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I Marmi del Doni, Academico Peregrino. Al - - 1552. [1273514]
Quattro parti in un volume in 4to, pergamena floscia coeva con al centro dei piatti le armi impresse a secco del sesto figlio di re Giorgio III d'Inghilterra, titolo manoscritto sul dorso e al taglio inferiore (un po' sporca ed arricciata, piccola mancanza alla cuffia inferiore), pp. 167, (1) + pp. 119, (1) + pp. 166, (2) + pp. 93, (3). Marche tipografiche di vario tipo sui frontespizi e al verso dell'ultima carta di ciascuna sezione. Con complessive 44 figure in legno nel testo, fra cui i ritratti del Doni, del Marcolini, del Gelli e del Petrarca. A p. 81 della quarta parte si trova riprodotto il frontespizio degli Inferni, di cui si annuncia l'imminente pubblicazione (1553) e si fornisce un sommario dei contenuti, si tratta probabilmente del primo esempio nella storia della stampa di lancio editoriale di un'opera attraverso la riproduzione del titolo della stessa all'interno di un altro libro. Segno di tarlo abilmente restaurato nel margine bianco delle prime carte, primo titolo un po' sporco, per il resto ottima copia genuina, proveniente dalla biblioteca del principe August Frederick, duca di Sussex (1773-1843).PRIMA EDIZIONE. "Le quattro parti de' Marmi suddetti, se bene abbiano frontespizj, dedicatorie, numerazioni e registri separati, tuttavolta formano un sol volume.. Si può credere che ogni parte dell'opera venisse pubblicata disgiuntamente, e che ne fosse cominciata la stampa nel settembre del 1552 ed avesse fine ne' primi giorni di gennaro 1553. L'edizione è eseguita coi due soliti caratteri corsivi del Marcolini.. Le opere del Doni generalmente furono più volte ristampate, ma di questa de' Marmi non se ne conosce che due sole edizioni, la sopradescritta originale, e quella di Venetia pressio Gio. Battista Bertoni, 1609.. I ragionamenti o dialoghi della presente opera vertono sopra soggetti di morale, di letteratura ed altro: e finse l'Autore che fossero tenuti fra persone di diverse condizioni e luoghi nelle scalee situate nella piazza di S. Liberata in Firenze, ivi dette volgarmente i Marmi" (S. Casali, Gli annali della tipografia veneziana di Francesco Marcolini, Bologna, 1953, pp. 237-238)."Anche dentro i parametri doniani i Marmi costituiscono una punta estrema di bizzarria e di lunaticità fatta di imprevedibili, sconnesse e spericolate congerie tematiche.. Dai frequenti cataloghi e dai bruschi trapassi da una meteria all'altra il lettore ricava una prima e spontanea impressione di quello sconcerto che si prova davanti al disordine più radicale, accentuato ulteriormente dalla polifonia di voci di dialoganti senza volto, convenuti a caso nella piazza fiorentina a raccontare storie e a discorrere di materie a volte astruse e a volte dozzinali, a presentare tesi che vengono accompagnate da cori di giudizi o commenti strampalati. L'immagine tradizionale di un Doni "scapigliato" e ribelle, creatore d'avanguardie e autore sfuggente, contraddittorio, sarcastico trova nei Marmi la conferma maggiore. Doni si è creata l'immagine di un autore che non vuole essere mai preso sul serio, e si può dire che nei Marmi vi sia riuscito appieno. Ma un'irregolarità così sostenuta autorizza a sospettare una posa, un compiacimento, un'operazione non priva di sistematicità e di calcolo teso in primo luogo ad occultare qualsiasi impegno di "regolarità ". E si deve ammettere che Doni sia riuscito appieno anche in questo calcolo, perché la sua immagine di scrittore bizzarro si conserva senza scalfitture.. I Marmi sono costellati di riferimenti a libri, i cui titoli sono citati spesso con approssimazione (ad esempio "La bottega del Tessitore" per l'Officina di Ravisio Testore) forse voluta per creare un tono trasandato e antipedantesco, sono farciti di citazioni di cui a volte è difficile vederne con precisione i contorni o addirittura indovinarne la lingua originale, rendendo talvolta molto difficile distinguere fra le voci autoriali e le citazioni: il tutto fa parte della scanzonata "scapigliatura" di Doni il quale, a nostro maggiore sconcerto, cita con precisione, lasciando intravvedere che anche in questa maniera domina il capriccio.. Quasi certamente la base dei Marmi è costituita da un mosaico di testi prelevati nella maggior parte da vari autori di cui normalmente si tace l'identità , per giunta i testi sono spesso tagliati e ricuciti in modo tale che anche il più smaliziato Quellenforscher avrebbe difficoltà ad identificarli. Se liberassimo questa base dalle superfetzioni e glosse doniane, avremmo una di quelle raccolta miscellanee o "selve" che furono popolarissime nel Cinquecento, ma Doni la usa come una sinopia alla quale sovrappone o intreccia commenti di dialoganti, digressioni che talvolta incorporano altre fonti, parentesi di umore a sfondo realistico, novellette, considerazioni di polemica letteraria, frecciate personali, e una serie di vari altri elementi che occultano e alterano il mosaico di fondo, rendendo difficile riconoscere i testi primari per via di una frammentazione continua e per la farcitura di elementi che dissuonano e producono mescolanze di linguaggi lontane dai criteri di decorum, e per via di altre tecniche che alimentano l'impressione di bizzarria e caoticità lunatica a tutto scapito di un'orditura