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La cucina sana, economica ed elegante secondo - Chapusot François - 1846. [1198623]
dalla Tipografia Favale, 1846. 4 parti con autonomo frontespizio e autonoma paginazione in un vol. in-8° (230x142mm), pp. XVI, 142; XVI, 157; XV, 96; XVI, 175; legatura coeva m. pelle verde cupo e punte con titolo, filetti e fregi in oro al dorso. Piatti marmorizzati. Complessive 16 tavv. litografiche f.t., quattro per ogni volume apposte in fine della parte testuale, con raffigurazioni di 31 portate di ogni sorta, anche assai bizzarre quanto a composizione e quanto a forma (lingua di Magonza alla gelatina, piramide di pasta genovese, etc.), e di un modello di fornelli economici (tav. n. 32). La tav. n° 2, nella parte "Inverno", reca la firma autografa dell'autore. Alcuni indici alfabetici consentono una più sollecita individuazione delle ricette. Piccoli restauri alle cuffie, ingialliture e fioriture interne diffuse, alcuni aloni, restauri marginali al frontespizio. Una dedica del tempo al verso del risguardo. Esemplare discreto. Rara prima edizione di uno dei più rimarchevoli ricettari dell'Ottocento italiano. L'opera, apparsa a fascicoli ed assai originale nella sua impostazione per stagioni, fu ristampata altre due volte nell'Ottocento, nel 1851 e nel 1855, e ha conosciuto un'edizione anastatica novecentesca motivata dalla sua ardua reperibilità in edizione originale. Chapusot è spesso associato a Giovanni Vialardi, importante cuoco piemontese suo contemporaneo; infatti, gli studi condotti da due studiosi di storia biellese, Tavo Burat e Giorgio Lozia, sul loro conterraneo Vialardi, contribuirono a riportare in luce la storia di Chapusot, nato a Piobières-les-Dijon nel 1799. Sappiamo che fu capo cuoco di Ralph d'Abercromby, Ambasciatore d'Inghilterra a Torino dal 1841 al 1851, e poche altre notizie ci sono fornite da Chapusot stesso, nella prefazione del suo libro. Chapusot discorre di una nuova cucina per sottolineare la rottura nei confronti di una tradizione che prediligeva cibi eccessivamente pesanti e nauseanti, dando al suo libro un valore fortemente didattico, in quanto, al dire dello Chapusot, non esisteva ancora una buona scuola di cucina. L'autore è convinto assertore della cucina igienica e sana, nutriente ed economica al contempo, e critica ferocemente i testi passati definendoli "un guazzabuglio di ricette di cibi grossolani, bisunti quasi sempre, riscaldanti, nauseanti, contrari al fine cui si deve intendere una buona tavola". Egli predica inoltre la parsimonia nell'uso del sale e dei condimenti e raccomanda l'uso del piatto unico. Westbury, 47. Vicaire, 164. Bitting, 83 (parla erroneamente di 32 tavole, in luogo di 32 figure su 13 tavole). B.I.N.G., 475. Paleari Henssler, n. 602. Sullo Chapusot, v. il saggio di Milo Julini, Chapusot e la cucina di Torino risorgimentale nell'anastatica del volume, edita da Forni nel 1990. Italiano
      [Bookseller: Libreria Antiquaria Galleria Gilibert]
Last Found On: 2016-09-18           Check availability:      maremagnum.com    

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