MESUE (ca. 777-857)
Mesue cum additionibus Francisci de Pedemontium et additionibus Petri de Apono et cum commento Mundini super Canones generales. Et cum commento Christophori de Honestis super antodotarium Mesue, Platearius super antidotarium Nicolai, et Saladinus de componendis medicinis.
Impressa Venetiis per Pelegrinum de pasqualibus de Bononia 1491 - In folio (cm 31), attraente legatura coeva in pelle di scrofa impressa a secco su assi di legno, all'interno qualche alone marginale, nel complesso esemplare in buone condizioni. Testo entro commento a due colonne su 75 linee, car. gotico, letterine guida, ognuno dei quattro testi con tit. in rosso alla prima pagina e numerazione propria. Cc. 47; 40; 291; 30, (1, registro). Nuova edizione delle opere di Mesue commentate da Francesco Pedemontano, Pietro d'Abano, Mondino de' Liuci e Cristoforo Onesti, con l'aggiunta del commento del Plateario a Nicola Salernitano e il trattato del Saladino sulla composizione dei medicinali. Mesue - noto nella letteratura rinascimentale anche come Damasceno - fu il primo scienziato siriano che scrisse opere mediche in lingua araba. Il primo testo, con il commento del bolognese Mondino dei Liuzzi (sec. XIII), il trattato De consolatione medicinarum, che si compone di due parti: la prima contiene osservazioni di carattere generale - che nel titolo appaiono appunto sotto il nome di canones generales -, di derivazione per lo pi ippocratica e galenica; la seconda descrive una serie di piante e pietre (aloe, issopo, elleboro, assenzio, rosa, manna, lapis stellatus) con effetti benefici, con raccomandazioni su impiego e quantit. Il secondo testo il celebre Antidotarium, commentato e annotato da Cristoforo Onesti (1320-1392), nato a Firenze e laureato in medicina a Bologna. Ispirato a Galeno, l'antidotario di Mesue diviso in 12 parti, e tratta della composizione e dell'utilizzo degli elettuari, degli sciroppi, dei decotti, delle pillole, degli unguenti, degli olii ed altro. La paternit non certa: pare che si tratti in verit di una compilazione pi tarda, fatta da un italiano che aveva assunto lo pseudonimo di Mesue, probabilmente per riuscire a pubblicizzare meglio il proprio scritto. Segue il Grabadin, una specie di manuale del farmacista, che fu molto utilizzato durante tutto il Medioevo. Il testo si divide in 3 parti: le medicine per malattie particolari (relative alla testa, all'apparato digerente, all'intestino e alle giunture); le medicine per malattie generiche (febbre, avvelenamenti ecc.); le medicine per singoli organi (occhi, capelli, cervello, nervi, orecchie, naso, bocca). In chiusura, altri testi di medicina e farmacia legati alla scuola salernitana - come l'antidotario di Nicola Salernitano (commentato dal Plateario) e il trattato di Saladino d'Ascoli. Goff M-515; H 11110*; Klebs 680.13; IGI 6391; BMC V 391; BSB-Ink M-347.
[Bookseller: Studio Bibliografico Paolo Rambaldi]
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