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Displayed below are some selected recent viaLibri matches for books published in 1540

        Cristo guarisce i Lebbrosi

      1540. Chiaroscuro a tre legni, impressa con inchiostro bruno chiaro, 1540 - 50 circa. Da un soggetto di Parmigianino. Esemplare nel secondo stato finale, con il monogramma dell'editore Andrea Andreani e la data 1608, in basso a destra, sopra la firma già obliterata 'Ioseph Nicolaus Vicentini'. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, rifilata oltre la linea marginale, in ottimo stato di conservazione. La xilografia traduce un disegno del Parmigianino del 1526, conservato a Devonshire Collection, inv. no. 335 (Popham 1971, no. 690), realizzato a penna, inchiostro e acquerello, con biacca. Il disegno è tipico di un modo di Parmigianino di rispondere alla sfida di rappresentare delle narrazioni. Quasi tutto il campo visivo è dominato da monumentali ed eroiche figure. Anche i lebbrosi, che molti altri artisti avrebbe sfruttato per gli effetti che sfiorano il grottesco, sono idealizzati e semi - ignudi, mentre il Cristo e i suoi apostoli sono, in maniera più prevedibile, imponenti. Popham e Landau, seguendo Vasari, sostengono che il Vicentino intagliò l'opera dopo la morte del Parmigianino, escludendo comunque che i due artisti collaborarono nella realizzazione dei chiaroscuri. Oberhuber, seguito da Gnann, sottolineano che lo stile del Vicentino richiama quello di Ugo da Carpi e che probabilmente il Rossigliani incontrò l'artista e il Parmigianino a Roma ben prima del Sacco del 1527. La composizione è anche nota attraverso una stampa di traduzione di Schiavone e una, in controparte, di Leonard Thiry. Chiaroscuro woodcut with three blocks in green and black, 1540 - 50 circa. The second state of two, inscribed with publisher's address and date lower right: 'AA in mantoua 1608' over the almost obliterated 'Ioseph Nicolaus Vicentini'. After a subject by Parmigianino. A very good impression, printed with tone on contemporary laid paper, trimmed just on the borderline, in very good condition. After Parmigianino's drawing, pen and brown wash, heightened with white, in the same direction, preserved at Chatsworth, Devonshire Collection, inv. no. 335 (see Popham 1971, no. 690). The drawing is typical of one side of Parmigianino's response to the challenge of producing narratives. It shows almost the whole visual field dominated by monumental, heroic figures. Even the lepers, whom many another artist might have exploited for effects bordering on the grotesque, are idealised semi - ignudi, while Christ and his bodyguard of apostles are more predictably commanding. Popham and Landau, following Vasari, argued that the Vicentino carved this work after the Parmigianin's death, excluding, however, that their collaboration in the chiaroscuro's creation. Oberhuber, followed by Gnann, point out that the Vicentino's style recalls Ugo da Carpi and probably Rossigliani met both, the artist and Parmigianino, in Rome before the Sack of 1527. The composition is also known through a print by Schiavone and another one, in reverse, by Leonard Thiry. Bartsch XII.39.15.II; B. Davis, Mannerist Prints, n. 51; D. Ekserdijian, Parmigianino 417 302

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        La nascita della Vergine

      1540. Bulino, 1540, datato in lastra. Esemplare nel secondo stato di quattro, con l'indirizzo di Antonio Salamanca e la data 1540. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana non leggibile, irregolarmente rifilata al rame, restauri perfettamente eseguiti alla piega centrale, per il resto in ottimo stato di conservazione. L'incisione risulta essere una copia in controparte dell'opera di Beatricetto che "restituiva" un disegno di Baccio Bandinelli, come si legge nell'iscrizione che l'accompagna: Bacius Floreninus Inventor.Nicolaus Beatricius Ltharingus restituit. Il disegno di Bandinelli, oggi conservato agli Uffizi di Firenze, con ogni probabilità doveva costituire uno schizzo preliminare per il bassorilievo nella Basilica di Loreto. Questo primo progetto fu poi modificato. Sempre agli Uffizi, si conserva un secondo disegno preparatorio molto più vicino al bassorilievo realizzato. Il primo progetto fu, però, mantenuto per essere rielaborato - con diversi ampliamenti - in incisione. La composizione è su due livelli, secondo uno stile che Bandinelli mostra di prediligere nei suoi disegni per le incisioni, basti pensare al Martirio di S. Lorenzo inciso da Marcantonio Raimondi. La scena è affollata: in una grande stanza, intorno a S. Anna, madre della Vergine, diverse donne sono affaccendate in mansioni e compiti diversi, altre accorrono dal piano inferiore, attraverso le scale in primo piano, mentre, sullo sfondo a destra, una donna osserva dalla porta. La tecnica utilizzata da questo incisore anonimo è ricca di linee marcate che servono a enfatizzare i profili e i contorni. Agli inizi del secolo, una tecnica simile era stata utilizzata da Giovanni Jacopo Caraglio, da cui probabilmente l'incisore fu influenzato. Da alcuni studiosi viene avanzato il nome di Agostino Veneziano che sappiamo aver inciso anche da invenzioni di Baccio Bandinelli. Engraving, circa 1530, dated on plate. Example of the second state of four with the date 1540 and the address of Salamanca. A good impression, printed on contemporary laid paper, irregularly trimmed at the platemark, perfect repaired areas in the central part, otherwise in very good conditions. The engraving appears to be a copy of the work of Beatricetto, after a drawing of Baccio Bandinelli, as stated in the inscription that accompanies it : Bacius Floreninus Inventor.Nicolaus Beatricius Ltharingus restituit. The work of Bandinelli, now in the Uffizi in Florence, in all probability was to be a preliminary sketch for the bas - relief at the Basilica of Loreto. This first project was later modified. Always in the Uffizi, it keeps a second preparatory drawing much closer to the bas - relief. The first project was, however, remained to be reworked - with several expansions - in engraving. The composition is on two levels, in a style that shows a preference Bandinelli in his designs for engravings, just think of the Martyrdom of Saint Lawrence engraved by Marcantonio Raimondi. The scene is crowded: in a big room, around St. Anne, mother of the Virgin, several women are bustling in different duties and responsibilities, others rush from the lower floor, via the stairs in the foreground, while the background to the right, a woman looks out of the door. The technique used by this anonymous engraver is full of sharp lines which serve to emphasize the profiles and contours. At the beginning of the century, a similar technique was used by Giovanni Jacopo Caraglio, from which the engraver was probably affected. Is advanced by some scholars the name of Agostino Veneziano that we have also impacted by the inventions of Baccio Bandinelli. Bartsch XV.13.1; TIB 28.010 S2; C. Witcombe, Print Publishing in Sixteenth - Century Rome, p. 249. 435 382

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        [CENSURATO]. Opera D. BASILII MAGNI Magni Caesariae Cappadociae Episcopi omnia, sive recens versa, sive ad Graecos archetypos ita collata per WOLFGANGUM MUSCULUM Dusanum ut aliam omnino faciem sumpsisse uideantur.Quorum Catalogus insequitur praefationem [marca tipograf.], Basileae, ex Officina Hervagiana, anno M.D.XL. Cum gratia et privilegio Caesareo. // Secundus tomus Operum D. BASILII MAGNI Caesariae Cappadociae Episcopi WOLFGANGO MUSCULO interprete. Quorum catalogus versa pagina continetur [marca tipograf.]

      Officina Hervagiana; Herwagen Johann, 1540. 2 voll. Si tratta dell'edizione delle opere di San Basilio uscita a Basilea dai torchi di Herwagen, col commento di Wolfgang Musculus, o Müslin; sia il nome del commentatore, che fu un riformatore attivo soprattutto fra Augusta e Berna, sia quello dello stampatore compaiono nell'Indice dei libri proibiti del 1559, e di entrambi viene condannata l'intera produzione. Graesse, I 306. Complete works of Basilius Magnus printed by Herwagen with the commentary of Wolfgang Müslin; the whole production of both was damned in the Index of the forbidden books. Two volumes bound in vellum; full description on request. Qualche leggera brunitura, e lievi aloni d'umido. Piccolo ex libris sui due frontespizi abbelliti da marca tipograf. raffigurante una colonna con un busto di Mercurio a tre teste che tiene un caduceo; volumi solidi e puliti, con numerosi capilettera xilograf., carattere latino e greco. Numerose ed evidenti tracce di censura, a partire dai frontespizi, per cancellare i nomi di editore e commentatore, e i passi più eterodossi. A pp. 196-197 sono state incollate due incisioni a nascondere parte del testo. Errore di numeraz. alle pp. 201-204, contate come 191-194

      [Bookseller: Studio Bibliografico Antenore Srl]
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        Sacra Famiglia

      1540. Acquaforte su ferro, monogrammata in lastra in basso a sinistra. Derivazione, in controparte, dell'opera di Jacopo de' Barbari. Esemplare nel secondo stato di due, con il numero aggiunto. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su sottile carta coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Contrariamente agli altri maestri del bulino attivi a Norimberga, Hieronimus Hopfer era solito realizzare le proprie incisioni all'acquaforte e su lastra di ferro anziché di rame. Bellissimo esemplare. Tre timbri di collezione al verso non identificati. Ex collezione Federico Augusto di Sassonia (Lugt 971). Etching of iron, monogrammed on plate at the bottom left. Derivation, in reverse, the work of Jacopo de 'Barbari. Specimen in the second state of two, with the added number. Magnificent proof, rich tones, contemporary printed on thin paper, with margins, in good condition. Unlike other masters of the burin active in Nuremberg, Hieronymus Hopfer was usually realize their etchings and sheet iron instead of copper. Beautiful specimen. Three stamps collection unidentified. Ex - collection Frederick Augustus of Saxony (Lugt 971). Bartsch 4, Hollstein 6 II/II; Hind V, 154, 17. Dimensioni 84x135.

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Syria / Cypern / Palestina / Mesopotamia / Babylonia / zwey Arabia mit Bergen / Wassern und Stetten

      1540. Esemplare pubblicato nella "'Cosmographia oder beschreibung Aller Lander..", edita a Basilea nel 1588. Questa affascinate mappa xilografica copre l'area dal Mediterraneo (con Cipro mostrata in evidenza) al Golfo Persino, e dalla Turchia meridionale fino al Mar Rosso. La mappa è disegnata secondo lo stile delle tolemaiche, con catene montuose e fiumi in rilievo. Sono registrati gli antichi toponimi e i siti biblici. Un accampamento nomade è raffigurato nel deserto arabo. Testo Tedesco, in carattere gotico, al verso. Xilografia, finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione. Published in 'Cosmographia oder beschreibung Aller Lander..', Basle 1588. This attractive woodblock map covers the region from the Mediterranean (with Cyprus prominently shown) to the Persian Gulf, and from southern Turkey to the Red Sea. The map is presented in the Ptolemaic style with rope - like mountain ranges and prominent rivers. Details include ancient place names and biblical sites. A nomadic encampment is shown in the Arabian desert. German text and gothic design on verso. Woodcut, with fine colour, very good condition. Basilea Basle Laor 525, Zacharakis/Scutari 2452/1590 355 310

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Enchiridion ad verborum copiam haud infrugiferum: multò quàm antea auctius, emaculatiusque. Indicem formularum loquendi ad calcem libri reiecimus.

