FREGOSO Antonio
Opera noua, laqual tratta dei doi Philosophi: cioè Democrito che rideva dele pacie di questo mondo: e Heraclyto che piangeva de le miserie humane.
(In fine:) Venetia, Alessandro & Benedetto Bindoni, 1520, in-8, ff. (47, su 48, titolo facsimilato su carta antica). Legatura poster. m. perg. Purtroppo manca il frontesp. con la figura dei due filosofi (qui aggiunto in fac-simile, vedi riproduz. Essling n. 1783); alcune iniz. silogr. su fondo nero. La dedica a "Monsignore Iafredo Carlo Iureconsulto: Presidente del Delphinato: & del Regio Senato in Milano", datata 15 nov. 1505, è uguale alla seconda delle due che compaiono nella prima ediz. del 1506. Il testo si compone di 30 capitoli di terzine, quindici per il "Riso de Democrito" e quindici per il "Pianto de Heraclyto" che inizia al recto del f. E2. Di notevole curiosità e stranezza è l'inusuale segnatura del primo quaderno comprendente le due lettere abbinate (AB), inducendo in errore più d'un bibliografo. Infatti Essling (n. 1783) e Sander (I, 2940) indicano 56 ff. perché, secondo noi, nel vedere la segnatura fino alla lettera G, hanno calcolato tout-court 7 quaderni per 8 fogli, ottenendo il totale di 56. Olschki (Choix IV, 4574) ed ICCU, invece, attribuiscono correttamente all'opera 48 fogli. Trattasi, come si è detto, di due poemetti-visione, ciascuno in quindici capitoli di terzine: «Il primo, attraverso un impianto e un lessico di intonazione dantesca, ma con qualche locuzione comune ai poeti realisti toscani, introduce l’autore alle bellezze di un giardino e dopo l’incontro con Diogene e Platone, il protagonista si abbevera agli zampilli che sgorgano dal seno di una statua nutrice di quei “divi”, la Filosofia. Nel Pinato di Heraclito il F., condotto da Dianeo, giunge dal filosofo che alimenta una fonte di lacrime. Egli descrive la vita come un progredire di affanni da cui il piacere di amore e il timore della morte non ci fa separare. L'unico rimedio che lascia intravedere riposa nelle poche vere amicizie» (DBIt., vol. 50, p.383). Il Fregoso, nato forse a Genova o più probabilmente a Carrara intorno al 1460 e morto dopo il 1532, fu valente poeta, autore di sonetti burleschi e poemetti allegorici di notevole fama; visse per lo più a Milano, prima alla corte di Ludovico il Moro e poi in una villa di campagna, in perfetta solitudine (donde il nome d’arte “Fileremo”). Esempl.
[Bookseller: Pregliasco Libreria Antiquaria di Umbert]
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