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Il Cuoco Piemontese perfezionato a Parigi che insegna con facil metodo a cucinare qualunque sorta di vivande, sì in grasso, che in magro, di nuovo gusto: ed avvisi sopra la bontà, e scelta d'ogni cosa appartenente alla Cucina; proseguito dal Pasticciere, e Confetturiere. Coi doveri del Mastro di Casa, le minute per le quattro Stagioni; la spiegazione di varj utensili necessarj a tal'arte, e la maniera di trinciare pulitamente le carni.
appresso Beltramo Antonio Re,, in Torino, 1775 - In-12° (164x92mm), pp. 467, (3), legatura coeva p. pelle marrone marmorizzata con titolo e fregi floreali e vegetali in oro su dorso a nervetti. Vignetta xilografica al titolo. Tra le pp. 32-33, una tavola incisa su rame più volte ripiegata, impressa al recto con la raffigurazione di una tavola di 26 coperti servita a 29 e, al verso, con la raffigurazione di una tavola di 18 coperti servita a 13. Alcune annotazioni a matita e a pennino. Sparse bruniture e aloni. Seconda edizione (la prima è del 1766) di importante ricettario contenente tutte le ricette classiche della cucina piemontese, il cui scopo fu quello di adattare i metodi di cucina francesi all'utilizzo di ingredienti italiani, il primo effetto del riflusso della cultura gastronomica francese su quella autoctona. L'anonimo autore, mai identificato, fornisce centinaia di ricette per zuppe, primi piatti, piatti di carne (di bue, vitello, maiale, montone, agnello, pollame, selvaggina) di pesce (per il mancato sbocco al mare del Piemonte, il pesce venne timidamente introdotto nella cucina piemontese d'importazione), legumi, insalate, uova, formaggi, frutta, dolci, prosciutti e salumi, sciroppi, dando altresì indicazioni sulle modalità di tagliare le carni, di servire i cibi a tavola nel modo più appropriato, etc. Da notare l'assenza della polenta, allora cibo esclusivamente contadino o comunque riservato alla popolazione dei più umili strati sociali. L'opera fu molte volte riedita, anche con vari adattamenti più o meno liberi del testo e dei contenuti originari, ancora nel secolo decimonono, ed è stata oggetto, nel Novecento, a motivo della sua rarità, di alcune ristampe anastatiche. "La cucina non è altro che l'arte d'impiegare le produzioni della natura, per prepararne un nutrimento sano, e piacevoleall'uomo. Ecco ciò che io ho avuto per oggetto in comporre il presente Libro. Ho procurato di schivare la grande spesa, e di adattarmi ad un metodo semplice, e proprio lasciando in disparte ciò, che pareva fatto solamente per le cucine de' più opulenti; se il gusto vi perde alcuna cosa, la sanità all'incontro ne riceverà un notabile giovamento. Sovvengavi che questo Libro non esce da un Accademia, ma bensì da una Cucina; non propongo regole di ben dire, ma di ben condire. Vivete felici". Vicaire, "Bibliographie gastronomique", 899. Westbury, pp. 69-70. Bitting, "Gastronomic Bibliography", 540: "The work is the adaptation of French methods in Italian ingredients, and is comprehensive in its scope". Catalogo B.I.N.G., I, n. 633. Paleari Henssler, I, p. 230. N.U.C., Suppl. 715, 221. Mussa, Les Livres Precieux, XVI. Non in Manno, Melzi, Cagle, Maggs, OCLC, Simon. Una sola copia in biblioteche piemontesi, alla Reale di Torino. [Attributes: Hard Cover]
      [Bookseller: Gilibert Libreria Antiquaria (ILAB-LILA)]
Last Found On: 2015-06-17           Check availability:      AbeBooks    

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