      apud Seb. Griphium, 1540. In-16° (cm. 17,2 x 11,4), pp. 267 (18). Segnatura: a-s10. Leg. coeva p. pergamena con doppia filettatura e comparti impressi a secco ai piatti, marca tip. xil. al frontespizio, capilettera abitati. Ds. quasi completamente mancante, numero di collocazione bibliotecaria in inchiostro nero al piatto ant., macchie ai piatti, gora di umidità e ex-libris Zamboni alla 1^ c.b., firme di possesso in inchiostro bruno al frontespizio, gora di umidità alla gola delle pp. 99-111, pp. 160-181 e pp. 203 a fine opera, macchie ad alcuni margini esterni, manca la marca tip. in fine. Esemplare da rilegare. In fine l'elenco degli autori citati: Marco Tullio, Fabio Quintiliano, Caio Plinio, Tito Livio, Sallustio, Giustiniano, Valerio Massimo, Aulo Gellio, Plauto, Terenzio, Virgilio, Orazio, Lucano, Persio, Giovanale, Angelo Poliziano, Pico della Mirandola, Ermolao Barbaro, Erasmo da Rotterdam. La 1^ edizione di quest'opera viene pubblicata nel 1527 a Lione presso Laurentium Hilaire, alla quale seguono tre ristampe nel 1534, nel 1536 e 1538. Il nostro esemplare quindi dovrebbe essere la 4^ edizione. Lo stampatore Sebastian Gryphius diede alla luce più di 300 opere in lingua latina, greca ed ebraica a partire dal 1528, anno in cui si stabilisce a Lione. «Comune a tutti i Gryphi fu la marca tipografica piuttosto complessa impiegata abbondantemente in tutte le loro numerose edizioni: essa rappresenta infatti un grifone alato, posato su un parallelepipedo. Con un gancio, una sfera alata è appesa ad esso. Un motto ciceroniano sovrasta tutto l'insieme: Virtute duce, comite fortuna» in G. Zigaina, Manuale di bibliofilia, Milano : Mursia, 1988, pp. 76-77. ICCU segnala la presenza di tale edizione in 5 biblioteche italiane: Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo, Biblioteca comunale Labronica Francesco Domenico Guerrazzi di Livorno, Biblioteca comunale Fabrizio Trisi di Lugo, Biblioteca universitaria Alessandrina in Roma e Biblioteca civica Bertoliana di Vicenza. Available on request description in English / La description des livres en français est à disposition sur demande / Se envían descripciones de libros a pedida.

      [Bookseller: Libreria La Fenice]
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        Donna nuda con la Morte

      1540. Bulino, 1540 circa, monogrammato in lastra. Copia in controparte dell'incisione di Beham. Poco prima del 1520, alcuni giovani artisti della cerchia di Albercht Dürer presero a realizzare incisioni molto piccole che hanno sfidato lo spettatore con un mondo in miniatura, un mondo di nuovo soggetto laico e di interpretazioni non convenzionali di temi tradizionali. A causa delle ridotte dimensioni delle loro incisioni, questi artisti sono stati appellati a lungo, con il nome collettivo, e poco lusinghiero, di Piccoli Maestri di Norimberga. Il nucleo del gruppo consiste in tre artisti di Norimberga, Hans Sebald & Bartel Beham e Georg Pencz, e inoltre Jacob Bink da Colonia e Heinrich Aldegrever da Soest. La presente incisione proviene da una vecchia collezione in cui le opere erano conservate, come spesso accadeva, applicate in un album databile al XVIII secolo. Buona prova, impressa su carta vergata coeva, rifilate al rame, in buono stato di conservazione. Engraving, 1540 circa, signed on plate. Anon copy after Beham. A good impression, printed on contemporary paper, trimmed to the platemar, in good conditions. Shortly before 1520, several young artists in the immediate circle of Albercht Dürer began making remarkably small engravings that challenged the viewer with a world in miniature; a world of new secular subject and of unconventional interpretations of traditional themes. Because of the scale of their engravings these artists have long been saddled with the unflattering collective name the Little Masters. The core of the group consist in three Nuremberg artists, Hans Sebald & Bartel Beham and Georg Pencz, Jacob Bink form Cologne and Heinrich Aldegrever from Soest. This engraving comes from an old collection and were pasted in XVIII century portofolio. Pauli 151d (copia in controparte). Dim. 48x76.

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        L'amor costante. Comedia del S. Stordito Intronato, composta per la venuta dell'Imperatore in Siena l'anno del XXXVI. Nella qual comedia intervengono varij abbattimenti di diverse sorte d'armi et intrcciati, ogni cosa in tempi e misure di Morescha, cosa non manco nuova che bella. S.l. né d. (Venezia, Andrea Arrivabene, 1540 ca.)

      Arrivabene Andrea, 1540. in - 8, ff. 78, (1 bianco presente, manca altro f. bianco), leg. p. perg. antica flessibile, in astuccio m. pelle e ang. con tit. e filetti oro al dorso. Dedica dello stampatore A. Arrivabene a Giovanni Soranzo datata 15 novembre 1540. Il nome dell'autore viene citato nella dedica ed in fine al volumetto. Prima edizione, estremamente rara, di questa commedia in cinque atti in prosa, con prologo, ambientata nella città di Pisa. Rappresentata per la prima volta a Siena nel 1536, alla presenza dell'imperatore Carlo V, la commedia mette sul palcoscenico ben ventisette personaggi che parlano italiano, spagnolo, dialetto napoletano e ''uno scolare tedesco esprimentesi in un italiano barbaro con qualche mistura della sua lingua nativa'' (Sanesi pp. 334 - 6); la trama, assai complessa, prevede il lieto fine per i due protagonisti, Ferrante e Ginevra: la pozione che erano stati costretti a bere non era veleno, bensì bevanda innocua, così i due ''potranno godere del loro costante amore'' (Sanesi). La commedia, al pari delle altre due del Piccolomini (L'Alessandro e L'Hortensio), ebbe grande successo ed un numero straordinario di edizioni. L'autore (Siena 1508 - 1579) fu intellettuale di cultura vastissima: letterato, filosofo, astronomo; tra i fondatori della celebre Accademia senese degli Intronati, col nome di Stordito, insegnò filosofia morale a Padova e poi a Roma; nel 1574 ottenne il titolo di Arcivescovo di Patrasso. Ottimo esempl., puro e genuino.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Pregliasco]
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        In quatuor Evangelia ad Graecorum codicum veritatem castigata, ad sensum quem vocant literalem commentarii cum indicibus amplissimis. Accuratius quam antehac excusi.

      In Aedibus Carolae Guillard, 1540. Cm. 17, cc. (24) 503 (1). Con molti capolettera decorati. Legatura strettamente coeva in piena pergamena semirigida con titoli manoscritti al dorso. Esemplare genuino ed in ottimo stato di conservazione. Non comune edizione di Tommaso de Vio (1468 - 1533), detto il cardinale Gaetano (da Gaeta), teologo domenicano di grande reputazione che, dopo la nomina cardinalizia del 1517, fu legato di Leone X in Germania per ricondurre Lutero alla conciliazione con la chiesa cattolica.

      [Bookseller: Studio Bibliografico Benacense]
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        Alessandro Magno e il sacerdote di Ammon

      1540. "Bulino, 1540 circa, da un soggetto di Francesco Salviati. Esemplare nel II stato finale, con l'indirizzo di Antonio Salamanca in basso a sinistra. Bellissima prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, con filigrana della ""mano"", con inusuali ampi margini, in perfetto sttao di conservazione. La scena raffigura un imperatore inginocchiato davanti a unsacerdote; sullo sfondo, è ben riconoscibile il Tempietto del Bramante in S. Pietro in Montorio. La conferma che l'inventore del soggetto sia Salviati si è avuto quando il suo disegno preparatorio per il sacerdote è apparso in un'asta nel 1991. Bartsch ritiene che il tema della stampa sia l'imperatore Teodosio inginocchiato davanti a Sant'Ambrogio: ma il cappello del sacerdote dimostra che egli non è appartiene alla Chiesa cristiana. John Gere pensa che possa trattarsi di Alessandro Magno davanti al sacerdote di Ammon, piuttosto che al sommo sacerdote di Gerusalemme, e ha ipotizzato che l'incisione possa essere basato su un disegno preparatorio per un affresco di Taddeo Zuccari. Questa ipotesi, però, risulta poco convincente. L'incisione è molto più vicina al rovescio di una medaglia scolpita da Alessandro Cesati per Papa Paolo III (1534 - 1539). Secondo Edgar Wind, la medaglia e una rappresentazione simile in un medaglione della Cappella Sistina di Michelangelo, rappresentano una scena che Niccolò Malermi ha inserito nella sua famosa Bibbia illustrata, pubblicata per la prima volta a Venezia nel 1490. Il passaggio, aggiunto al primo libro dei Maccabei, racconta che quando Alessandro si avvicinò a Gerusalemme, fu così impressionato dalla vista del Sommo Sacerdote, che indossava l'abito pontificale e la mitra, che scese da cavallo e si inginocchiò. Il cavallo e gli astanti, che sono ancora rappresentati nell'affresco di Michelangelo, per ragioni di spazio non sono raffigurati nella medaglia, e mancano anche in questa incisione. Il Tempietto del Bramante è stato utilizzato da artisti, da Raffaello a Barocci, come immagine di un tempio antico, in particolare per rappresentare il tempio di Salomone a Gerusalemme. Bibliografia: Hind 1938 - 48 27.I (as Anonymous early Italian); TIB 2801.023; Bartsch XV.22.1 (as School of Marcantonio); Catherine Goguel in 'Francesco Salviati o la Bella Maniera', Rome 1998, cat.111; A. Levinson, Konrad Oberhuber, and Jacquelyn Sheehan, Early Italian Engravings from the National Gallery of Art, Washington, D.C., 1973, no. 186; E. Wind, "Maccabean histories in the Sistine ceiling", Italian Renaissance Studies, 1960, pp. 312 - 314." Engraving, 1540 circa. After Francesco Salviati. Example of the second state, with Antonio Salamanca's address at lower left. A good example, printed on contemporary laid paper, with watermark of the "hand", with large margins, perfect condition. The scene depict an Emperor kneeling before a priest; in the backgroud Bramante's Tempietto in S. Pietro in Montorio. Both Bartsch and Hind thought the engraving earlier than it actually is. The confirmation that the designer was Salviati came when his preparatory drawing for the priest appeared at auction in 1991. Bartsch thought that the subject of the print was the Emperor Theodosius kneeling before St Ambrose: but the priest's hat shows that he is not of the Christian church. John Gere thought it might be Alexander before the priest of Ammon rather than the high priest in Jerusalem, and thought that the print could be based on a preparatory drawing by Taddeo Zuccaro for the fresco. The engraving is much closer to the reverse of a medal struck by Alessandro Cesati for Pope Paul III (1534 - 1539). According to Edgar Wind, the medal and a similar representation in a medallion of Michelangelo's Sistine ceiling, represent a scene which Niccolò Malermi has inserted into his famous illustrated Bible which was first published in Venice in 1490. The passage, added to the first book of Maccabees, tells that when approaching Jerusalem, Alexander was so awed by the appearance of the High Priest, dressed in his pontifical garments and mitre, that he descended from his horse and approached him on his knees. The horse and the bystanders, which are still represented in Michelangelo's fresco, are left out in the medal for reason of space and are also missing here. The Bramante's tempietto was used by artists from Raphael to Barocci as an image of an antique temple, specifically to represent the Temple of Solomon in Jerusalem. Literature: Hind 1938 - 48 27.I (as Anonymous early Italian); TIB 2801.023; Bartsch XV.22.1 (as School of Marcantonio); Catherine Goguel in 'Francesco Salviati o la Bella Maniera', Rome 1998, cat.111; A. Levinson, Konrad Oberhuber, and Jacquelyn Sheehan, Early Italian Engravings from the National Gallery of Art, Washington, D.C., 1973, no. 186; E. Wind, "Maccabean histories in the Sistine ceiling", Italian Renaissance Studies, 1960, pp. 312 - 314. 197 252

