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Progetto d’un nuovo codice giudiciario nelle cause civili di Francesco Vigilio Barbacovi consigliere nel consiglio aulico di Trento.: Volume I; Volume II: contenente le note, o ragioni delle nuove leggi; Seconda edizione dall’autore riveduta, corretta, ed accresciuta d’una nuova dissertazione sopra le sportule degli avvocati.
Per Giambattista Monauni stamp. vesc., In Trento. 1785 - Oltre ai due volumi descritti in seconda edizione è presente copia del II VOLUME IN PRIMA EDIZIONE NELLA MEDESIMA LEGATURA IN PIENA PELLE DEL PRIMO VOLUME. Offriamo perciò nella scheda tre volumi fornendo del II volume sia la prima che la II edizione. Opera MOLTO RARA. L’A. nacque a Taio in Val di Non (Trento) il 12 sett. 1738 da famiglia benestante. Dopo aver compiuto gli studi di retorica e di filosofia a Trento e dopo aver appreso da sé la giurisprudenza pratica, esercitò l’avvocatura nelle Valli. Nel 1767 subentrò a C. A. Pilati nella cattedra di diritto civile a Trento ed entrò quindi nell’anuninistrazione vescovile, percorrendo una rapida e brillante carriera. Difatti nel 1772 il principe-vescovo C. Sizzo lo nominò assessore nel tribunale ecclesiastico. Due anni dopo fu chiamato a far parte del consiglio aulico, con uno stipendio doppio di quello dei suoi colleghi e con la facoltà di conservare la carica di assessore del tribunale ecclesiastico, ma con l’obbligo di abbandonare la cattedra di diritto. Nello stesso anno cominciò a esercitare una parte importante nel dissidio che opponeva il Magistrato consolare di Trento, erede delle antiche libertà municípali, all’autorità vescovile, scrivendo per ordine del principe Sizzo le Vindiciae Celsissimi Tridentinorum Principis adversus Magistratum municipalem tridentinum (Tridenti 1774) e ottenendo piena vittoria davanti al tribunale imperiale. Il B. già in questa prima fase della sua vita rivelò il suo carattere vanitoso ed avaro, mostrandosi inoltre servile con i potenti e prepotente con i deboli. Tuttavia egli possedeva una profonda cultura, una straordinaria capacità di lavoro, non disgiunta da una certa genialità nella soluzione dei problemi d’ordine giuridico. Si ebbe modo di constatarlo allorché il principe-vescovo P. V. Thun, succeduto al Sizzo nel 1776, fu sollecitato dall’imperatore Giuseppe II nel 1783 a emanare un nuovo codice civile, che garantisse nel suo principato una migliore amministrazione della giustizia, togliendo gli abusi e le discordanze, che col tempo si erano insinuate nel foro tridentino, e adottando possibilmente la recente legge austriaca, gia applicata nelle giurisdizioni tirolesi del Trentino. Il principe-vescovo nel gennaio del 1784 affidò al B. la compilazione di un nuovo codice civile, con un termine di quattro mesi per la redazione definitiva, pensando che un’opera di adattamento non richiedesse più di tanto. Ma il B. aveva ben altro in mente: egli si accinse alla redazione di un nuovo codice di procedura civile, ispirandosi non tanto alla legislazione austriaca, quanto alle proprie convinzíoni teoriche, fondate sulle esperienze locali e sulla conoscenza storica del suo paese. Si ebbe così, sullo scorcio del 1785, quella che è l’opera sua più importante, il Progetto di un nuovo codice giudiziario nelle cause civili. Nella sua redazione il B. fu ispirato da un illuminato senso civico e si rivelò come precursore dei giuristi moderni nell’aspirazione a ridurre quanto più possibile il numero delle liti, rendendo contemporaneamente più regolare e più spedita l’amministrazione della giustizia. In tale modo il codice barbacoviano costituisce uno dei più alti risultati conseguiti dalla riforma giudiziaria europea nella seconda metà dei sec. XVIII, collegandosi con le leggi processuali prussiane e con quelle austriache dei 1781, ma in parte anche con fonti italiane, come il diritto statutario trentino e il processo rotale romano. Il codice del B., dopo varie correzioni dell’autore e dopo avere ottenuto l’approvazione del principe-vescovo, fu pubblicato nella sua redazione ufficiale nel 1788 e divenne operante nello stesso anno, rimanendo in vigore fino a che nel Trentino non fu introdotto il regolamento giudiziario austriaco (1807). Formato: 3 v. (257, 36, [1] p.; [4], 352, XXIV, 36, [4] p.; 352, XXIV, XI, [5] p.), 8°, piena pelle coeva il primo volume, cartonato il secondo volume. Ordinari segni d’uso e del tempo, più evidenti alle legature, timbro sul
      [Bookseller: Studio Bibliografico Adige]
Last Found On: 2014-08-08           Check availability:      AbeBooks    

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