Lodovoco Guicciardini's Descrittione di tutti i Paesi Bassi. In veel gevallen, zoals ook bij de afbeelding Amsterdam zijn de tekeningen verlevendigd door er menselijke figuren aan toe te voegen. Dit diende volgens hem een tweeledig doel: niet alleen werd zo de mogelijkheid geboden de gewoontes en kleding van de inwoners te laten zien, het voorkwam ook dat de Turken tijdens hun veroveringstochten gebruik maakten van de stadsaanzichten, aangezien hun godsdienst het afbeelden van personen niet toestaat. Prijs: ?975,- (excl. lijst, BTW margeregeling).

      [Bookseller: Inter-Antiquariaat MEFFERDT & DE JONGE]
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        Nijmegen - Georg Braun + Franz Hogenberg, ca. 1590.

      ?NIJMMEGEN ? NOVIOMAGIUM?. Kopergravure uit de Civitates orbis terrarum ca. 1590 uitgegeven door Georg Braun en Franz Hogenberg. Later met de hand gekleurd. Afm. 32,5 x 39 cm.We zien de Nijmegen vanuit vogelvlucht, met het Valkhof rechts binnen de stadsmuren. In het centrum van de stad de grote gotische Sint Stevenskerk. Ten tijde van Braun en Hogenberg ging de keizerlijke Hanzestad door een moeilijke periode. Bij het Verdrag van Venlo in 1543 kwam Nijmegen met het Hertogom Gelre onder Spaans gezag. In 1579 trad de stad toe tot de Verenigde Provinci?n en werd door de Spanjaarden in de loop van de Opstand belegerd en veroverd in 1585. Prins Maurits, die inmiddels de in 1584 vermoorde Willem van Oranje was opgevolgd als stadhouder, was er bijzonder op gebrand het voor de opstandelingen verloren gegane Nijmegen weer op de Spanjaarden te heroveren. Aan de overzijde van de Waal liet hij het fort Knodsenburg aanleggen, om zodoende de stad dagenlang te kunnen beschieten, waarna de stad zich gedwongen zag zich op 21 oktober 1591 over te geven. Economisch ging het de stad slecht en katholieken werden gedegradeerd tot tweederangs inwoners.Over Nijmegen schrijft Georg Braun: ?Van alle kerken ter plaatse is de Sint Stevenskerk het belangrijkste. Andere bezienswaardigheden zijn onder andere het zeer oude kasteel boven op de heuvel in de nabijheid van de stad, men kan zich afvragen of er in de Lage Landen een beter uitzichtpunt is dan dit. Vanaf daar kan men het landschap, de rivieren, landerijen en velden aanschouwen. Een groot aantal antieke voorwerpen, achtergelaten door de Romeinen, zijn in dit gebied gevonden, zoals munten, stenen, marmer, omgevallen muren, graven en monumenten. Als gevolg daarvan, vinden de stedelingen het leuk om in de grond te graven en gretig op zoek te gaan naar dergelijke vondsten. ?Prijs: ?650,-.

      [Bookseller: Inter-Antiquariaat MEFFERDT & DE JONGE]
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        Due discorsi volgari in materia di medicina.

      In Turino, Per Antonio de' Bianchi, 1590, - 2 parti in 1 volume in-4 (mm 203x147), ciascuna con proprio frontespizio con impresse armi papali, pp. (8), 92, legatura coeva in pergamena floscia, titolo manoscritto lungo il dorso e il piede, capitelli passanti, al piatto anteriore indicazione manoscritta "Doppio". Al titolo armi di Papa Sisto V, cui è dedicata l'opera. Prima edizione di questo raro trattato sulla peste del medico e filosofo di Fossano, attivo nella seconda metà del XVI secolo. L'opera è divisa in due libri e tratta nel primo i modi per preservarsi dal contagio, nel secondo della cura dei bubboni. Leveroni fu autore anche di aforismi editi a Mondovì nel 1565. Buon esemplare, lievi arrossature della carta, al titolo nota ms. di mano del XVIII secolo "Di Carlo Francesco di Lucerna" Durling, 2805. Carbonelli, 169. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Pregliasco]
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        Portion of a letter in her name, with transcription, signed by Thomas Kery, (1533-1603, from 1558 Queen of England)]