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        Sinone e i Troiani

      1540. Bulino, 1540 circa, firmato in basso a sinistra 'J.B.Mantuanus inv' e nel margine bianco inferiore 'Georgius Mant f'. Da un soggetto di Giovani Battista Scultori. Secondo stato di cinque, con l'indirizzo di Antonio Lafrery aggiunto in basso a destra. Splendido esemplare, ricco di toni e ben contrastato, impresso su carta vergata coeva, rifilato alla linea marginale, in ottimo stato di conservazione. Come afferma Bellini (1998, pp. 52 - 54 n. 8) questa stampa è stata a lungo creduta opera di G.B. Scultori, forse perchè la firma del Ghisi, nascosta nell'ombra, risulta poco visibile, ma anche per la vicinanza allo stile proprio di quell'artista. Invece lo Scultori è solo l'inventore della composizione, che presenta anche soluzioni tratte da G. Romano. Vari elementi quali la complessità della composizione, le dimensioni notevoli della lastra, lo stile più maturo ed attento al disegno e alla costruzione prospettica inducono a datare quest'opera agli ultimi anni del periodo mantovano o al periodo romano. Ghisi ha realizzato due incisioni che derivano da due disegni sulla guerra di Troia di Giovan Battista Scultori: quella qui presentata e La caduta di Troia e la fuga di Enea (V, 8.94). Questa stampa mostra il greco Sinone in ginocchio mentre i Troiani spingono all'interno della città il cavallo di legno, nel cui ventre cavo erano nascosti i più forti dei guerrieri greci. Il personaggio di Sinone non è menzionato da Omero, ma appare nei poemi epici più tardi, in particolare nell'Eneide. I fatti, raccontati all'inizio del secondo libro dell'«Eneide», vv. 57 - 198, sono noti: I Troiani scoprono sulla spiaggia un greco, Sinone. Egli dice di essere fuggito dai compagni, che volevano sacrificarlo agli dei per garantirsi un ritorno sicuro. Racconta poi che i Greci sono salpati e che il cavallo è stato costruito per placare la collera di Minerva, scatenata dal furto del Palladio che Ulisse e Diomede avevano sottratto dalla rocca di Troia: se sarà portato dentro le mura di Troia, renderà grande e potente la città. Accompagnato dai funesti vaticini di Cassandra, e nonostante gli ammonimenti di Laooconte, il cavallo viene introdotto nella città. A notte fonda, Sinone libera i compagni rinchiusi all'interno e aprirono le porte della città al resto dei soldati Greci che avevano atteso a largo dell'isola di Tenedo. La città di Troia venne così distrutta. Ex collezione Städel Museum, Städelsches Kunstinstitut und Städtische Galerie, legs J. K. Brönner (Lugt 306). Engraving, circa 1540, signed at lower left 'J.B.Mantuanus inv' and at bottom white margin 'Georgius Mant f'. After Giovanni Battista Scultori. Second state of five, added at image bottom the publisher's address "Romae Antonij Lafreri formis" A very good example, printed on contemporary laid paper, trimmed at margins, in very good condition. Ghisi made two engravings reproducing a composition of the Trojan War by Giovanni Battista Scultori , this one and The Fall of Troy and the Escape of Aeneas (V,8.94). This print shows the Greek Sinon standing knee deep in a marsh, center left, as the Trojans pull the wooden horse, in whose hollow belly were hidden the strongest of the Greek warriors, into their city. Sinon is not mentioned by Homer but does appear in later epics, notably in Aeneid, which would have been especially well known in Mantua, Virgil's birthplace. As Virgil relates the episode, in Aeneid II 57 ff., Sinon told the Trojans that the Greek had decided to leave and had chosen him to be sacrificed in order to gain a safe return, but that he had escaped and had hidden at night among reeds in a marsh. He told the Trojans the horse was made as an offering to Athena, whose temple some of the Greek has defiled. The horse was purposely made too large to fit throught the gates of Troy, Sinon ontinued, because the Greeks believed that if Trojans did bring it in, they would then be victorious over the Greeks. Despite the warnings of Laocoön and Cassandra, the horse was taken inside the city gates. Once inside the walls and under the cover of darkness, the Greek warriors emerged from hiding inside the horse. They opened the gates for the rest of the Greek armies to swarm into the city. The city was destroyed. Ex collection Städel Museum, Städelsches Kunstinstitut und Städtische Galerie, legs J. K. Brönner (Lugt 306). Lewis & Lewis 7 II/V; Bartsch 28; Massari 180. 474 360

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        Clelia che attraversa il Tevere

      1540. Bulino, 1540 - 46 circa, firmato in lastra in basso a destra. Da un soggetto di Polidoro da Caravaggio. Esemplare nel secondo stato di due, con l'indirizzo dell'editore Antonio Lafrery. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, rifilata alla linea marginale, minima traccia di piega centrale verticale al verso, per il resto in perfetto stato di conservazione. La scena rappresenta la fuga leggendaria di Clelia, eroina romana d'età repubblicana, dal campo del re etrusco Porsenna, che la teneva prigioniera insieme alle sue compagne. Dopo la cacciata da Roma, Tarquinio il Superbo aveva chiesto aiuto alla vicina Etruria, ma solo la città di Chiusi, governata da Porsenna, accettò la richiesta. Dopo due anni d'assedio, dal 509 al 507 a.C, i due popoli stipularono la pace, e nel contesto delle trattative, i Romani consegnarono a Porsenna 9 ragazze, tra le quali Clelia. L'eroina però, riuscì a fuggire attraversando il Tevere - da sola, o con le compagne, a seconda delle fonti - e quando i Romani la riconsegnarono agli Etruschi, Porsenna colpito da tanto coraggio, decretò di liberarla. I Romani riconoscenti l'onorarono d'una statua equestre lungo la Via Sacra. La leggenda è un tentativo di spiegare un'antica statua equestre, della quale non si sapeva più il significato, e che raffigurava, secondo l'interpretazione più comune, Venus Equestris, identificata da molti con la Venus Cluilia o Cloacina (di qui il nome Cloelia), dea della cloaca massima. L'incisione è tratta dall'affresco di Polidoro, eseguito tra il 1525 - '26 - un tempo sulla facciata di Santa Lucia della Chiavica (oggi detta del Gonfalone), a Roma, come ricorda Vasari; fu probabilmente realizzata intorno al 1540 - 46 circa. Sullo stesso tema, Polidoro realizzò un altro affresco, per la volta del Salone di Villa Lante, oggi a Palazzo Zuccari sede della Bibliotheca Hertziana, in Roma. Da quest'affresco derivò un'altra incisione che erroneamente De Wit attribuì a Bonasone, su invenzione del Rosso Fiorentino, mentre invece è opera di Pierre Milan e René Boyvin. Bellissimo esemplare di questa rara incisione del Bonasone. "Engraving, about 1540 - 46, signed in the plate at lower right. After a subject by Polidoro da Caravaggio. Example in the second state of two, with the address of Antonio Lafrery. Magnificent example, rich in shades, printed on contemporary laid paper, trimmed to marginal line, light vertical central fold, otherwise in perfect condition. This engraving records a fresco on a house at the Chiavica di Santa Lucia which Vasari mentions in his life of Polidoro, 'sul canto alla chiavica per andare a Corte Savella'. He lists a facciata with Cloelia crossing the Tiber, and a scene of sacrifice. Cloelia was one of the ten daughters, who, with ten sons, of patrician Roman families, were given as hostages to Lars Porsena, the Etruscan king of Clusium, as a token of good faith following the conclusion of a treaty between Rome and the Etruscans. Cloelia escaped to Rome by re - crossing the Tiber on horseback, persuading her female companions to swim after her. The girls were sent back by the Romans but Porsena, in admiration of Cloelia's courage, presented her with a horse and restored her freedom together with that of her companions. Her escape across the Tiber was remembered in Republican and Imperial times as an example of female virtue, and there was a statue to her memory in the Via Sacra mentioned by Pliny and Dionysos of Halicarnassos. Bonasone's inscription, with the word ""imitando"" may imply that the image was created in the spirit of Polidoro's original rather than strictly copying it. Perhaps the original was already lost when he engraved it. According to Vasari, the original composition appeared on the frieze of a building as a relief sculpture by Polidoro da Caravaggio, made around 1525 - 1526. The engraving was realized possibly around 1540 - 1546. On the same subject, Polidoro realized another fresco, for the vault of the Salon in Villa Lante, today at Palazzo Zuccari, in Rome. After this fresco was derived another engraving. De Wit mistakenly attributed to Giulio Bonasone, after Rosso Fiorentino, while it is recognized as work of Pierre Milan and René Boyvin." Bartsch, XV.134.83; Le Blanc, I.447.343; Massari, Iulio Bonasone, p. 67 n. 73; Witcombe, p. 112. Dimensioni 432x300. 432 300

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Le tre parche

      1540. "Bulino, circa 1540 - 45, privo di dati editoriali. Da un soggetto di Rosso Fiorentino. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, in perfetto stato di conservazione. La scena raffigura le tre Parche: a destra, Lachesi, tiene in mano la conocchia e fila il destino della vita umana;a sinistra, Cloto presa di schiena ne misura la lunghezza; nel mezzo, Atropo strappa il vilo, determinando il momento irrevocabile della morte. Anche se questa incisione non reca il nome di Rosso Fiorentino, la sua paternità della composizione non è mai stata messa in discussione. Dumesnil, ascrive l'incisione a Renè Boyvin, perché la figura di Cloto visto di schiena, trova precise corrispondenze con la figura femminile della ""Caritas Romana"", a lui attribuita. Secondo documenti pubblicati da Metman, le Tre Parche sarebbero state incise da Pierre Milan, intorno al 1545. Milan potrebbe aver lavorato direttamente da un disegno di Rosso, o su una copia del disegno di Rosso realizzata ad hoc, come modello per l'incisore, come nel caso della "Danza delle Driadi". Van Mander sembra aver identificato le tre figure femminili come le Tre Grazie, poiché, contrariamente all'iconografia tradizionale, le Parche appaiono giovani e nude, esili ed aggraziate. Anche altri dettagli ed attributi possono riferirsi ad un ambito diverso da quello consueto delle Parche. Il turbante di Atropo le conferisce un aspetto sibillino; Cloto siede precariamente su un cesto di fiori, suggerendo Flora o la primavera o semplicemente l'abbondanza e la freschezza, Lachesi indossa una corona, e il suo sedile assomiglia ad un carro trainato da leoni. Questi attributi sono forse un riferimento a Cibele. Il cielo appare in tutta l'arte di Rosso, in particolare nelle opere da lui prodotte in Francia, e non sembra inadeguato qui, come sfondo, ad allargare il significato delle tre Parche. L'opera, infatti, offre diversi livelli di lettura e di significato: se la sessualità delle figure è esplicita e manifesta, anche la loro postura e i gesti sono assolutamente eloquenti. Quest' eloquenza s'insinua nella loro sessualità nel momento in cui viene riconosciuta la loro identità che ci porta a riflettere sulle conseguenze indicate dal gesto di Atropo. Bellissimo esempalre di questa rara incisione." Engraving, 1540 - 45 circa, not signed. After Rosso Fiorentino. A very good impression, printed on contemporary laid paper, trimmed close to the platemark, some paper folds at bottom left, generally very good condition. The scene depicts the three Fates: on the right, Lachesis spinning the thread of life from her distaff, on the left Clotho, seen from behind, measuring the thread with a rod, and in the middle, Atropos ripping it apart. Although this engraving is not inscribed to Rosso, his authorship of its composition has never been questioned. Dusmenil ascribed the engraving to Renè Boyvin, because the Fate seen from the back is used for the female figure of "Caritas Romana", attributed to him. According to the documents published by Metman, the Three Fates would have been engraved by Milan by 1545. Milan could have worked directly from a drawing by Rosso, or he could have worked from a copy of Rosso's drawing made especially as a model for the engraver, as in the case of Milan's Dance of the Dryads. Being young and nude as well as slender and graceful, these three figures have something of the aspect of the Three Graces, as Van Mander seems to have identified them. Other details in the picture may also be references to subjects beyond the usual realm of the Fates themselves. Atropos'turban gives her a sibylic aspect. Clotho sits precariously upon a basket of flowers, suggesting Flora or Spring or simply abindance and freshness. Lachesis wears a crown, and her seat resembles a chariot pulled by lions. These attributes are possibly a reference to Cybele. The sky appears throughout Rosso's art, especially in the works he produced in France, and they not seem inappropriate here in enlarging upon the meaning of the three Fates. The Three Fates offer a different level and a different range of significance. Its sexuality is frank but also compelling, because the figures are so grand and so eloquent in their posture and gestures. This eloquence insinuates their sexuality into their identify as the Fates and leads us to experience the tragic consequences indicates by Atropo's gesture. Zerner 1969 PM.2; Robert - Dumesnil 1835 - 71 VIII.33.31; Carroll, Rosso Fiorentino, n.105. 167 243

