Correggio Niccolò Postumo Da (1450-1508)
Opere […] intitulate la Psyche et la Aurora [i.e. Psiche e Cupido – Fabula di Cefalo]. Stampate novamente et ben correcte, [colophon:] Venezia, per Georgio de Rusconi, 20 aprile 1513.
8° (mm 153x100); cc. (48). Al frontespizio, silografia con Psiche e Cupido; a c. (27)v, altro legno(Titiro e Melibeo). Legatura ottocentesca in mezza pergamena. Una macchia giallastra interessa parte del margine esterno delle prime 4 carte; tracce d'uso. Foglio di guardia anteriore recentemente inserito. Provenienza: all'interno del piatto superiore, a penna: «Di Nicola Cabassi» (xix sec.); Giuseppe Martini (sua nota a matita). Una delle più antiche edizioni, di grande rarità, ristampa dell'edizione del 1510 del medesimo Rusconi, dunque anch'essa derivata dalla princeps (Venezia, Manfrino da Monferrato, 1507) e pubblicata senza l'autorizzazione dell'Autore. Sander, 2214 (da Essling, 1568); Edit xvi, c-6797 (un unico esemplare, presso la Marciana di Venezia). Non in Allacci; in Soleinne (4075) solo la ristampa del '15. «La Fabula de Cefalo di Niccolò da Correggio, rappresentata a Ferrara il 21 gennaio 1478, [...] presuppone, da parte dell'autore, un vigile interesse per le novità teatrali del momento: sia per la nuova forma che la favola mitologica aveva assunto con la Orphei Tragoedia, sia per i volgarizzamenti plautini. [...] Il mito di Cefalo è narrato nelle Metamorfosi (vii, 690-865), ma la dipendenza da Ovidio è minima. Per quanto riguarda l'apporto di altre fonti mitologiche, notiamo che due particolari importanti derivano dalle Genealogie del Boccaccio: ma tutto sommato il mito resta solo il nucleo di un'opera largamente originale. [...] Più vicine sono le fonti volgari. Anche se l'intenzione dell'autore è quella di fare del teatro classico, il mito è presentato con gli stessi modi fiabesco-cortesi di episodi analoghi dell'Innamorato. [...] La rappresentazione del 1478, stando alle descrizioni dei cronisti, avvenne – sullo stesso tribunale di legno che era stato preparato nel cortile l'anno prima per i Menechini – alla presenza di molti invitati, convenuti a Ferrara per le prossime nozze di Lucrezia d'Este con Annibale Bentivoglio: ma in particolare per festeggiare le nozze che in quel giorno erano state celebrate tra Giulio Tassone e Ippolita Contrari. [...] I cronisti sottolineano infine la presenza di soni de diversi instrumenti intermedi a li acti (Zambotti) e in effetti abbiamo già notato come ogni atto si chiuda con un coro, sicuramente accompagnato da suoni di strumenti e da danze: non si tratta di intermezzi di argomento diverso, come capiterà dagli ultimi anni del secolo in avanti, ma di cori che concludono l'azione di ogni atto e ne fanno parte integrante» (Teatro del Quattrocento. Le corti padane, a cura di A. Tissoni Benvenuti – M. P. Mussini Sacchi, Torino 1983, pp. 311-16).
[Bookseller: Chartaphilus Libri antichi e rari di Gia]
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