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Commentariorum De Bello Italico. Editio prima
S. n. t. 4 volumi in-8° (208x140mm), pp.XX, 128; XIX, (1), 122, (2); XXIV, 130, (2); 144, (4) di errata; legatura coeva p. pergamena rigida con armi nobiliari impresse a secco ai piatti, unghie e titolo in oro su tassello ai dorsi. Tagli marmorizzati rossi. Frontespizi in rosso e nero con vignette xilografiche.Dedicatorie varie impresse in rosso e nero, fregi tipografici in xilografia. Freschissimo esemplare stampato su carta forte. Prima edizione di questa importante opera sui fatti bellici svoltisi in Italia nel corso della Guerra di Successione Austriaca. Castruccio Bonamici (Lucca, 1710 - 1761), al secolo Pietro Giuseppe Maria (assunse il nome Castruccio in onore di Castruccio Castracani), insigne latinista e fratello di un altro noto studioso, Filippo, fu soldato di Carlo III di Borbone re di Napoli e narrò la battaglia di Velletri del 1744, a cui prese parte, nel commentario "De rebus ad Velitras gestis", pubblicato nel 1746. Si fece poi cronista della guerra che seguì sino al 1748 in questi "Commentariorum de Bello Italico libri III", nel cui terzo libro esaltò l' eroismo dei Genovesi in funzione antiaustriaca. Pietro Giordani definì il "De bello italico" "cosa grande, degna de' secoli antichi" e disse essere Castruccio "eccellentissimo e agli ottimi somigliantissimo": lo riteneva il solo storico-poeta in un secolo di aridi eruditi. Non pochi elementi romanzeschi, peraltro, furono frammischiati dal Bonamici, storico non sempre attendibile, alla narrazione degli avvenimenti. "La stessa corte di Napoli incoraggiò il B. a compilare una narrazione di più ampio respiro, tale da poter inquadrare l'avvenimento bellico narrato nel commentario nella serie di avvenimenti che riguar,davano gli stati della penisola al tempo della guerra di successione austriaca. Per raccogliere l'intero materiale occorrente il B., nel 1748, decise di compiere un viaggio nell'Italia settentrionale e si fermò, com'era naturale data la narrazione cui si stava accingendo, a Genova... Vide così la luce il De bello italico, con la solita indicazione di Lione [in realtà Leida], tra il 1750 e il '51. Il primo libro apparve dedicato a Carlo di Borbone, il secondo a Filippo duca di Parma, il terzo alla Repubblica di Genova: ciò di cui il governo espresse pubblici ringraziamenti mediante l'elargizione al B. di una gratifica di altri 100 zecchini. Il successo dell'opera fu anche questa volta notevolissimo: si accostò il De bello italico ai commentari cesariani e si ravvisò nel B. il più dotato fra gli scrittori in latino della sua generazione. L'unico ostacolo che gli rimaneva ancora da superare era l'avversione (tutt'altro che letteraria) del diplomatico piemontese, per cui il B. si rimise alla mediazione del gesuita Giulio Cesare Cordara, amico del Rivera. Neanche la benevolenza dei Cordara riuscì tuttavia a minimizzare il truce ritratto che il B. faceva, nella sua storia, di Carlo Emanuele III, raffigurato mentre tirannicamente ambiva ad estendere il proprio dominio ai danni di Genova." (Claudio Mutini in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 11, 1969). Brunet, 25291. Sticca, pp. 171-172: "Castruccio Buonamici.. il cui De Bello italico, concernente la battaglia di Velletri (1744), suonò così ostico ai francesi da provocare una virulenta risposta del marchese di Pezay".
      [Bookseller: Libreria Antiquaria Galleria Gilibert]
Last Found On: 2018-02-19           Check availability:      maremagnum.com    

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