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        La Pazienza

      1540. Bulino, 1540, monogrammato in lastra. Esemplare nel secondo stato di cinque descritto da Pauli. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilate al rame, in buono stato di conservazione. Poco prima del 1520, alcuni giovani artisti della cerchia di Albercht Dürer presero a realizzare incisioni molto piccole che hanno sfidato lo spettatore con un mondo in miniatura, un mondo di nuovo soggetto laico e di interpretazioni non convenzionali di temi tradizionali. A causa delle ridotte dimensioni delle loro incisioni, questi artisti sono stati appellati a lungo, con il nome collettivo, e poco lusinghiero, di Piccoli Maestri di Norimberga. Il nucleo del gruppo consiste in tre artisti di Norimberga, Hans Sebald & Bartel Beham e Georg Pencz, e inoltre Jacob Bink da Colonia e Heinrich Aldegrever da Soest. La presente incisione proviene da una vecchia collezione in cui le opere erano conservate, come spesso accadeva, applicate in un album databile al XVIII secolo. Bell'esemplare di questa significativa opera di Beham. Engraving, 1540, signed on plate. Example of the second state of five. A very good impression, printed on contemporary paper, trimmed to the platemar, in good conditions. Shortly before 1520, several young artists in the immediate circle of Albercht Dürer began making remarkably small engravings that challenged the viewer with a world in miniature; a world of new secular subject and of unconventional interpretations of traditional themes. Because of the scale of their engravings these artists have long been saddled with the unflattering collective name the Little Masters. The core of the group consist in three Nuremberg artists, Hans Sebald & Bartel Beham and Georg Pencz, Jacob Bink form Cologne and Heinrich Aldegrever from Soest. This engraving comes from an old collection and were pasted in XVIII century portofolio. Bartsch 138, Pauli 141 II/V. 70 106

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Prose di monsignore Bembo.

      1540. [Venezia, Comin da Trino], 1540, in - 8 piccolo, leg. settecentesca in mezza perg., titolo in oro al dorso, tagli spruzzati, cc. 112. Al verso del frontespizio: "Delle prose di M. Pietro Bembo nelle quali si ragiona della volgar lingua scritte al Cardinale de Medici che poi è stato creato a sommo Pontefice et detto papa Clemente settimo divise in tre libri. Edition seconda". Il nome del tipografo, Comin da Trino è desunto da elementi tipografici, cfr. anche Adams B572. Margine bianco superiore del front. restaurato con reintegro di carta. Per il resto in ottime condizioni.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Gozzini]
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        CONSTITUTIONES MARCHIAE ANCONITANAE noviter ab omnibus erroribus atque mendis expurgatae, cum additionibus antiqui, novissime autem quaedam novae additiones adiectae fuerit, usque in...

      N. de Aristotele civis Ferrariensis], 1540. in folio, ccnn 6, cn 78, leg. ottocentesca m. pelle con carta dec. ai piatti e tit. oro mss al d. Bel front. a due colori entro elaborata e ricca cornice xilogr. Lozzi 311: "Questa edizione rara secondo il Manzoni è da considerarsi come princeps per le importanti 'Additionibus' e trovasi esattamente descritta dal Raffaelli...". Restauro parziale perfettamente eseguito al verso del front. Belliss. esempl. marginoso e ottimamente conservato. [222]

      [Bookseller: Studio Bibliografico Scriptorium]
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        DOMINICAE PRECATIONIS EXPLANATIO CUM QUIBUSTAM ALIIS QUAE SEQUENS INDICABIT TABELLA

      Sebastiano Grifio, 1540. Volume in 16° legato in pelle, piatti inquadrati da cornice in oro (piccole mende e mancanze), titolo al tassello al dorso decorato in oro (legatura settecentesca), sguardie marezzate, bianca, frontespizio con vignetta dello stampatore (scritte a pennino, alcune cassate), 198 carte, sull'ultima colophon. Sono compresi: Meditatio in Psalmum Miserere mei Deus; in te Domine speravi; Qui regis Israel intende; Decalogi interpretatio perbrevis; Symboli Apostolici exesegisparaphrastica; Paraphrasis orationis Dominicae; Alia Dominicae orationis expositio. L'elenco è al verso del frontespizio. Una delle mitiche edizioni cinquecentesche degli scritti del grande Predicatore, senza dubbio d'estrema rarità. La figura del Frate si erge gigantesca dal rogo che lo consumò ed il suo fascino arriva fino al XXI secolo senza trascolorare. In più che bello stato, il volume ha qualche rara glossa a pennino in alcune pagine ed una chiarissima traccia di gora all'angolo esterno delle ultime carte, insignificante. È lecito per tale opera esser "alba signanda lapillo"

      [Bookseller: Libreria Accademia degli Erranti]
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        Totius Africae Tabula & descriptio Universalis etiam ultra Ptolemaei..

      1540. Per la prima volta pubblicata nel 1540 nella "Geographia" di Sebastian Muenster, questo esemplare deriva dall'edizione latina della "Cosmographiae Universalis" del 1550. Su questa mappa, l'Africa occidentale ha un orientamento verticale e la costa Sud - Est degrada uniformemente a Nord - Est. Come i suoi predecessori, Muenster pone la punta meridionale dell'Africa ad est di più di 10 gradi, creando così una costa sud - occidentale inclinata. Questo aspetto fu corretto da Gastaldi nella sua carta murale del 1564. Xilografia, tracce di piega centrale, per il resto in ottimo stato di conservazione. First published in Ptlolemy's "Geographia" by Muenster, this example comes from the latin edition of 1550 of Muenster's "Cosmographiae Universalis". On this map, West Africa has a vertical orientation and the southeast coast of africa slopes uniformely to the northeast. Like his predecessors, he places the southern tip of Africa more than 10 degrees too far to the east, thus creating a long, sloping southwestern coast of Africa. This was not to be corrected until Gastaldi's wall map of 1564. Basilea Basle R. L. Betz "The Mapping of Africa..." (2007), map 3; O. I. Norwich, "Norwich's Maps of Africa", map 3 345 255

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        La musa Erato

      1540. "Acquaforte, 1540 - 45 circa, firmato in lastra in basso a sinistra con il monogramma LD. Da un affresco di Primaticcio. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata all'interno della linea del rame, oiccolo restauro perfettamente eseguito nella parte superiore, per il resto in ottimo stato di conservazione. La scena raffigura la musa Erato, appoggiato su un arco, che ha in mano un triangolo. Erato era la musa della danza prima, poi della mimica e della geometria La stampa appartiene alla serie di dodici acqueforti intitolata "Tre dee e le Muse". Tale serie, incisa da Davent, riproduce invenzioni di Primaticcio destinate alla decorazione della Galleria Bassa del palazzo. Non si conosce molto su Leon Davent, oltre al fatto che ha realizzato 200 stampe. Come incisore, ha iniziato ad utilizzare prima la tecnica a bulino, per passare poi all'acquaforte, che permetteva una maggiore libertà di linee e di toni. Davent svolse la maggior parte della sua attività al palazzo di Fontainebleau, traducendo a stampa gli affreschi realizzati da artisti come Francesco Primaticcio, Rosso Fiorentino. Primaticcio, pittore manierista, architetto, scultore, dai primi del 1540 fu il soprintendente dei lavori a Fontainebleau. Il palazzo era la residenza reale primaria del re di Francia di Francesco I che, nei primi anni del 1530, la riempì di artisti, architetti, e artigiani italiani per decorarlo. È qui che nasce il movimento artistico conosciuta la Scuola di Fontainebleau, destinata ad orientare l'arte francese verso il naturalismo classico. Sotto la direzione di Primaticcio, ""si sviluppò uno stile caratterizzata da linee esagerate, colori brillanti e figure allungate con pose a volte imbarazzanti, spesso in paesaggi classici e mitologici. Inoltre, una sensualità che si rivela nella figura nuda, in gran parte assente nell'arte francese prima di questo tempo ...""(Heilbrunn Timeline di Storia dell'Arte,"" Fontainebleau) Incisori come Davent sono stati chiamati Fontainebleau per riportare a stampa e in qualche modo conservare le opere lì prodotte. ""Come risultato, un numero significativo di disegni e modelli sono conservati attraverso acqueforti e incisioni che attestano progetti abbandonati o decorazioni distrutte."" (Ibidem) L'iscrizione sono l'immagine, 'A.fontennbleau', suggerisce che il disegno originale era parte delle decorazione del palazzo di Fontainebleau. Potrebbe appartenere alla serie di dodici acqueforti intitolata "Tre dee e le Muse". Tale serie, incisa da Davent, riproduce invenzioni di Primaticcio destinate alla decorazione della Galleria Bassa del palazzo." Etching, 1540 - 45 circa, signed on plate at bottom left with monogram LD; lettered with name of designer. After Francesco Primaticcio. A very good impression, printed on contemporary laid paper, trimmed inside the paltemark, a small repaired area at the upper top, otherwise in very good condition. The muse Erato, draped, leaning on an arch, turned to the left, and holding a triangle. From a set of twelve, representing the Muses and three goddesses, probably etched after the frescoes executed by Primaticcio in the lower gallery at Fontainebleau. The preparatory drawings for those paintings are all kept in the Louvre (Paris), except the one representing Euterpe (Musée Bonnet, Bayonne) and the one representing Erato (current location unknown). Not much is known about Davent other than his name and the more than 200 prints he made. He started out as an engraver but moved on to etching, a medium that allowed for more freedom of line and tone. Davent did most of his work at the palace of Fontainebleau, making prints of the paintings being produced there by artists like Francesco Primaticcio. Primaticcio was an Italian mannerist painter, architect, and sculptor who was the chief artist and designer at Fontainebleau. The palace was the French king Francis I's primary royal residence, and, in the 1540s, he filled it with Italian artists, architects, and craftsmen to decorate it. They brought with them the Mannerist style and adapted it into what is known as the School of Fontainbleau. Under the direction of Primaticcio, "a style developed that is characterized by exaggerated lines, brilliant colors, and elongated figures with sometimes awkward poses, often set in classical and mythological landscapes. In addition, a revealing sensuousness in the nude figure, largely absent in French art before this time..." (Heilbrunn Timeline of Art History, "Fontainebleau) Engravers and etchers--like Davent--were brought to Fontainebleau to record and (and probably market) the are being produced there. "As a result, a significant number of designs are preserved through etchings and engravings which record abandoned plans or destroyed decorations." (ibidem) Zerner 1969 LD.30; Bartsch XVI.316.21; Hollstein Dutch 89; Schéle 243 170 225