      1590 - Clerk of the Privy Seal, saying she doubts not "but yt is well knowen what great [cause we have for the defence of our Realm]e to be furnished w[i]th money: And therefore [we require you as other good subiectes did this] laste yeare lende us sundrye so[m]mes of money", and asking the addressee to "lende us in like manner . to suche parson" as her Privy Council shall appoint as Collector "in that shire, w[hi]ch we promise to [cause to be duely repaid . at the end]e of one yeare in o[u]r receipt upon the [shewinge of this privy Seale subscribed by] the said Collecto[u]r. Geven vnder o[u]r [privie seal]", 1 side 4" x 4", no place, 17th or 27th November "in the xxxiijth [three and thirtieth] yeare of o[u]r raigne", lacking a few words at the beginning of lines, but the sense can be well made out and supplied from a similar letter in the British Library See BL Add 28844, f.1, dated 28th July 1591, requesting a loan of £40.

      [Bookseller: Sophie Dupre ABA ILAB PADA]
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        De Triclinio

      1590. (CHACON, Pedro) CIACCONIUS TOLETANUS, Petrus. De Triclinio. Sive, de Modo Convivandi apud Priscos Romanos, & de Conviviorum Apparatu. [Heidelberg]: In Officina Sanctandreana, 1590. Octavo, early full limp sprinkled vellum, 18th-century mounted morocco-gilt spine and label. $2600.Second edition of this classic study of Roman dining habits, with four large in-text woodcuts depicting Roman feasts, and including relevant texts by classical authors such as Ovid, Terence, and Propertius.De Triclinio examines the eating habits of ancient Romans, including their food, drink, wine, guests, etiquette, table dressing and background music for eating. With an extensive Appendix by Fulvio Ursino commenting on ancient Greek and Roman texts on gastronomy. First published in Rome in 1588. Text in Latin. Adams C 1630. Vicaire 174. Georg 22. Palau 66773. Text generally clean, vellum only slightly darkened. A near-fine copy.

      [Bookseller: Bauman Rare Books]
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        Malta

      Venice: , 1590. Size: 150 x 110 mm. Copper engraving. Uncoloured. Fine condition, a fine, crisp impression. Map printed on a sheet with a letter press. An attractive and fascinating, but wildly inaccurate, map of the Mediterranean island of Malta. North is orientated facing the bottom of the map, and the island of Gozo is seen on the right. Decorative features include: a title cartouche, sea monsters, mermen, compass rose and ship at sea. This map was published in the 'L'Isole Piu Famoso del Mondo' atlas. (Ref Morland and Bannister, p68)

      [Bookseller: Peter Harrington]
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        Gesamtansichten von Oberwesel und Boppard.

      - Kupferstich v. Braun und Hogenberg aus Civitates orbis terrarum IV, 24, um 1590, 17,5 x 42,5 cm; 13,5 x 42,5 cm Fauser 10254; Fauser 1646 ** Photos auf Wunsch im JPG-Format erhältlich.**

      [Bookseller: Kunsthandlung Goyert]
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        Autograph letter, signed, to the President and councillors of the Supreme Court of the Netherlands].[Netherlands], 1609. Letter on 2 half-sheets (31 x 20.5 cm). In Dutch.

      - Letter by Hugo de Groot supporting the impoldering of the Wijckermeer, a lake situated between Beverwijk and Assendelft, north of the IJ: now a polder of ca. 700 hectares. Grotius writes in his capacity as public prosecutor of Holland, on behalf of Gerrit (VIII) van Assendelft. Gerrit's father Cornelis van Assendeft begun constructing the "Assendelftse dijk" ca. 1590 to secure the alluvial lands that had recently silted up. The city of Haarlem and others had protested and the Court had pronounced judgment on 6 April 1591. A later annotation suggests the Supreme Court on 15 December 1609 dismissed the appeal and put off judgement until the future.The original double-leaf separated into two leaves, a bit browned and marginal waterstains. Reasonable condition.

