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Beroaldo, Filippo (1453-1505).

Declamatio ebriosi, scortatoris et aleatoris.

      Bologna, Benedetto Faelli, 1499. "In-4° (mm 210x150). Segnatura: a-b8, c4. 20 carte non numerate. Carattere romano 112R e carattere Greco. Al recto dell’ultima carta marca tipografica del Faelli incisa su legno. Legatura moderna in pergamena. Esemplare in buono stato di conservazione, un alone lungo l’angolo inferiore esterno del primo quaderno. Alcune postille di mano del xvi o xvii secolo in francese nel testo. Prima edizione della fortunata operetta di Filippo Beroaldo il Vecchio, data alle stampe a Bologna da Benedetto Faelli. Il testo sarà poi riproposto dallo stesso tipografo nel 1511, e infine inserito nel 1521, sempre da Faelli, nella raccolta degli Opera dell’umanista bolognese. Nato a Bologna da nobile famiglia nel 1453, Beroaldo insegnò dal 1472 fino alla morte nel 1505 retorica e poetica presso lo Studio della città. A un’intensa attività letteraria associò incarichi politici e diplomatici, partecipando attivamente alla vita del Comune. In contatto con alcuni dei maggiori umanisti italiani, quali Ermolao Barbaro, Angelo Poliziano e Giovanni Pico della Mirandola, Beroaldo fu «uomo originale, e dottissimo, fra gli ingegni più acuti del suo tempo, filologo di rara perizia» (E. Garin, La cultura filosofica del Rinascimento italiano, Milano, 1994, p. 364), come testimoniamo le edizioni e i commenti di molti autori classici, in primo luogo i Commentarii a Apuleio, stampati sempre da Faelli nel 1500, e la cui imminente stampa - “intra duos ad summum sesquimenses”- è annunciata da Beroaldo proprio nella Declamatio ebriosi, scortatoris et aleatoris, nella epistola dedicatoria a Sigismund Gossinger, canonico di Breslau. Nella visione di Beroaldo la vera cultura è frutto dell’unione di dottrina e moralità; il sapere deve quindi diventare “scuola di vita e di costumi” (Garin, cit., p. 365), un principio che trova compiuta espressione nella sua vasta produzione di orationes e declamationes, in cui il gusto delle citazioni classiche e cristiane e la ricerca di preziose immagini si uniscono a una sottile ironia. A tale genere appartiene la Declamatio ebriosi, scortatoris et aleatoris, che affronta il tema caro agli umanisti dei vizi dell’uomo, attraverso le figure di tre fratelli – il primo dedito al bere, il secondo incline ai piaceri della carne, il terzo schiavo del gioco –, che si contendono l’eredità paterna, e dalla quale dovrà essere escluso colui che sarà giudicato il più corrotto dei tre. A tal fine ognuno di essi pronuncia una difesa del proprio modo di vita, condannando al contempo i vizi incarnati dagli altri fratelli. L’operetta ebbe considerevole diffusione, e notevole fu la sua circolazione in ambiente umanistico tedesco. La Declamatio conobbe infatti due precoci edizioni a Erfurt e a Heidelberg nel 1501, mentre nel 1513 Jakob Wimpfeling ne curò una versione tedesca, alla quale seguì nel 1539 quella dovuta a Sebastian Franck, già traduttore dell'Encomium moriae erasmiano. Della Declamatio ebriosi, scortatoris et aleatoris si ebbero nel Cinquecento anche due traduzioni francesi, dovute a Calvi de La Fontaine (1556) e a Gilbert Damalis, in versi decasillabi (1558). First edition of this successful work by the Bolognese humanist Filippo Beroaldo, who was professor of rethoric and poetics in Bologna from 1472 until his dead, and a close friend of some of the most important scholars of his time, such as Ermolao Barbaro, Giovanni Pico della Mirandola and Angelo Poliziano. The Declamatio can be considered the typical moral treatise of the time, by using the dialogue between three brothers, each one representing a vice (a drunkard, a dissolute and a gambler), Beroaldo praises the humanistic virtues. Modern vellum binding. Very good copy, some spotting to the lower corner of the first quire. Some 16th century manuscript notes in French throughout. Goff B, 472; IGI 1590; Proctor 6644; GW 4131; BMC VI, 845."

      [Bookseller: Philobiblon di Francesca Petrilli e Fili]
Last Found On: 2009-11-12          Check current availability from:     ILAB


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