      [Bookseller: Libreria Antiquarius]
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        Le Sorti. Intitolate Giardino dei pensieri. Venezia, Marcolini, 1540

      Marcolini Francesco, 1540. in - folio (305x205 mm), ff. 104 (A - Z4, AA - CC4), bella legatura del XVII secolo in marocchino granata, triplice filettatura in oro ai piatti con terminazioni angolari vegetali, dorso a sei nervi con titolo in lungo nei compartimenti riquadrati da filetti in oro. Precede l'opera dedica a Ercole d'Este, duca di Ferrara (p. III) e proemio esplicativo ai lettori (pp. IV - V). Titolo, ad opera di Francesco Salviati, inciso da Marco Dente, raffigurante un gruppo di uomini e donne intenti a discorrere e a consultare il libro del Marcolini nel "Giardino di pensieri"; Cervolini (Marcolini, p. 20) e Mauroner (Incisione di Tiziano, 42) attribuiscono però l'ideazione del disegno del frontespizio a Tiziano. Al verso del titolo ritratto dell'autore a piena pagina racchiuso entro cornice architettonica sorretta da due cariatidi (la stessa usata dal Marcolini nei volumi del Serlio e dell'Aretino, impressi qualche anno prima). Alle pp. VI - VII elenco dei 50 quesiti che si possono rivolgere al libro (suddivisi tra uomini, donne e per uomini e donne) e rimando alle 50 tavole relative. La prima sezione del libro contiene 50 silografie poste nella parte superiore del recto di ogni foglio raffiguranti immagini simboliche, vizi e virtù, accompagnate da 90 carte da gioco che circondano l'incisione e da altre 45 carte disposte nel verso della carta a fronte disposte a forma di croce. In base al responso delle carte il giocatore deve andare a consultare una delle cinquanta sezioni dei filosofi: nel margine superiore sinistro di ogni doppia pagina compere una silografia con un filosofo dell'antichità accompagnato da 31 risposte collocate sulla sinistra e da altre 24 sulla destra. Le risposte ai quesiti sono poste in forma di terzine scritte da Ludovico Dolce. Ogni terzina ha al fianco una coppia di carte da gioco; al verso dell'ultima carta impresa tipografica del Marcolini inserita in un elaborato cartiglio con volute, intorno al quale si intrecciano un ramo d'ulivo ed uno di quercia. Prima edizione in perfetto esemplare di uno dei più famosi giochi di fortuna del Cinquecento, realizzato su imitazione dei giochi di Lorenzo Spirito e Sigismondo Fanti. Rispetto alla precedente tradizione di genere il Marcolini imposta la doppia pagina di stampa su un registro parallelo, iconografico e verbale; la struttura tradizionale del libro è inoltre ripensata, sovvertendo la tradizionale recto verso di ogni carta e immaginando per la prima volta un intero volume da leggere a doppia pagina, tenuto insieme da un complicato sistema di rimandi interni che il giocatore apprende alle pagine iniziali. Gli strumenti del gioco diventano il libro stesso e un mazzo di carte, che dovrà gestire il giocatore a cui capita la carta più alta del mazzo. L'opera si configura come un inesauribile repertorio di modelli e situazioni figurative; è ipotizzabile che la l'impressione avvenisse in stadi diversi: stampando prima la cornice esterna quindi le immagini interne e per ultimo il testo, seguendo il modello consueto per la stampa di edizioni musicali (il Marcolini d'altronde si era formato presso il Petrucci, come incisore di testi musicali). Magnifico esempio di libro che diventa oggetto, da leggere, da vedere e da maneggiare.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Pregliasco]
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        CORONICA del Santo Rey don Fernando tercero deste nombre que ganó a Sevilla y a Córdova y a Jaén y a toda el Andaluzía. Cuyo cuerpo estña en la santa uglesia de Sevilla, Nuevamente sacada en molde. 1540.

      - (Al fin:) Salamanca, Pedro de Castro, 1540, 29,5 x 21 cm., plena piel moderna con adornos y grecas gofradas en las tapas, estuche, XLIII folios en caracteres góticos, incluso portada con grabado xilográfico y a dos tintas y un total de 60 grabados intercalados en el texto + 1 h. (Ejemplar falto de la portada y de los folios 2 y 33 que se encuentran reproducidos en facsímil. Es obra muy rara de la que sólo hemos localizado 3 ejemplares completos en el Catálogo Colectivo).

      [Bookseller: Librería Anticuaria Antonio Mateos]
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        Commentaire des Evangiles, 1540

      Jehan Petit 1540 - Titre complet : Divi Thomae Aquinatis Enarrationes, quas Cathenam vere auream dicunt, in quatuor Evangelia ex vetustissimorum codicum collatione, quantum licuit emendatiores quam hactenus in lucem editae. Additus est index rerum scitu dignarum Appelé "Chaîne d'or" ("Cathenam auream"), ce florilège de citations patristiques, accompagné de la vulgate, a été composé par Thomas d'Aquin de façon à fournir un commentaire continu, verset par verset, des Evangiles. Cet ouvrage fondamental a été rédigé de 1263 à 1264 à la demande du Pape Urbain . Edition rare à l'adresse Jehan Petit, imprimé par Petri Regnault. Très belle Page de Titre gravé sur bois avec un titre en noir et rouge au sein d’ un bel encadrement orné de rinceaux, d’ angelots, d’ animaux , de colonnades et de la grande marque de Jehan Petit. Publié à Paris par Jehan Petit en 1540. Reliure plein cuir en bon état avec un dos à 6 nerfs, intérieur en bon état avec des caractères gothiques ornés de lettrines imprimés sur 2 colonnes, format in folio, 340 pages. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: CHAMPOLLION]
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        Duello. Libro de Re, Imperatori, Prencipi, Signori, Gentilâ??huomini, & de tutti Armigeri...

      per Comin de Tridino de Monferrato 1540 8vo (cm. 14,8), 176 cc. Graziosa xilografia al frontis. Carattere corsivo. Legatura settecentesca in piena pelle con nervi, ricchi fregi e titolo oro su tassello al ds. Alcuni lievi aloni, altrimenti eccellente esemplare. Ex libris nobiliare. Graesse V, 513.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Ex Libris s.r.l.]
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        Botanicon, Continens Herbarum, Aliorumque Simplicum, quorum usus in Medicinis est, descriptiones, & Iconas ad vivum effigiatas : ex praecipuis tam Grecis quàm Latinis Authoribus iam recens concinnatum. Additis etiam quæ Neotericorum observationes & experientiæ uel comprobarunt denuo, uel nuper inuenerunt. Aut. Theoderico Dor. stenio Medico. Francoforti, Christianus Egenolphus excudebat.

      Frankfurt, Christian Egenolff, (1540). Folio. (22 blank) + (10) + 305 (of 306) + (16 blank) Leaves. Lacking one leaf (283). 320 woodcuts in contemporary hand-colouring. Contemporary blindtooled full calf over wooden boards with 5 rased bands. With 2 clasps. Rebacked preserving old spine. Name on front endpaper. Old inscription on first blank-leaf. Occasional brownspotting. Some dampstaing in upper margins. A few old handwritten notes. A few tears (one affecting text (no loss).. First and only edition. A latin translation of the Herbal part of Rösslin`s Kreutterbuch

      [Bookseller: Ruuds Antikvariat]
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        M. Actii Plauti Comoediae Viginti. Cum Indice rerum ac vocum, proverbiorium, formulisq, loquendi, atq, Graecarum, & quarundam Latinarum dictionum interpretatione. Lugduni Apud seb. Gryphium, 1540.

      Lyon: Gryphium, 1540. Condition: 7,5 Voorplat gerestaureerd, voorplat en schutblad door verkleuring aangetast. Vage vochtvlekken in boekblok. . Binding: Contemporary Full Leather Duodecimo 12mo Height: 18,1 CM Width: 13 CM Thickness: 4,4 CM

      [Bookseller: Antiquariaat Meuzelaar]
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        CHRONICUM ABBATIS URSPERGENSIS, A NINO REGE ASSYRIORUM MAGNO usque ad Fridericum II Romanorum imperatorem, ex optimis autoribus .. per studiosum historiarum .. PARALEIPOMENA RERUM MEMORABILIUM, a Friderico usque ad Carolum V Augustum ..

      Argentorati (Strasbourg), apud Cratonem Mylium, 1540 and 1538.ab anno Domini M.CC.XXX usque ad annum M.D.XXXVII .. per eundem studiosum annexa. In 2 parts, the second with separate title page, pagination and register, place and printer taken from colophon which is dated 1538, first title page dated 1540, Latin text, Preface by Philip Melanchthon, folio, approximately 320 x 205 mm, 12½ x 8 inches, printer's device of lion with shield carrying pillar on title page, repeated on divisional title to Paraleipomena and much larger repeat device on verso final leaf, 105 small round portraits in the text with black backgrounds and wreath frames, historiated and foliated initials, varying in size, occasional small text illustration, pages: [8], CCCLXXXIX, [1]; [2], CLXXXIII, [3], collation: (pi]4, A - Z6, a - d6 e - f4; A - O6, P4, Q6, colophon on Q5r, bound in full contemporary panelled calf, bevelled edges to boards, elaborate blind and embossed decoration to covers including a pictorial border with images representing saints and biblical figures, expertly rebacked to style, raised bands, blind decoration in compartments, gilt lettered and decorated red morocco label. Light browning to edges of endpapers, inner paper hinges strengthened neatly, pale brown damp stain to upper margins throughout, varying in intensity and size, often reaching text without loss, repair to upper margin of first title page and following 6 leaves, title page is slightly dusty, neat ownership inscription dated 1621 on title page, very small closed tear to lower edge neatly repaired on reverse, occasional small stain to margins. A good copy. A collection of early chronicles by Burchardus. Formerly attributed to Conradus a Lichtenau, provost of Ursperg, and hence known as Chronicon urspergense. Burchardus, the real author of the Chronicle, embodied in it the Chronicon of Ekkehardus, abbot of Aura. Adams, Books printed in Europe 1501 - 1600. MORE IMAGES ATTACHED TO THIS LISTING, ALL ZOOMABLE. FURTHER IMAGES ON REQUEST. POSTAGE AT COST.

      [Bookseller: Roger Middleton P.B.F.A.]
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        Comoediae viginti.