      [Bookseller: ASHER Rare Books]
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        La Gierusalemme Liberata Di Torquato Tasso [complete With 21 Plates]

      Genoa, Italy: Le Annotationi Di Scipio Gentili, E Di Giulio Guastavini. Very Good with no dust jacket. 1590. First Illustrated Edition. Hardcover. Plates; Armorial circular bookplate of Edward Cane. 21 full-page engravings. (Engr title plus 1 preceding each of 20 cantos). 1st illustrated edition of Tassos Jerusalem Delivered. Has Debbiano In Canto 4, Stanza 1, line 2 [p35] and Stimate At top of p48 (Canto 5, Stanza 4, line 1). [1]-11, [1]; I-255, [1 blank]; Annotationi I-71, [1]; [1]-40; Contents [1]-[8] pp. Collation: [6 prelim leaves], A-Q8; A-D8, E-E4; A-B8, C-C4, [4 Contents leaves], in 8? S. Engravings accounted for in signings and pagination. M4 mis-signed ? L4.? Page [251] is 151, P[254] is 246. Misnumbered page 33 Corrected to 43 (possibly for the printer, possibly by a reader). A few headlines are similarly hand corrected, as are a few stanza numbers in the Annotationi. Other old ink marginalia are definitely from a reader. 8vo. Full leather with gilt decorated spine, sprinkled edges. Spine chipped, top 2 spine panels chipped. Discoloration to lower portion of pp61-63. Repair to Vol I, pp[1] and 174, not affecting legibility. Marginal pencil to B3v. Contents very good plus. Hand engraved copper from the original by Bernardo Castello. A beautifully illustrated book. Complete edition. ; 0 .

      [Bookseller: poor mans books]
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        Christian III. Stormectigste / Høybaarne Førstis oc Herris / Her Christians den Tredie / Danmackis / Norgis / Wendis oc Gottis Konge &c: Offuerseet / oc met ny Artickle forbedrit / Paa Koldinghuss / Aar &c. M.D.LVIII.

      1590. [80] s., samtidigt halvlæder, øverste del af ryg åben i en fals, titelblad trykt i rødt og sort, kongevåben på bagsiden mangler. 16022547

      [Bookseller: Andersens Antikvariat]
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        Theatrum Terrae Sanctae et biblicarum historiarum cum tabulis geographicis aere expressis.

      Officina Birckmannica, sumptibus Arnoldi Mylij, 1590. Wonderfully detailed study of the Holy Land. Adrichem (1533-85) was a Delft-born priest (a.k.a., Christianus Crucius) who wrote several works on Jerusalem and the Holy Land. His important and influential Theatrum Terrae Sanctae is famous for its engraved maps, but because he used contemporary sources that are now lost, his text is justly sought for its descriptions of Palestine and the antiquities of Jerusalem as these were to be known during the last half of the 16th century. This is universally held to be the first edition, with subsequent editions in 1593, 1600, 1613, 1628, and 1682, and it was translated into several languages, including English. Clouding the bibliographic record however are poorly catalogued copies at Harvard and the Bayerische Staatsbibliothek: A copy at Harvard purports to have been printed in 1589, but with no indication of where or by whom. The Bayerische Staatsbibliothek copy is variously reported as having been printed in Köln in 1582 (Index Aurel.) and 1585 (its OPAC and WorldCat). We believe the Harvard and Bayerische Staatsbibliothek copies to be erroneously catalogued, leading to these questionable dates of production. The volume here begins with an engraved allegorical title-page, has woodcut initials and tailpieces, and bears => 12 folding or double-page engraved maps filled with small details, including sea monsters. The text, printed in roman type in double-column format, contains as lagniappe a chronology from Adam to 1585, the year of the author's death, and on pp. 145-81 his "Urbis Hierosolymae," a listing of 270 landmarks in Jerusalem. => An interesting "guide book." Provenance: Early inked inscription of Francisci Rolland on title-page with another owner's signature scratched out; later in the "Palestine Institute" at the Pacific School of Religion (properly released).

      [Bookseller: PRB&M/SessaBks (Philadelphia Rare Books ]
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        Peinlich Halsgericht

      Barth, (Herzogliche Druckerei), 1590. - Des Allerdurchleuchtigsten Großmechtigsten unüberwindligsten Keyser Carols des Fünfften und des Heyligen Römischen Reichs peinlich Gerichts ordnung auff den Reichstagen zu Augspurg und Regenspurg in Jaren dreyssig und zwey und dreyssig gehalten auffgericht und beschlossen. 176 Seiten, 4 Blatt (Register), Pergamentband des 18. Jahrhunderts mit spanischen Kanten und handschriftlichem Rückentitel, 20 x 16,5 cm, Blindstempel und Namenszug von alter Hand auf Vorsatz, sehr schönes breitrandiges Exemplar.

