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Ducento novelle nelle quali si raccontano diversi Avvenimenti così lieti, come mesti & stravaganti. Con tanta copia di sentenze gravi, di scherzi, e motti, che non meno sono profittevoli nella prattica del vivere humano...
Al Segno dell'Italia. 2 parti in un volume in-8° (208x150mm), cc. (8), 281; (1) bianca, 312; cartonatura antica con dorso rivestito in carta a decori romboidali in rosso e in azzurro. Marca tipografica in xilografia al frontespizio con figura allegorica, motto "Hinc religio vera" e figure di putti. Testatine e capilettera ornati e animati incisi su legno. Indici delle novelle in principio. Vari errori di numerazione alla seconda parte, che salta dalla pp. 112 alla 115 e da 152 a 155, errori presenti nella totalità degli esemplari e registrati anche nella scheda catalografica di SBN. Alcuni marginali antichi all'ultima c. di indice. Minimali macchioline ed aloni ad alcune cc., minima mancanza al margine inferiore della c. 192 della prima parte e restauro alla c. 216 della seconda parte. Restauri alla carta decorata del dorso. Ottima copia nell'insieme. Edizione originale delle 202 novelle del Malespini. Ricalcando quasi letteralmente la cornice boccacciana del grande paradigma novellistico del "Decameron", lo scrittore fiorentino finge le sue novelle ambientate in una villa del Trevigiano, e narrate da una brigata fuggita da Venezia a causa della peste. Esse sono solo per una novantina originali e derivano, nel resto, oltre che dal Certaldese, dal "Cent nouvelles nouvelles", dalla "Diana" di Giorgio di Montemayor, dal "Mambriano" del Cieco da Ferrara, da Anton Francesco Doni. Di singolare interesse le novelle contenenti precisi riferimenti alla realtà storica, come gli amori di Bianca Capello e di Francesco de'Medici (particolarmente insistiti sono i temi licenziosi, anch'essi sostanziali calchi del "Decameron") o efferati delitti del tempo. "La raccolta è divisa in due parti: la prima contiene 106 novelle, la seconda 96. Nella prima parte sono presenti due novelle replicate, sicché il titolo descrittivo si può considerare esatto. Da principio il libro sembra volersi inserire in una tradizione boccacciana ormai al declino: un Argomento delle novelle introduce la raccolta e traccia una cornice esile e pretestuosa che ritrae un gruppo di gentiluomini trevigiani rifugiatisi in villa per sfuggire alla peste del 1576 e desiderosi di ingannare il tempo novellando. L'impalcatura del libro cede immediatamente e lascia spazio a un susseguirsi di novelle giustapposte senza nessun evidente nesso logico o cronologico. Consueti i temi attorno ai quali ruotano i racconti: beffe, furti, inganni, amori tragici o licenziosi, storie di viaggio e fatti di cronaca. Il riuso di materiali preesistenti, comune a tutta la tradizione novellistica, nelle Ducento novelle assume dimensioni imponenti: quasi la metà del materiale consta di una sciatta riscrittura di novelle della raccolta quattrocentesca francese Cent nouvelles nouvelles; altre fonti sono il Mambriano, le opere di Anton Francesco Doni e la Diana enamorada del portoghese Jorge de Montemayor. Rimane un nucleo di novelle originali in prevalenza ambientate fra Venezia, Firenze e Milano, che più o meno scopertamente si presentano come autobiografiche, anche se di questa autobiografia, che passa attraverso la lente deformante della sublimazione del ricordo e che si nutre di una pervasiva letterarietà, è lecito più volte dubitare. Questi racconti conservano notevoli descrizioni di costumi e usi locali ritratti dal vivo con dovizia di particolari, e tramandano affreschi verosimili, se non veritieri, tanto della vita popolare e caotica di Venezia quanto dell'ambiente di corte nella Firenze del granduca Francesco I e di Bianca Cappello. L'orchestrazione drammatica delle novelle è alquanto sconnessa e la lingua, un toscano letterario appesantito da una sintassi e da una morfologia incerte, riceve dalla tradizione teatrale cinquecentesca la tendenza a un uso stereotipato e caratterizzante del dialetto e degli idiomi stranieri. Le Ducento novelle si presentano dunque con un profilo ambiguo, irrisolto nella struttura a cavallo fra raccolta di novelle e romanzo autobiografico, decisamente più interessanti per alcuni contenuti cronachistici e per la vivida immagine riflessa di una società febbrile e picaresca che per il valore letterario, complessivamente molto modesto." (Daniele Ghirlanda in D.B.I., LXVIII, 2007). Il Malespini, nato a Verona o a Venezia nel 1531, morto dopo il 1609, mutò in Celio il suo nome di battesimo, Orazio. Tradusse in volgare il Trésor di Brunetto Latini e il Giardino dei fiori curiosi di A. Torquemada e fu anche avventuriero nelle Fiandre, al servizio della Spagna, dopo essere stato esiliato dal governo di Venezia, nonché abile falsario e plagiario: infatti, a lui è dovuta, nel 1580, la pubblicazione abusiva, con il titolo Il Goffredo, dei primi 14 canti della Gerusalemme Liberata. Letterio Di Francia in Novellistica, II, pp. 154-168 e in Enciclopedia Italiana, XXII, 15: "Opera di qualche pregio sono le sue Duecento novelle, composte a Mantova dal 1595 al 1605 per fuggire l'ozio, e pubblicate a Venezia nel 1609". G. B. Marchesi in Per la storia della novella italiana nel secolo XVI, pp. 25 e sgg. Manca al Razzolini, al Gamba ed al Parenti, Prime edizioni italiane. Tre copie in SBN (Parma, Venezia, Roma). Italiano
      [Bookseller: Libreria Antiquaria Galleria Gilibert]
Last Found On: 2017-12-01           Check availability:      maremagnum.com    

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