      1540 - Cum indice rerum ac vocum, proverbiorum, formulisque; loquendi, atq; Graecarum, & quarundam latinarum dictionum interpretatione. Lugduni 1540. Apud Seb. Gryphium. (18 x 12,5 cm), s. 723, k. [26], znak drukarski w drzewrycie, opr. psk. wspóÅ‚cz. Binding: half leather. Signs of slight moisture. Good condition. Titus Plautus Maccius (ca 250-ca 184 aC) - Roman comedy writer, very widely read in antiquity. Offered work contains 20 comedies. Åšlady niew. zawilg. Stan dobry. Plautus Titus Maccius (ca 250-ca 184 a.C.) - komediopisarz rzymski, bardzo poczytny w starożytnoÅ›ci (ok. 30 komedii, z czego pewnego autorstwa jest 21). Oferowane dzieÅ‚o zawiera 20 komedii: 1. Amfitrion (Amphitruo). 2. Komedia oÅ›la (Asinaria). 3. Garnek zÅ‚ota (Aulularia). 4. Siostry (Bacchides). 5. JeÅ„cy (Captivi). 6. Panna mÅ‚oda (Casina). 7. Komedia skrzynkowa (Cistellaria). 8. WoÅ‚ek zbożowy (Curculio). 9. Epidikus (Epidicus). 10. Bracia (Menaechmi). 11. Kupiec (Mercator). 12. Å»oÅ‚nierz samochwaÅ‚ (Miles gloriosus). 13. Strachy (Mostellaria). 14. Pers (Persa). 15. Punijczyk (Poenulus). 16. Pseudolus. 17. Rudens (Lina). 18. Stichus. 19. Trzy grosze (Trinummus). 20. Truculentus. Rzadkie. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: Antykwariat Wójtowicz]
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        Omnia D. Basilii Magni archiepiscopi caesareae capadociae, quae extant, opera, iuxta argumentorum congruentiam in tomos partita quatuor.

      1540 - Iano Cornario medico physico interprete: quorum catalogum versa pagina docet. In calce subiectus inlex rerum omnium copiosis. T. 1-4 (w 1 wol.) Basileae 1540. Ex Officina Frobeniana. (Na ostatniej karcie: Basileae apud Hieronymum Frobenium et Nicolaum Episcopium). (34,5 x 24 cm), k. [4], s. 758, k. [13], znaki drukarskie, opr. sk., deska z epoki. Wpis wÅ‚asn. wytarty, wspóÅ‚czesny exlibris, dorabiany grzbiet z niew. ubytkami, wspóÅ‚cz. wyklejka, otarcia oprawy. Bazyli Wielki, zw. tez Bazyli z Cezarei (329-379) - Å›wiÄ™ty koÅ›cioÅ‚a katolickiego i prawosÅ‚awnego, Ojciec KoÅ›cioÅ‚a, biskup Cezarei i metropolita Kapadocji, organizator życia koÅ›cielnego i monastycznego, twórca liturgii. Dla gÅ‚Ä™bokiej wiedzy i autorytetu moralnego zyskaÅ‚ przydomek Wielki. Twórca wielu pism teologicznych, kazaÅ„, listów. DzieÅ‚o zawiera caÅ‚ość twórczoÅ›ci Bazylego, w opracowaniu Janusa Cornariusa (1500-1558), humanisty, przyjaciela Erazma z Rotterdamu, specjalizujÄ…cego siÄ™ w tÅ‚umaczeniu greckich i Å‚aciÅ„skich dzieÅ‚ medycznych. Praca dedykowana Albrechtowi (1490-1545), arcybiskupowi Brandemburgii, ksiÄ™ciu Szczecina, Pomorza, Kaszubów, etc. Volumes 1-4 in one book. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: Antykwariat Wójtowicz]
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        Opera nova de Achille Marozzo bolognese, maestro generale, de l'arte de l'armi.

      S.n.t. (Modena 1540?).In - 4°; 4 cc., 131 cc. (assente l'ultima bianca, errori di numerazione); titolo e 84 illustrazioni incisi in legno (53 a piena pagina) nel testo; legatura settecentesca in tutta pergamena, titolo manoscritto al dorso, tagli rossi. Rinforzi ai margini del titolo; il margine bianco delle cc. 126 e di 3 cc. finali sapientemente restaurato. Antiche note manoscritte e didascalie poste in calce alle illustrazioni con riferimenti a personaggi della tradizione cavalleresca. Seconda edizione del più importante trattato italiano di scherma del Cinquecento, e primo vero trattato sistematico e completo di scherma moderna, la cui fortuna è testimoniata dalle molte edizioni che si susseguirono nel corso del secolo. L'edizione veneziana del 1517, citata da alcune bibliografie come prima, è in realtà ormai riconosciuta come una ristampa del Sessa della fine del '500. Le 84 xilografie, in questa edizione "più fresche" che nella prima (Modena 1536), per il resto identica (cfr. Gelli), rappresentano schermidori nelle diverse figure e posizioni e sono state attribuite a Francesco Barattini o a Giovanni Britto (il monogramma "b" è ben visibile su alcune di esse). Di particolare interesse il frontespizio, con l'elaborata bordura che incornicia il titolo, composta da una struttura architettonica in cui compaiono figure in armatura. Achille Marozzo (1484 - 1553) è considerato uno dei più importanti maestri della "Scuola bolognese" ed è riconosciuto come il "padre della scherma europea" (Sticca). Fu allievo di Guido Antonio de Luca che fu maestro, tra gli altri, anche di uomini d'arme quali Giovanni dalle Bande Nere e Guido Rangoni, dedicatario dell'opera. Thimm, p. 181. Vigeant, pp. 89 - 90. Gelli - Levi, Bibliografia del duello, p. 144. D'Ayala, p. 203. Gelli, pp. 132 - 136. Sticca, p. 115. Sander 4384.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Mediolanum]
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        Gliasolani Venice per Comin de Trino de Monferrato

      

      [Bookseller: Maggs Bros. Ltd. ]
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        Orbis breviarium fide compendio ordineque captu ac memoratu facillimum felix andamp gratus legitoandnbsp

      

      [Bookseller: Maggs Bros. Ltd. ]
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        Commentario della origine de Turchi et imperio della casa ottomana

      

      [Bookseller: Maggs Bros. Ltd. ]
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        Della perfettione della vita politica libri tre.

      In - folio; 12 cc., 316 pp.; legatura coeva in tutta pergamena, titolo manoscritto al dorso e al taglio inferiore (piccole mancanze alle cuffie). Sporadiche sottolineature di antica mano. Piccolo alone al margine bianco interno di poche carte centrali, occasionali non gravi punti di fioritura, perlopiù marginali. Bell'esemplare assolutamente genuino. Prima edizione, assai rara, dell'opera principale di Paolo Paruta (Venezia, 1540 - 1598), storiografo ufficiale della Repubblica di Venezia dal 1579. Il Della perfettione ebbe vasta risonanza, fu tradotto in inglese nel 1657 e costituì un'importante fonte di ispirazione per le "Considerations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence" (1734) di Montesquieu. Nell'opera troviamo una difesa della "Repubblica" come forma di governo e in particolare di quella Veneta, considerata la perfetta incarnazione storica del'ordinamento ideale. ?Della perfettione [è] un'opera che assume le sembianze di un articolatissimo dialogo a più voci ambientato all'inizio dell'estate del 1563 a Trento... I principali obiettivi di questo scritto parutiano, che offre un suggestivo quadro dell'ambiente culturale veneziano del tempo, consistono nella giustificazione morale dell'impegno civile, così da restituirgli quella dignità e quel valore che sembra avere in parte smarrito nel corso dei decenni precedenti, e nella raffigurazione di un modello ideale di uomo politico. In Della perfettione, la vita attiva e l'impegno civico paiono a tratti occupare un ruolo d'importanza pari ?" o, talvolta, anche superiore ?" a quello della religione, nonostante le ripetute dichiarazioni di fedeltà alla Chiesa...? (Venturelli). Gamba 1561: "Originale e bella edizione". Bozza, Scrittori Politici, p. 54. Ferrari, Corso sugli scrittori politici, lez. XIX. Adams P - 360. P. Venturelli, "Mito di Venezia e governo misto in Della perfettione della vita politica di Paolo Paruta", 1961, Società Italiana di filosofia politica.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Mediolanum]
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        Aristotelis Stagiritae Oeconomicorum, seu de Re Familiari Libri duo. Bernardino Donato Veronensi interprete. Cautum Priuilegijs Summi Pontificis, ac Illustrissimi Senatus Veneti, ne quis hunc Librum in aliquo suae ditionis loco imprimat, aut alibi impressum vendere audeat.

      Venetiis: Apud Hieronymum Scotum. [Scotto, Girolamo]. 1540 1540. Text in Latin and Ancient Greek. Octavo, 152x108mm. In later vellum binding, possibly re-using an earlier manuscript leaf. [6], 41, [1] pages + 26, [2] leaves; signatures: A-C8 + A-C8, D4. Includes index. Printer's device on title-page. Minimal damp-marking at head of a few leaves. Colophon on recto of final leaf, with some marking at head. Decorated initial capitals and head-pieces. Exceptionally crisp, clean and tight.COPAC online lists only one copy of this edition, at Pembroke College, Oxford.N.B. This is a complete distinct work and edition form ?Aristotelis Stagiritae De physico auditu libri octo : ex optimis exemplaribus Græcis? published in the same year by Girolamo Scotto.(Further information and photographs available on request.)

      [Bookseller: Collectable Books]
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        ODYSSEA [and other works]