lineare e robusta.. Il criterio della dispositio sconnessa si applica perfettamente ai Marmi, i quali da questo punto di vista sono una selva, cioè una raccolta di materiali privi di nessi fra loro. E sono materiali esteticamente fruibili perché sono per lo meno curiosi: curiose sono le storie e le favole, curiosi sono i soggetti del cibo, della chiromanzia, dei sogni, curiosi la vita di Arnaut Daniel e vari altri materiali ai quali se ne mescolano altri che potrebbero sembrare uggiosi, come i precetti "utili all'huomo" o alcune discussioni sull'onore. Ma per poter parlare di una "selva" affine a quella di [Pedro] Mexà­,a bisogna postulare che i Marmi, come la Silva [de varia leccià³,n (1540)], siano ricavati tutti o almeno in gran parte da libri altrui, che siano frutto di una vera "lectio" o scelta attuata su opere varie. Questo.. è un punto cruciale, e fino a quando non si farà un lavoro sistematico sulle fonti sarà imprudente affermare senza ombra di dubbio che i Marmi siano una "selva" nel senso indicato.. Ai materiali di base Doni sovrappose ciò che è tipico del suo umore - bizzarria, riboboli, sbandate fuori tema, note dissacranti e antifrastiche, curiosità , capricci e costanti scadute tonali - e lo espresse attraverso le molte voci dei personaggi che frequentano i dialoghi dei Marmi. La combinazione creò quella dissonanza.. che mortifica l'erudizione, che invalida il sapere, che abbraccia un Seneca ma lo respinge poi come soporifero, che propone norme dietetiche a crapuloni e beoni, che sciorina informazioni cabalistiche ad allocchi. Era questo il modo con cui Doni viveva un atteggiamento culturale dei suoi tempi o almeno di quel gruppo d'avanguardia che fra gli anni '40 e '60 voltò le spalle all'Umanesimo e prese a parodiarne l'erudizione.." (P. Cherchi, La "selva" dei 'Marmi' doniani, in: "Esperienze Letterarie", a. XXVI, 2001, pp. 3-6, 9 e 35-36)."Anton Francesco Doni went beyond Franco, Domenichi, Lando, and Landi in his rejection of Cinquecento learning. The others believed that learning had declined and attacked individual humanists, but Doni argued that the studi liberali were fundamentally inadequate to teach men virtue.. His I Marmi (1552-1553), or conversations overheard in the evening on the marble steps of the Florentine cathedral, contains a dialogue in which he rejects the studi liberali. A poultry vendor, a broker, and an unidentified third person begin to discuss how to avoid vice and to foster virtue, defined the traditional terms as the love of patria, wife, and children. But the studi liberali can not teach virtue.. Grammar can teach style and poetry is important, history is 'noble', but knowledge of the lives and activities of the ancients has only a negative value, a warning to men to avoid their faults. With arithmetic and geometry one can count one's possessions, but it is of no avail if one does not divide them for charity. Neither is virtue the result of the study of Stoic or Aristotelian philosophy. Books can not teach men virtue because men have to learn from their own experience.." (P. Grendler, The Rejection of Learning in Mid-Cinquecento Italy, in: "Culture and Censorship in Late Renaissance Italy and France", London, 1981, pp. 243-244).In un passaggio interessante dell'opera il personaggio buffo Carafulla difende la teoria eliocentrica a novi soli anni di distanza dalla pubblicazione del De revolutionibus di Copernico: "Il sole non già , noi giramo, la terra è quella che si volge, non sai tu che il cielo si chiama fermamento, quando costa vanno a torno alla terra e dicono io ho girato tutta la cosmographia" (I, p.18) (cfr. M. R. Macchia, Le voci della scienza nei 'Marmi' di Anton Francesco Doni: la divulgazione scientifica fra oralità e scrittura, in: "Lo scaffale della biblioteca scientifica in volgare, secoli XIII-XVI: atti del Convegno, Matera, 14-15 ottobre 2004", a cura di R. Librandi e R. Piro, Firenze, 2006, pp. 469-484).Il fiorentino Anton Francesco Doni fu uno dei più originali poligrafi del Cinquecento. Tipografo, poeta, scrittore, disegnatore, egli produsse bizzarri manoscritti e pubblicò opere stravaganti, spesso corredate da fantasiosi apparati iconografici (Zucca, 1551-'52, Mondi, 1552, Inferno, 1553). Spirito polemico (violentissime le sue diatribe con Pietro Aretino e con Ludovico Domenichi) e girovago (soggiornò a Pavia, Milano, Piacenza, Venezia, Ancona e Pesaro, solo per citare i luoghi in cui dimorò più a lungo), si occupò con competenza ed originalità anche di critica d'arte (Disegno, 1549, Pitture, 1564). A lui si devono inoltre i primi saggi bio-bibliografici di autori italiani (Libreria, 1550 e Seconda libreria, 1551) (cf. P. Pelizzari, Nota biografica, in:" Doni, I Mondi e gli Inferni, Torino, 1994, pp. LXIX-LXXXIV).G. Rizzarelli, 'I Marmi' di Anton Francesco Doni: la storia, i generi e le arti, Firenze, 2012, passim, C. Ricottini-Marsili-Libelli, Anton Francesco Doni scrittore e stampatore, Firenze, 1960, nr. 40. Catalogo unico, ITICCULIAE00558. Casali, op. cit., nr. 95. R. Mortimer, Harvard College Library.. Italian 16th Century Books, Cambridge Ma, 1974, nr. 165. Gamba, nr. 1368. Adams, D-824.
      [Bookseller: Libreria Govi Alberto]
Last Found On: 2016-11-26           Check availability:      maremagnum.com    

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