Sommario del libro d'oro del Maggior Consiglio
Venezia, secolo XVIII. In-8°, 500 c.n.n.; inchiostro rosso e nero. Il Maggior Consiglio era il maggiore organo politico della Repubblica di Venezia e si riuniva in un'apposita ampia sala del Palazzo Ducale. Ad esso spettava la nomina del Doge (la procedura di elezione era complicatissima e prevedeva circa dieci passaggi di elezioni e sorteggi) e di tutti gli altri consigli e numerose magistrature, con poteri illimitati e sovrani su qualunque questione. La partecipazione al Maggior Consiglio era un diritto ereditario ed esclusivo delle famiglie patrizie iscritte nel Libro d'Oro della nobiltà veneziana, la cui istituzione giungerà addirittura dopo più di due secoli, nel 1506 e nel 1526.Idealmente i "libri d'oro nascite" e i registri "Balla d'oro", conservati nell'ufficio dell'Avogaria di Comun, legati al processo cui era soggetto ciascun patrizio per accedere al Maggior Consiglio, nonché la lista di tutti i detentori di cariche, potrebbero fornirci preziose informazioni, ma essi sono sistematici solo dal Cinquecento in poi e in ogni modo comporterebbero un immenso lavoro di spoglio per ottenere come solo risultato sicuro la presenza delle famiglie nel Maggior Consiglio; ma le date di cooptazione e d'estinzione sarebbero emerse solo in minima parte. Inoltre, un lavoro di questa portata non avrebbe coperto il periodo che va dal 1297 al 1506. Malgrado ciò, il patriziato veneziano ha saputo predisporre nel corso dei secoli una serie di strumenti che fungevano da vere banche dati politiche e sociali, e che permettevano la rapida identificazione della veste sociale e politica di famiglie e persone: libri d'oro che elencavano tutti i membri del Maggior Consiglio secondo appartenenza famigliare; cronache di famiglie che studiavano la storia d'ogni famiglia membro del Maggior Consiglio, e che fornivano la data di cooptazione e d'estinzione; liste d'elezioni alle cariche e genealogie di singole famiglie. La loro affidabilità cambia secondo il genere: i libri d'oro - prima manoscritti, poi stampati sotto il titolo di La Temi Veneta e Protogiornale - sono considerati fedeli alle carte prodotte dall'amministrazione pubblica, mentre le cronache, manipolate a scopo politico o personale, non sono di grande aiuto, eccetto un solo caso: il Cod. Marc. It. VII, 105 (=7732). Questa cronaca, compilata tra il 1559 e 1567, è frutto di indagine accurata - svolta con ogni probabilità su richiesta ufficiale – su tutte le famiglie veneziane considerate nobili, incluse quelle che sedevano in Maggior Consiglio ed estinte prima della "serrata". Contrariamente ad altre cronache - più attente all'invenzione d'origini illustri per le famiglie - la novità di quest’ultima sta nel fatto che il compilatore identifica il momento della divisione della famiglia in casate con le relative armi e individua l'ultimo membro d'ogni famiglia estinta e la sua ultima carica sulla base, sembra, di documenti ufficiali.(Dorit Raines, Cooptazione, aggregazione e presenza in Maggior Consiglio: le casate del patriziato veneziano (1297-1797)
[Bookseller: LIBRERIA EDITRICE GORIZIANA]
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