      Venice: [Melchiorre Sessa, 1540?]. n. This is a convincing 19th century forgery of a celebrated type of Renaissance binding, used here to cover a rare edition of a translation of the "Odyssey" by Andreas Divus. The story behind the very intriguing binding begins about 1545, when a library of approximately 200 books came into the possession of a Genoese youth of noble birth named Giovanni Battista Grimaldi (ca. 1524 - ca. 1612), apparently a student at the Roman Accademia della Virt?. Each of these volumes was bound in goatskin to a certain design, the key feature of which was an oval plaquette showing Apollo and Pegasus (both associated with swift flight) at the middle of each cover, with a Greek motto ("Straight and not crooked") in gilt in a collar around the vignette. Produced by three eminent masters, these bindings had long been famous and their provenance much debated before G. D. Hobson identified their original owner in his authoritative "Apollo and Pegasus," published in 1975, so it is not surprising that attempts would be made to cash in on their celebrity. During the end of the 19th and beginning of the 20th centuries, at least two binders are known to have produced fraudulent replicas of the much sought-after Apollo and Pegasus bindings. The first of these binders--and the one almost certainly at work here--was Vittorio Villa (d. 1892) of Bologna and Milan, who typically started with plain or sparsely decorated 16th century bindings, which he then tooled more elaborately and to which he added the Apollo and Pegasus medallion. These expert forgeries are considered appealing alternatives to original examples of Apollo and Pegasus bindings not just because the latter now fetch extravagant prices, but also because the former are desirable curiosities as fakes and because, as binding specimens, they are fine pieces of work typically done for books with inherent value. Hobson in his "Maioli, Canevari and Others," examines in considerable detail the criteria for determining those Apollo and Pegasus forgeries that he says are anything but obvious fakes. According to Hobson, the present example would not be genuine because the wheels of Apollo's chariot have four spokes, and in the genuine article, they have six. Still, when compared to other fraudulent Apollo and Pegasus bindings, this volume would arouse little suspicion, especially because of the wear to the covers--which can only be genuine--and because of the modern repairs, apparently made at the time the leather was decorated. The volume looks absolutely authentic, a dignified Renaissance survival with the usual signs of age and restoration that today nearly always characterize the state of early books, even those that might have led privileged lives in the libraries of careful owners. In addition to our Divus translation of the "Odyssey" (first published in Venice in 1537 by Jacob de Burgofrancho), our volume contains Latin translations of several shorter works falsely ascribed to Homer. Identifying our edition positively is difficult: the only edition of Homer in Latin issued by Sessa that we have been able to locate was printed ca. 1540, but we know our Homer was printed by Sessa because of his distinctive cat-and-mouse printer's device. It had to have appeared before 1555, when the printer died.. 165 x 108 mm. (6 1/2 x 4 1/4"). 238, [2] leaves. Contemporary olive brown calf over pasteboard, ends of spine repaired (probably late in the 19th century), gilt covers framed with two sets of double rules, outer panel with broad foliate curl cornerpieces and sidepieces with trefoil of three rings between each, inner panel with 19th century decoration, including blind-stamped horizontal oval centerpiece of Apollo and Pegasus, the gilt collar with Greek motto touching rules at sides, large foliate sprays at head and foot curling to left and right and rising to a fleuron tool at ends, raised bands, spine panelled in gilt featuring broad rules and fleuron centerpiece, brown morocco label. Woodcut historiated initials, and charming cat-and-mouse printer's device. Leaves at front and back with various marks of ownership, including the signature of Francesco Suave at head of title page, and "proprieta di Carlo Balzi, 1884," on verso of first blank. Contemporary marginal annotations in Latin and Greek. STC Italian, p. 331. Joints partly cracked (and wormed in two places), corners somewhat worn, some scuffing to the leather, but the binding completely solid, the gilt still distinct, the plaquettes (not surprisingly) bright, and the volume altogether pleasing even with its defects. Final leaf cropped at fore edge (with loss of the first [verso] or last [recto] letter on two-thirds of the lines), upper corner of two gatherings with small, faint dampstain, one minor paper flaw costing a half dozen letters, otherwise unusually well preserved internally, THE TEXT EXCEPTIONALLY BRIGHT, FRESH, AND CLEAN. This is a convincing 19th century forgery of a celebrated type of Renaissance binding, used here to cover a rare edition of a translation of the "Odyssey" by Andreas Divus. The story behind the very intriguing binding begins about 1545, when a library of approximately 200 books came into the possession of a Genoese youth of noble birth named Giovanni Battista Grimaldi (ca. 1524 - ca. 1612), apparently a student at the Roman Accademia della Virt?. Each of these volumes was bound in goatskin to a certain design, the key feature of which was an oval plaquette showing Apollo and Pegasus (both associated with swift flight) at the middle of each cover, with a Greek motto ("Straight and not crooked") in gilt in a collar around the vignette. Produced by three eminent masters, these bindings had long been famous and their provenance much debated before G. D. Hobson identified their original owner in his authoritative "Apollo and Pegasus," published in 1975, so it is not surprising that attempts would be made to cash in on their celebrity. During the end of the 19th and beginning of the 20th centuries, at least two binders are known to have produced fraudulent replicas of the much sought-after Apollo and Pegasus bindings. The first of these binders--and the one almost certainly at work here--was Vittorio Villa (d. 1892) of Bologna and Milan, who typically started with plain or sparsely decorated 16th century bindings, which he then tooled more elaborately and to which he added the Apollo and Pegasus medallion. These expert forgeries are considered appealing alternatives to original examples of Apollo and Pegasus bindings not just because the latter now fetch extravagant prices, but also because the former are desirable curiosities as fakes and because, as binding specimens, they are fine pieces of work typically done for books with inherent value. Hobson in his "Maioli, Canevari and Others," examines in considerable detail the criteria for determining those Apollo and Pegasus forgeries that he says are anything but obvious fakes. According to Hobson, the present example would not be genuine because the wheels of Apollo's chariot have four spokes, and in the genuine article, they have six. Still, when compared to other fraudulent Apollo and Pegasus bindings, this volume would arouse little suspicion, especially because of the wear to the covers--which can only be genuine--and because of the modern repairs, apparently made at the time the leather was decorated. The volume looks absolutely authentic, a dignified Renaissance survival with the usual signs of age and restoration that today nearly always characterize the state of early books, even those that might have led privileged lives in the libraries of careful owners. In addition to our Divus translation of the "Odyssey" (first published in Venice in 1537 by Jacob de Burgofrancho), our volume contains Latin translations of several shorter works falsely ascribed to Homer. Identifying our edition positively is difficult: the only edition of Homer in Latin issued by Sessa that we have been able to locate was printed ca. 1540, but we know our Homer was printed by Sessa because of his distinctive cat-and-mouse printer's device. It had to have appeared before 1555, when the printer died.

      [Bookseller: Phillip J. Pirages Fine Books and Mediev]
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        Historie di Nicolò Machiavelli, cittadino, et secretario fiorentino, al Santissimo et Beatissimo Padre Signore Nostro Clemente VII. Pon. Mas. Nuovamente con diligenza ristampate

      in casa deâ?? figliuoli di Aldo 1540 8vo (cm. 15,3), 4 cc.nn., 259 cc., 1 c.nn. Ancora aldina al frontis. ed al colophon. Legatura italiana del XVIII secolo in piena pergamena (segni di usura e bruniture) con fregi e titolo oro su tassello in marocchino rosso al ds. Tagli azzurri. Ottimi e freschissimi interni. Nel complesso, esemplare molto buono. Ex libris â??J.M. Doble 1881â?? al contropiatto, timbretto e firma di precedente appartenenza sulla prima carta bianca. Prima edizione aldina, rara. Renouard, 119/2; Br. Libr., p. 400; Innocenti - Rossi, n. 50, p. 148.

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Ex Libris s.r.l.]
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        Dialogo della bella creanza de le Donne.

      De lo Stordito Intronato. M.D.XXXX. (In fine:) Stampata in Brauazzo per dispetto d'un asnazzo (sic, ma Venezia, Comin da Trino, 1540), - in-8 picc., ff. 39 num. (manca il f.40, bianco), caratt. corsivo., una iniziale istoriata. Leg. in pergamena ad imitazione. Seconda edizione, che segue di un solo anno la prima di Curtio Navò 1539, ed è parimenti rarissima. Alessandro Piccolomini, che nel presente dialogo si cela sotto lo pseudonimo di Stordito Intronato, fu filologo e letterato (Siena 1508-1578). Croce considera il presente ''dialogo'' in versi tra Raffaella e Margherita la ''commedia della corruzione.tutti gli accorgimenti di bellezza e trappolerie atti a condurle l'amante desiderato''. Un solo esemplare localizzato in Italia, alla Biblioteca Alessandrina di Roma. Gamba n.1572 ''assai raro''. BMSh.T., Italian, p-648. Croce, La Critica, 28 (1930). Non in Adams. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Pregliasco]
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        Le Sorti. Intitolate Giardino dei pensieri.

      Venezia, Marcolini, 1540, - in-folio (305x205 mm), ff. 104 (A-Z4, AA-CC4), bella legatura del XVII secolo in marocchino granata, triplice filettatura in oro ai piatti con terminazioni angolari vegetali, dorso a sei nervi con titolo in lungo nei compartimenti riquadrati da filetti in oro. Precede l'opera dedica a Ercole d'Este, duca di Ferrara (p. III) e proemio esplicativo ai lettori (pp. IV-V). Titolo, ad opera di Francesco Salviati, inciso da Marco Dente, raffigurante un gruppo di uomini e donne intenti a discorrere e a consultare il libro del Marcolini nel "Giardino di pensieri"; Cervolini (Marcolini, p. 20) e Mauroner (Incisione di Tiziano, 42) attribuiscono però l'ideazione del disegno del frontespizio a Tiziano. Al verso del titolo ritratto dell'autore a piena pagina racchiuso entro cornice architettonica sorretta da due cariatidi (la stessa usata dal Marcolini nei volumi del Serlio e dell'Aretino, impressi qualche anno prima). Alle pp. VI-VII elenco dei 50 quesiti che si possono rivolgere al libro (suddivisi tra uomini, donne e per uomini e donne) e rimando alle 50 tavole relative. La prima sezione del libro contiene 50 silografie poste nella parte superiore del recto di ogni foglio raffiguranti immagini simboliche, vizi e virtù, accompagnate da 90 carte da gioco che circondano l'incisione e da altre 45 carte disposte nel verso della carta a fronte disposte a forma di croce. In base al responso delle carte il giocatore deve andare a consultare una delle cinquanta sezioni dei filosofi: nel margine superiore sinistro di ogni doppia pagina compere una silografia con un filosofo dell'antichità accompagnato da 31 risposte collocate sulla sinistra e da altre 24 sulla destra. Le risposte ai quesiti sono poste in forma di terzine scritte da Ludovico Dolce. Ogni terzina ha al fianco una coppia di carte da gioco; al verso dell'ultima carta impresa tipografica del Marcolini inserita in un elaborato cartiglio con volute, intorno al quale si intrecciano un ramo d'ulivo ed uno di quercia. Prima edizione in perfetto esemplare di uno dei più famosi giochi di fortuna del Cinquecento, realizzato su imitazione dei giochi di Lorenzo Spirito e Sigismondo Fanti. Rispetto alla precedente tradizione di genere il Marcolini imposta la doppia pagina di stampa su un registro parallelo, iconografico e verbale; la struttura tradizionale del libro è inoltre ripensata, sovvertendo la tradizionale recto verso di ogni carta e immaginando per la prima volta un intero volume da leggere a doppia pagina, tenuto insieme da un complicato sistema di rimandi interni che il giocatore apprende alle pagine iniziali. Gli strumenti del gioco diventano il libro stesso e un mazzo di carte, che dovrà gestire il giocatore a cui capita la carta più alta del mazzo. L'opera si configura come un inesauribile repertorio di modelli e situazioni figurative; è ipotizzabile che la l'impressione avvenisse in stadi diversi: stampando prima la cornice esterna quindi le immagini interne e per ultimo il testo, seguendo il modello consueto per la stampa di edizioni musicali (il Marcolini d'altronde si era formato presso il Petrucci, come incisore di testi musicali). Magnifico esempio di libro che diventa oggetto, da leggere, da vedere e da maneggiare. Mortimer 279. Sander 4231. Brunet iii, 1407-1408, Suppl. I, 941. Essling II, 670. Cicognara 1701: ?rarissimo a trovarsi di bella conservazione? Rosenthal, 1385. L. Nardin, Carte da gioco e letteratura fra Quattrocento e Ottocento, Lucca 1997. Cinti 54. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: Libreria Antiquaria Pregliasco]
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        Das Gebetbuch Heinrichs VIII aus der British Library.

      - Der junge Heinrich wurde dank seines großzügigen Engagements und seines ungewöhnlichen Kunstverständnisses zu einem der wichtigsten Mäzene seiner Zeit, sein Hof war der prächtigste von ganz Europa. Er war der erste Renaissanceherrscher Englands und brachte viel Interesse für die Künste mit, sprach diverse Sprachen, machte aus seinem Hof ein künstlerisches Zentrum. Sein privates Gebetbuch, ihm vom französischen Buchmaler Jean Mallard im Jahr 1540 übergeben, verzaubert Fachwelt und Publikum bis heute gleichermaßen. Zu diesem Zeitpunkt hatte der König sich bereits zum Oberhaupt der englischen Kirche erhoben und war von Fettleibigkeit und Krankheit geplagt. Immer wieder versenkte sich Heinrich in die Lektüre des Psalters und versah die Schrift mit rund 100 eigenen Anmerkungen - eine überaus kostbare Quelle, um dem spirituellen Seelenzustand des Königs während seiner 10 letzen Lebensjahre näher zu kommen und seine Gedankenwelt zu entschlüsseln. Jetzt, über 500 Jahre nach seiner Entstehung, wurde das kultur- wie kunsthistorisch kostbare Stück erstmalig faksimiliert - das Ergebnis ist überwältigend: Der lateinische Text ist in einem eleganten humanistischen Ton verfasst, der sich auch heute noch gut lesen lässt. Das Buch ist mit sieben erlesenen Miniaturen und Hunderten von prächtig Illuminationen und Verzierungen wie Vögel, Tiere, Blumen und Pflanzen geschmückt. Sensationell sind natürlich Henrys Randnotizen in Bleistift und roter Tinte - sie sind im zugehörigen Kommentarband in das heutige Englisch übersetzt. Der Psalter ist in einem sehr guten Erhaltungszustand, sodass die Faksimilierung den dem Original inne wohnenden privaten Charakter und auch die bestechende Opulenz der Illumination vorzüglich transportiert. Kommentar von James P. Carley. 12,7 x 20,3 cm, 360 illuminierte Seiten, originalgetreuer dunkelroter Samteinband mit Messingschließen, Goldschnitt, in archivbeständiger Schmuckkassette. Limitierte Auflage (980 Expl.)

