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Manoscritto) Francesco Gianni. Poemetti - Francesco, Gianni - 1793. [1202970]
1793. (Manoscritto) Francesco Gianni. Poemetti ed Epitaffi - Presso Giuseppe Lucchi, Firenze 1793. (26 x 19,5 cm.) 46 pag. Manoscritto autografo (forse inedito). Miscellanea di vari Poemetti ed epitaffi dedicato al Chiarissimo Signore Francesco Zacchiroli. GIANNI, Francesco. - Nacque a Roma il 14 nov. 1750 da Pietro, originario di Castiglione d'Intelvi (presso Como), e Anna Bertollini di Mondovì, probabilmente trasferitisi a Roma al servizio di un prelato. Alla nascita del G. i genitori versavano in condizioni economiche precarie, cosicché egli dovette lavorare fin dall'infanzia e non frequentò scuole. Fu garzone d'un carrozziere che lo trattava duramente, e una volta lo percosse con tale violenza da fratturargli alcune costole; i contemporanei attribuirono all'episodio la vistosa deformità che lo segnò a vita. Del ragazzo s'interessò allora il card. F. Pannocchieschi d'Elci, che aiutò il padre ad aprirgli sul Corso una piccola bottega di sarto per la confezione di gonnelle. Lì cominciò a manifestare straordinarie doti di memoria ed estro nell'improvvisazione, che attrassero i passanti e furono ben presto conosciute in città. Col tempo affinò i suoi strumenti su popolari classici della letteratura (specialmente l'Orlando furioso), fino ad attrarre l'attenzione di personaggi qualificati del mondo letterario romano quali l'accademico F. Battistini, poeta estemporaneo egli stesso, che lo fece esibire nell'Accademia dei Forti, e mons. L. Tangarini, che lo sostenne finanziariamente, dato che ormai trascurava il lavoro di bottega (e presto lo avrebbe abbandonato del tutto). Costoro tentarono d'indurlo a studi regolari (su Dante e Tasso), ma il G. preferiva inseguire facili successi in piccoli spettacoli d'improvvisazione nelle bettole e nelle strade. Tuttavia a volte frequentava l'Arcadia, e i suoi protettori riuscirono a farlo ammettere all'Accademia dei Forti, dove cominciò a cimentarsi in tenzoni poetiche, allora in voga, con improvvisatori affermati come N. Berardi; vi riportò qualche successo, che lo rese noto fuori di Roma, anche grazie a non romani che vi si trovavano (da A. Verri a V. Monti, con il quale inizialmente si legò d'amicizia, A. Canova e V. Alfieri). Divenne leggenda la bravata del G. che, davanti a un palazzo in fiamme, declamò un'improvvisazione sul tema, fra gli applausi degli astanti. Nel 1777 fu ammesso in Arcadia, con il nome di Tirteo Megarese.
      [Bookseller: Brighenti libri esauriti e rari]
Last Found On: 2016-09-21           Check availability:      maremagnum.com    

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