      [Bookseller: Antiquariat H. Carlsen]
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        Der statt Rom in aller weldt bekant contrafhetung nach jetziger gelegenheyt

      1590. Silografia, colorata, mm 235x355. Tratta da "Cosmographey" versione tedesca di "Cosmographia universalis", una delle prime descrizioni del mondo intero e la più importante opera geografica tedesca dopo la Cronaca di Norimberga del 1493. Bell'esemplare con minimi difetti marginali ed un insignificante forellino alla piega centrale.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Perini s.a.s.]
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        Antwerpen.

      ca. 1590. Map, copperplate engraving, 13 1/4 x 18 3/4 inches. Three short repaired tears (old repairs), abrasion to the paper in top margins outside of image, overall light toning. Striking bird's eye view / pictorial map of the city of Antwerp, with many sailing ships and four figures in foreground. Text on verso (Antorff?) in German.

      [Bookseller: oldimprints.com]
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        Testamentis Veteris Biblia Sacra, sive Libri canonici priscae Judaeorum ecclesiae à Deo traditi, latini recens ex Hebraeo facti, brevibusq. scholiis illustrati ab Immanuele Tremellio & Francisco Junio. Accesserunt libri qui vulgo dicuntur Apocryphi ... quibus etiam adjunximus Novi Testamenti libros ex sermone Syro ab codem Tremellio & ex Graeco à Theodore Beza in latinum verso, notisq.

      Genève, Jean de Tournes, pour André Wechel, 1590. ____ L'édition protestante de référence au XVIe siècle. Première édition de cette version donnée par Tremellius, Junius et Théodore de Bèze. Traduction et commentaires d'Immanuel Tremellius et François Du Jon pour l'Ancien Testament, de Du Jon pour les Apocryphes, traduction de Tremellius et de Théodore de Bèze pour le Nouveau Testament, comme dans l'édition de Londres, 1585, revu ici par Du Jon, qui ajoute aussi des notes. Le texte de T. de Bèze est revu et corrigé par Jean de Tournes qui utilisa l'édition de Londres, 1587 et consulta Bèze lui-même. Les notes des différents commentateurs (Tremellius, Junius, Bèze, Loiselier, Viller, Jean de Cherpont) sont distingués par des signes typographiques. Chaque partie a sa propre page de titre. Marque de Wechel sur les titres et à la fin de chaque partie. Grandes initiales. Très bon exemplaire de cette édition que l'on trouve difficilement complète des 6 parties. Delaveau, Hillard, Bibles imprimées ... conservées à Paris N° 953. Cartier, Biblio. des éditions de Jean de Tournes 687. Darlow & Moule 6182. ***** The most important Protestant translation of the sixteen century. First edition of this version given by Tremellius, Junius and Theodore Beza. Of fundamental importance to the spread of Calvinism, it relied on heavily by the compilers of the King James version. 6 parties en un volume in-4. [245 x 163 mm] Collation : (12), 228 / (8), 271, (1) / (8), 219, (1) / (4), 342, (2) / (8), 162, (2) / (8), 500 pp. Vélin à rabats. (Reliure de l'époque.).

      [Bookseller: Hugues de Latude]
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        Della trasportatione dell'obelisco Vaticano et delle fabriche di Nostro Signore Papa Sisto V.