      [Bookseller: Frölich und Kaufmann]
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        Les Oeuvres de François Villon. Les Cantiques de la Paix par Clément Marot.

      Paris, Jehan Bignon 1540 - VILLON, François. LES ŒUVRES DE FRANÇOIS VILLON DE PARIS, revues et remises en leur entier par Clément Marot valet de chambre du Roy. On les vent à Paris en la rue Sainct Iacques à lenseigne de Lelephant chez François Renault, s. d., (1540). In-16 de 55 ff., (1) p. bl., complet. Suivi de : MAROT, Clément. LES CANTIQUES DE LA PAIX PAR CLEMENT MAROT. In-16 de 28 ff. Paris, Jehan Bignon, 1540. Soit 2 œuvres réunies en 1 volume in-16. Plein maroquin rouge, double encadrement de filets à froid avec guirlande feuillue au centre, dos à nerfs orné, double filet or sur les coupes, doublure de maroquin bleu rehaussée d’une roulette dorée, double filet or sur les coupes, tranches dorées sur marbrures. Reliure signée Trautz-Bauzonnet. 113 X 74 mm. TRES PRECIEUX EXEMPLAIRE REUNISSANT LA TRES RARE EDITION DES Œuvres DE VILLON DONNEE PAR MAROT ET Les Cantiques DU POETE. Sturm, Villon, n°30 ; Tchemerzine, IV, 491 et V, 978 ; Brunet, V, 1249 ; MAROT, Clément (1496-1544). Seconde édition originale augmentée des « Cantiques de la Paix » par Clément Marot extraite de ses œuvres imprimées par Jehan Bignon à Paris, en 1540. « Très rare édition » (Tchémerzine). L’édition originale des Cantiques de la Paix parut l’année précédente, en 1539, chez Estienne Roffet ; composée de seulement 10 feuillets, elle est, selon Tchémerzine, rarissime. « Le seul exemplaire cité, dit-il, est à la Bibliothèque Nationale ». La présente seconde édition augmentée compte 56 pages. « Au début de l’année 1540 paraissent ses spirituelles « Estreines aux dames de la cour » et, chez Roffet, ses « Cantiques de la Paix », opuscule dans lequel il a regroupé des poèmes célébrant sur un mode lyrique des événements politiques importants. Plus que jamais se découvre la dimension engagée de sa poésies, la détermination qui est la sienne, par tous les moyens possibles, de servir la cause de Dieu et celle de la paix. Plus que jamais, le poète de Dieu fait concurrence en lui au poète du roi » (Gérard Defaux). VILLON, François (1431-1463). Précieuse et belle édition des œuvres de François Villon imprimées à Paris par Fr. Regnault en 1540. Elle est si rare que Tchémerzine et Brunet ni citent qu’un seul exemplaire, celui du Duc de La Vallière, en donnant une fausse collation. Ils mentionnent 55 feuillets alors qu’en réalité cette édition compte 8 et 55 feuillets. C’est à la demande de François Ier que Clément Marot entreprit de rendre justice à l’œuvre majeure de François Villon, pour lui restituer son ordre et sa saveur d’origine. ENTREPRENANT AINSI UNE RELECTURE DES VERS DE VILLON, MAROT COMPOSE LA TRAME DE L’EDITION ORDONNEE QUI SERVIT DE MODELE A L’EDITION DE 1540. L’édition de 1540 rendait accessible l’œuvre capitale et si poignante du premier des grands poètes français modernes. « Villon est le premier poète à la moderne : le premier où l’on reconnaisse l’âme du poète étonnant, tel que la France l’a conçu, tel que Paris l’a créé, tel qu’il est resté, et tel qu’il devait être depuis maître François Les émotions de Villon sont violentes et profondes » (André Suarès). TRES PRECIEUX EXEMPLAIRE REUNISSANT DEUX GRANDES ŒUVRES LITTERAIRES DE LA RENAISSANCE DE François Villon ET Clément Marot SOMPTUEUSEMENT RELIEES PAR Trautz-Bauzonnet VERS L’ANNEE 1860 EN MAROQUIN ROUGE DOUBLE DE MAROQUIN BLEU. Provenance : des prestigieuses bibliothèques John Whipple Frothingham et Robert Hoe, avec ex-libris. [Attributes: Hard Cover]

      [Bookseller: Librairie Amélie Sourget]
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        Prediche del reverendo padre frate Gieronimo Savonarola de l'ordine di San Domenico dell'osserva[n]tia di toscana sopra l'Esodo ... con tre prediche sopra la historia di Gedeone, nuovamente aggiunte a questo volume.

      In Venetia: [colophon: Stampate in Venetia da Giouanantonio de Volpini detto il Rizo stampadore 8vo (15 cm; 6"). [8], 307, [1] ff. (the last blank).. 1540 Collection of 22 sermons on the Exodus, in Italian, delivered by the rebellious Dominican priest Girolamo Savonarola (1452–98) starting on 11 February 1498 at the Florentine church Santa Maria del Fiore and concluding at San Marco on 18 March. These were => the first sermons preached by him after and despite his excommunication by papal brief (13 May 1497) and they were => the last series he preached before his execution at the stake (23 May 1498). They were collected for publication by Lorenzo Violi, who heard at least a few of the series in person, "dalla viva voce" (f. *7). In the second sermon (ff. 16v–30), Savonarola => rails against his own excommunication, and calls false the very briefs meant to silence him, reproaching the Pope specifically. The tense political atmosphere in Florence after Savonarola's death prevented Violi from publishing the collection for nearly a decade (although he did issue five of the sermons individually while Savonarola was still alive). This, the fourth edition, was edited by Giovanni Brasavola, and dedicated to the Duke of Ferrara and Queen Isabella of Aragon. The text is in Italian with scriptural references in Latin, printed in roman character in single-column format, occasionally narrowing on the page into center-justified conclusions; the volume's good sprinkling of historiated and decorated woodcut initials are more than usually lively, and the woodcut on the title-page fittingly shows Savonarola preaching to a large crowd with one listener writing — being the same woodcut used by B. & O. Scoto in 1539, their device appearing here in the center of the pulpit. Marks of readership: Occasional marginal annotations and some underlining in early ink. 20th-century binding with yapp edges using an 18th-century piece of vellum from an antiphonal (age-toned and lightly rubbed); marginal notes often shaved, sense however generally intact; lacks final blank (only). Occasional slim, short instances of worming, good repairs at one corner of title-page (affecting one letter) and same to following two leaves; one other leaf neatly repaired at gutter; a very few spots and rather neat inkblots. Very good+.

      [Bookseller: Philadelphia Rare Books & Manuscripts Co]
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        M. Actii Plauti Comoediae Viginti.

      Lugduni, Apud Seb. Gryphium., 1540. In 8vo grande (cm. 17,5); solida legatura del Settecento in pergamena rigida, tagli spruzzati in azzurro; pp. 724 (mal numerate 924) + una carta bianca + altra carta con la marca tipografica. Bella edizione lionese con la particolare marca tipografica sul titolo ed all?ultima carta. Axs

      [Bookseller: Libreria Bongiorno Paolo]
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        COMMENTARIUS DE ANIMA

      Petrus Seitz, Wittenberg 1540 - (8), 247, (1=blank) ll. Only the leaves numbered on recto, as usual in the time. *8 A-Z8 a-h8. BOUND WITH I. MELANTH(ON), Philip. De officio principum, quod mandatum Dei praecipiat eis tollere abusus ecclesiasticos. [Wittemberg: Joseph Klug, 1539]. A-C8, leaves unnumbered. BOUND WITH II Epistola de miseria, curatorum seu plebanorum, aeditus anno, 1489. Cum praefatione D. Mart. Luth. Wittemberg: [Nicolaus Schirlentz], 1540. A-B8, leaves unnumbered, last leave blank and possibly from different paper. BOUND WITH III: MELANCH(TON), Philip. De ecclesiae autoritate, de veterum scriptis libellus. Wittemberg: [Joseph Klug], 1539. A-I8, leaves unnumbered, last leave blank. 4 works in one volume, 8° (145 x 94mm). Titles within varying woodcut borders, a few woodcut initials, library stamp removed from title of first work, brown oilstain in lower fore-corners of last few leaves, a little very minor discolouration). Contemporary German blindstamped pigskin over wooden boards, roll-border round sides enclosing 2 full-length portraits, that on the lower cover with initials HI, metal clasps (a little rubbed). First Wittemberg editions and perhaps the first edition of Melancthon's De anima (other editions appeared in the same year in Strassburg and Paris), one of the most popular of his non-controversial works and important for being one of the first books in which the mind, or spirit, is deemed worthy of scientific study. It is interesting to note that it was Melancthon who coined the word 'psychologia'. This work, however, is not just about the mind, but deals generally with human physiology, the senses, the humours and various abstract ideas, immortality, free will, the intellect, etc. The other two works by Melancthon concern abuses by the clergy. The anonymous Epistola de miseria curatorum warns young would-be clerics of the hardships and miseries of an ecclesiastical life. Provenance: Gabel Schäub (contemporary signature on an endpaper and marginalia in the first work); marginalia in two or three other hands in the same work, contemporary to mid-17th century. Of this 1st edition of Commentarius de Anima about 10 copies in KvK. 1 in NCC (Utrecht), 2 in COPAC (BL and Glasgow). 4 additional copies in US libraries (OCLC). Hartfelder 292. See also Honeyman 2200, a 1553 Seitz edition. And Knaake II 699 and 702, a Rhamba 1565 and Crato 1567 edition.

      [Bookseller: THE STOA COLLECTION]
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        Des. Erasmi Rot. Operum septimus tomus Paraphrases In universum Novum Testamentum continens

      Ex officina Frobeniana, Basileae 1540 - Folio, pp. [12], 854, [2]; 4- to 10-line woodcut initials throughout; 18th century full paneled calf, rebacked in brown calf with maroon morocco label on spine; corners worn and showing, endpapers renewed, small library rubberstamp at base of title, verso of b3, and recto of d4; occasional neat annotations and underlines in a 16th-century hand, ownership signatures on title page of Thomas Durham of Edinburgh (1811), and Marcus Dods (1856), and on the verso of the title page a presentation from Durham "with best regards" to a name which has been effaced; a very good, sound, and complete copy of the seventh volume of Erasmus's collected works. The complete included nine volumes, published 1539-40. "Erasmus was not content with the simple, more or less factual annotation of the New Testament, but went on to paraphrase, which enabled him to soar high and dig deeper. His paraphrases had the advantage of being a relatively new form when they were written, and they were so-well liked and became so popular that edition after edition was called for during his lifetime and after his death" (Houghton Library, Erasmus on the 500th Anniversary of his Birth, 1969). See Adams E-309; Bezzel, Erasmusdrucke des 16. Jahrhunderts in Bayerischen Bibliotheken, no. 11.

      [Bookseller: Rulon-Miller Books (ABAA / ILAB)]
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