Albertini, Francesco (m. 1521 ca.).
Opusculum de Mirabilibus nove et veteris Urbis Rome.
Roma, Giacomo Mazzocchi, 20 ottobre 1515. "In-4° (mm 210x140). Segnatura: A-Z4, &4, 74, )4. 103 di 104 carte numerate, manca l’ultima carta bianca. Carattere gotico e carattere rotondo. Titolo racchiuso entro cornice architettonica incisa su legno. Legatura in cartoncino azzurro dell’Ottocento; data e nome dell’autore manoscritti in inchiostro marrone sul piatto anteriore, titolo manoscritto al dorso. Esemplare in buono stato di conservazione, le carte dei primi due quaderni leggermente brunite, una nota di possesso asportata al frontespizio con conseguente foratura della carta; dorso sbucciato. La copia dello scienziato, astronomo, matematico, archeologo e botanico veronese Francesco Bianchini (1662-1729) - che fu al servizio della curia papale e che è famoso soprattutto per la realizzazione della meridiana di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma - con la sua nota di possesso autografa in inchiostro marrone al verso dell’ultima carta. Al contropiatto anteriore ex-libris inciso con lo stemma del barone Horace Landau (1824-1903) e la segnatura manoscritta della sua biblioteca. Seconda edizione di questa celebre guida di Roma, appartenuta allo scienziato veronese Francesco Bianchini, noto anche per i suoi scavi archeologici che porteranno alla redazione di una delle sue più famose opere: Il palazzo dei Cesari. La princeps dell’Opusculum era stata impressa – sempre da Giacomo Mazzocchi nel 1510. L’opera - scritta dal fiorentino Francesco Albertini - considera la città eterna da un punto di vista universale, nel tentativo di fornirne un quadro organico sia per quel che concerne la parte antica che quella moderna. Di particolare interesse è inoltre la menzione, presente nel terzo libro, intitolato De nova urbe, che l’autore fa delle scoperte americane di Vespucci e delle opere d’arte commissionate dalla curia papale, tra le quali vengono ricordati i capolavori di Botticelli, Lippi e Michelangelo e i tesori della Biblioteca Vaticana, come il Codex Vergilianus e la collezione di strumenti scientifici. L’ultima parte dell’Opusculum contiene inoltre la lode di Firenze e Savona, città natale di papa Giulio II al quale è dedicata l’opera. «È difficile rendere completa giustizia all’Opusculum. La trattazione, per la quale l’Autore si era procurato una certa competenza grazie ad approfonditi studi preliminari, risulta tutt’altro che uniformemente condotta: infatti l’Albertini descrisse quello che poteva interessarlo “dal punto di vista del fiorentino”, trattando in prima linea l’arte del suo tempo e menzionando soprattutto artisti fiorentini. La sua opera venne pubblicata – dopo la prima edizione del 1510 – nel 1515, 1519, 1520 e 1523: non godette quindi di particolare longevità. Comunque essa fu frequentemente utilizzata, soprattutto per alcuni passi sulla Roma antica; singole citazioni spesso si ritrovano negli antiquari ma anche in Ugonio. L’Albertini avrebbe pure influenzato le Indulgentiae: risale a lui la storia della costruzione del Vaticano, sempre riproposta, come le notizie su S. Spirito in Sassia, S. Maria del Popolo e S. Maria della Pace» (A. Caldana, Le guide di Roma, p. 156). Extraordinary copy – belonged to the Italian astronomer, mathematician and archeologist Francesco Bianchini (1662-1729) with his autograph signature on last leaf – of the second edition – the first was printed in 1510 – of the topography of both ancient and modern Rome, containing an important reference to Amerigo Vespucci and his New World discoveries. Since the early Middle Ages guide-books had been written for the use of pilgrims to Rome. Many editions of the Mirabilia were printed before Albertini produced this first modern guide to the city. Besides giving an account of ancient Rome, with information about excavations and archaeological discoveries, he tells us also about the churches and buildings commissioned by Julius II and the artists who decorated them, including the earliest printed reference to Michelangelo. In the third section there is one of the earliest descriptions of the Vatican Library «in qua sunt codices auro et argento sericinisque tegminibus exornati» and mentioning the Codex Vergilianus; the author also refers to the Library’s collections of astronomical and geometrical instruments. A nice woodcut decorated border on title-page. Beautiful copy, some foxing to the first to leaves a small hole on title. 19th century blue paper wrappers. Bookplate of famous collector the Baron Horace Landau in the inner board. Rossetti G, 218; Ascarelli, Mazzocchi, 94; Sander 164; Schudt 431; Harrisse I, 79; Sabin, 665; A. Caldana, Le guide di Roma, Palombi Editori, pp. 155-56 e 239."
[Bookseller: Philobiblon di Francesca Petrilli e Fili]
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