      Rome: Domenico Basa, 1590. 1st Edition. Hardcover. Folio - over 12 - 15" tall. Folio (412 x 275 mm). [1], 108 (i.e. 112), [4] ll., including engraved title-page, additional engraved title-page with portrait of Fontana (by Natale Bonifazio da Sebenico), woodcut initials, 38 etched and engraved illustrations by Natali Bonifazio da Sebenico (including 3 double-page, 1 folding), and 3 diagrams in text. Title-page slightly soiled, fol. 49 supplied, light spotting in places, a few small waterstains to blank margins, old paper repairs to margins of 6 leaves (one just affecting plate mark on fol. 66-2), upper margin of fol. 75-2 trimmed to plate border, marginalia in pencil throughout. Early 19th century half calf over marbled boards, flat spine gilt (extremities worn, corners bumped). Provenance: Angel Maria de Barcia y Pavón (1841-1927), librarian and painter (bookplate to front pastedown with motto"Inter utrumque volitans" and long inscription on flyleaf); Gerardo Olivares James (Cordoba, 1978). Good copy overall, collated complete. -----Dibner, Heralds of Science 174; Norman 812; Brunet II:1329; Cicognara 3736; Fowler 124; Millard Coll. 40; Mortimer, Italian 193; Olschki 16955. - FIRST EDITION, RECORDING AND ILLUSTRATING ONE OF THE GREAT ENGINEERING FEATS OF THE RENAISSANCE. Fontana organized and directed this successful attempt to move the Vatican obelisk. Over 900 men, 150 horses and 47 cranes were required, and the project took four and a half months to complete (from 30 April to 10 September 1586). The plates "are important examples in the development of architectural drawing" (Fowler), and are considered by Olschki to be "remarquables au point de vue artistique autant que technique." Some plates towards the end illustrate the buildings designed by Fontana for Sixtus V. "Besides its great graphic virtues, then, this book by Fontana is an important source for the history of architecture. It is differentiated from contemporary theoretical publications by its dominant technical and pragmatic approach to architectural problems, and specifically by its interest in the organization of the construction site, its vast vision, and its research in architectural typology" (Millard). Very Good.

      [Bookseller: Milestones of Science Books]
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        Romanorum imperatorum effigies Elogiis ex diversis scriptoribus per Thomam Treterum Rome apud Franciscum Coattinum

      

      [Bookseller: Maggs Bros. Ltd. ]
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        Metamorphoses, argumentis brevioribus ex Luctantio Grammatico collectis expositae: una cum iconibus

      Antwerp Plantin 1590-1591 First illustrated edition of a very early juvenilia, volume II only of the two-volume Metamorphoses abbreviated. Oblong 16mo (4 1/8" x 5 1/8"); pagination: 209-361, plus 17 pages, including an Index and approbatio, with 72 plates on 71 leaves (lacking 4 plates and the text on the verso). This copy has two approbation leaves, both dated 1590. The final plate is the full-page Plantin device with the legend 'Labore et Constantinia.' Newly bound by Fitterer to style in full calf with a gilded spine. Ascribed to both the medieval grammarian Aelius Donatus and to Lactantius Placidus. The etchings are by Pieter van der Borcht, who signed the plate on p. 357. (Van der Borcht went to work for Christopher Plantin at an early age and designed many of his typographical ornaments.) Funck 374-375; Adams O-504; Hollstein III, 100, nos. 200-377; Adams O-504; Delen II, 92-93. Very Good"One of the gems of Renaissance illustrated books, adapted anonymously from Ovid for the young and dedicated by the printer to two young boys, Luis and Martin Perez de Baron. A defective copy (priced accordingly), but rich in beautiful plates and beautifully bound.

      [Bookseller: Fine Editions Ltd.]
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        Aevi Veteris Typus Geographicus

      1590. Splendida carta del Mondo Antico pubblicata nel Parergon, l'atlante di Ortelius dedicato alla geografia antica. La mappa presenta i territori conosciuti fino al 1492, all'interno di una proiezione ovale in cui sono rappresentate le fasce climatiche canonizzate da Tolomeo. Ortelius, inoltre, nella realizzazione del planisfero tiene conto del passo di Strabone (II, 5,6) nel quale sostiene che la terra abitata occupi meno della metà dell'emisfero boreale. Pur con queste premesse, il disegno dell'ecumene è moderno, come mostrano i profili del golfo di Guinea, del Madagascar e della penisola indocinese. Il planisfero è circondato da una ricca cornice decorativa nei cui angoli sono contenute le mappe, di formato circolare, dei quattro continenti. Incisione su rame, finemente acquarellata, in ottimo stato di conservazione. Esemplare dall'edizione tedesca pubblicata nel 1602. "This interesting map presents the regions of the earth that were known in classic times within a large oval projection showing the relative size of the now-known world. The map extends into Asia as far east as Sumatra and south to Madagascar and the Mountains of the Moon in Africa. The climate zones are shown as Zona frigida, temperata, and torrida, with the Zona frigida noted as being uninhabitable. An ornate border surrounds the map and incorporates four small insets: Europe, Asia, Africa and America representing the ""modern"" world. From the 1602 German edition of the Parergon. Copperplate, with fine colouring, good conditions." Anversa Antwerpen Shirley #176; Van den Broecke #186. 450 320

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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