Manoscritti giuridici della zona di Venezia e Bergamo
XVII secolo Due documenti, di cc (2), , in folio (cm 21 x 30), vergati in diverse grafie, abbastanza leggibili, in buone condizioni, testo in latino con vocaboli in italiano; due volte, ad inizio e fine testo, la data "1466, nel Palazzo Ducale, 9 ottobre", ma trattasi prob. di trascrizione più tarda, forse della stessa data del secondo documento. I nomi citati sono quelli del Doge di Venezia di quegli anni, Cristoforo Mauro, poi il patrizio Giovanni Loredan, poi Donato Barbaro capitano di Brescia; la questione è tra i "prudenti viri" Cerbello da Viterbo e Paolo figlio di Cristoforo de Laude o Lande, Joanino de Bertasio, cittadini di Brescia. Riguarda campi in locazione, un abate "molesta" i locatari asserendo che essi non possono "sine licentia sua vendi". Gli altri ci hanno lavorato con fatica e sostengono i loro diritti. Il secondo documento, sullo stesso foglio duerno, è in italiano, datato "8 agosto 1567 in Bergamo", non ne è specificato l'estensore, è trascrizione di testo riguardante le successioni dei beni dei defunti che "fanno nascere molte liti e controversie con disturbo e spesa delle famiglie e contro la volontà dei testatori"; è grave scandalo che le ultime volontà di costoro, non vengano "osservate ed eseguite". Si stabilisce che le "legitimationi" e i privilegi non valgano "nello Stato nostro", se contrari alla volontà dei defunti. Si dispone, altresì, che "i beni vadano a quelli che sono chiamati juxta la forma delle disposizioni dei defunti, come è giusto e conveniente", e si intima di "darne notizia a tutti li Rettori di terra e di mare." .
[Bookseller: Bosio Studio Bibliografico di Giovanni B]
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